Ghostchildren

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I Ghostchildren, alternative rock band romana, sono una delle realtà più interessanti del panorama musicale giovanile italiano. Hanno all’attivo ben tre album, di cui l’ultimo, intitolato “Il Divo”, è in uscita in formato CD tra un paio di mesi. Abbiamo intervistato il cantante nonché leader del gruppo, Giulio Cecchini.

Il tuo gruppo, i Ghostchildren, è tra i più visitati ed apprezzati su MySpace… addirittura a gennaio avete raggiunto il primo posto in assoluto. Quante visite e quanti play avete avuto?


Sì, proprio così, siamo stati anche secondi dietro a Britney Spears a febbraio e di nuovo primi per una settimana a metà marzo. Non mi sono mai soffermato troppo sulle statistiche, ma in quel periodo crediamo di aver toccato le 1000 visite e i 1000 play al giorno, forse anche qualcosa in più.

Siete arrivati al terzo disco, che si intitola “Il Divo”, pubblicato in digitale nel dicembre dell’anno scorso, mentre è prevista a breve l’uscita del formato CD. Come mai questa scelta di far venire fuori dopo l’album?

Abbiamo preso questa decisione insieme alla Nomadism, la nostra etichetta, per creare maggiore attesa e preparare al meglio la promozione del disco una volta uscito nei negozi. Pensiamo di avere raggiunto il nostro scopo visto che l’album è piuttosto cliccato e scaricato nei vari store digitali, oltre ad essere tra i progetti più apprezzati di MySpace.

Mi sembra che questo ultimo album sia più vario a livello di sonorità, sei d’accordo?

Certamente! Ho sempre considerato questo disco come una sorta di sintesi dei due lavori precedenti. Ricordo bene lo spirito con cui ci siamo rinchiusi in studio, eravamo completamente isolati dal mondo esterno. Se il primo album era molto sperimentale ed il secondo era più pop e new wave, “Il divo” raccoglie il meglio di tutta la musica che finora abbiamo scritto: è eclettico e originale ma conserva una componente melodica leggera ed elegante.

Cosa ha apportato di nuovo il vostro nuovo acquisto, il bassista Ludovico Guerani?

L’ingresso di Ludovico ha certamente portato una maggiore spensieratezza in fase creativa: oltre a essere un bassista tecnicamente preparato ha un’ottima attitudine alla sperimentazione, quindi con il suo ingresso mi sono sentito libero di comporre in maniera più naturale e istintiva perché mi sono reso subito conto che è un musicista che non impone paletti e limiti stilistici di alcun tipo.

In tempi dove escono miriadi di dischi e dove è difficile ascoltarne uno per intero con calma, da quali brani consigli di partire per quel che riguarda “Il Divo”?

Dipende un po’ dai gusti dell’ascoltatore, ritengo però sia un album che possa risultare godibile sin dal primo ascolto anche per intero, nonostante abbia quindici tracce. La durata dei singoli brani è piuttosto breve ed il sound è sufficientemente vario in modo da non scadere mai nella ripetitività.

Hai deciso di trasformare “In ogni goccia” in “Con fluidità”. Come mai? Era già  un pezzo strepitoso… comunque trovo che sia ottima anche la nuova versione, in un certo senso più moderna.

Perchè rispetto a “Con fluidità”, “In ogni goccia” è più acerba; l’aspetto compositivo (melodia e testo) era già ottimo, solo che la ritmica non consentiva al brano di decollare, il perfetto coordinamento tra basso e batteria e il notevole groove che Ludovico ha introdotto conferiscono a mio modo di vedere un “tiro” pazzesco, senza considerare le chitarre che hanno un suono molto più graffiante ed incisivo grazie ad una produzione artistica molto più curata e matura.

Roma è una città magica. Ma è bello viverci per un musicista, di questi tempi? Non deve essere sempre facile trovare spazi per suonare…

E’ una bellissima città ma forse non molto adatta per noi musicisti: da quello che ho visto suonando un po’ in giro per l’Italia in provincia c’è molta più curiosità verso i giovani artisti. Roma è una città molto dispersiva, ci sono tanti locali, forse troppi, quindi per noi trovare gli spazi non è mai stato un problema, nemmeno quando eravamo emergenti e senza contratto. Il vero limite sta nelle condizioni in cui suonavamo e abbiam suonato per anni. Un’altro aspetto problematico è che il pubblico romano è oramai abituato ad una vastissima scelta, non ha più la pazienza di stare per due ore nello stesso locale e non ha più molto voglia di pagare anche pochi euro per un concerto. Nascere e crescere in questa metropoli è sicuramente un grosso handicap per una rock band indipendente.

Quali città ti piacerebbe toccare con il tuo nuovo tour?

Con il nuovo tour vorrei suonare in più città possibili. Una regione che non siamo riusciti a raggiungere per difficoltà logistiche è la Sicilia, dove sappiamo di avere anche un certo seguito. In generale ce ne mancano alcune del meridione come Calabria e Basilicata, ed è un grosso  peccato visto che siamo sempre stati accolti benissimo nelle varie interviste radiofoniche.

Ho acquistato il film di Sorrentino sull’ex leader della DC, ma devo ancora vederlo. A te è piaciuto?

Certamente, è uno dei miei film preferiti. Credo Sorrentino sia uno dei migliori registi degli ultimi anni, e non solo a livello italiano. “L’uomo in più” è semplicemente perfetto. Tra i giovani mi piace molto Andrea Molaioli: mi sono ripromesso di andare a vedere al piu presto“Il gioellino” .
 
Giulio, so del tuo passaggio da “Syd” a “il Divo”, vuol dire che ti sei trasformato da pazzoide in furbastro?

Ahahahaha, ebbene sì, ho fatto un patto con il diavolo e ora sono una rockstar aguzzina, cinica e senza scrupoli.

Ultima domanda, alla Marzullo: fattene una e datti anche la risposta, ma sottovoce…

Visto che sei trevigiano pensavo ad un aforisma veneto. L’abuso dell’uso del buso porta al disuso dell’uso del buso? Boh!! Chiedete a Lele Mora (o magari ad Aldo Busi, aggiungo io!).

Paolo Agnoletto


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