La “ciclopedia” di Vinicio Capossela

La “ciclopedia” di Vinicio Capossela

A furia di esplorare in lungo ed in largo il Mondo, calpestando Balcani, Sud America, Africa, Sud Italia, i Sud di tutto il pianeta e molti Bar, al buon Vinicio dev’essere ad un certo punto mancata la terra sotto i piedi. E così è finito sott’acqua: “In mezzo al mare, lontani dalle regole della terra ferma, gli uomini possono comprendere il senso vero della propria esistenza”. Il mare, ovvero ciò che non conosciamo, il destino. Il mare, tema portante di “Marinai, profeti e balene”, il suo nuovo lavoro, un album doppio che si snoda in 19 pezzi uniti in una sorta di concept-album come si faceva negli anni ’70. Gli amanti del Vinicio caciarone, appassionato e fottutamente terreno resteranno forse un po’ delusi nel ritrovarlo immerso in una dimensione epica, i cui semi erano stati posti in verità già in alcuni episodi di Ovunque Proteggi, solitaria, intima, a tratti addirittura algida: “Con la maturità è più difficile scrivere canzoni che parlano di cose personali, molto più semplice rifugiarsi nell’epica”. Sono infatti i temi esistenziali della grande letteratura di mare (Melville in primis, ma anche Conrad, la Bibbia), evocati da una complessa architettura musicale la colonna portante di un disco che molto si avvicina alla letteratura stessa. Maestosi gli arrangiamenti, smisurato il numero di strumenti utilizzati (percussioni indonesiane, onde Martenot, Theremin, la sega musicale…).

A sostegno della voce una grande varietà di cori da ciurma, voci bianche, ancestrali (come quelle delle donne sarde di Actores Alidos). Un lavoro mastrodontico a partire dalla copertina: “Uscirà anche il vinile, è importante che un opera abbia una confezione che la rappresenti, non accetto l’idea che un disco possa essere racchiuso in un file sul computer.” in grado di raccontare la debolezza umana attraverso le gesta di eroi, visti però come uomini ed in quanto uomini anche loro afflitti dall’onere di dover scegliere. C’è Polifemo, Ulisse, Billy Bud e Lord Jim. Non manca, è anzi prevalente, la radice ellenica del suono data dalla collaborazione di Vinicio con Psarantonis, forse l’ultimo cantore della Gracia Antica: “Nel brano AEDO suona la lira, abbiamo registrato proprio a Creta, all’aperto insieme alla sua ensemble di famiglia e vicino alla grotta dove si narra sia nato Zeus”. “Marinai, profeti e balene” è un progetto ambizioso, per la sua complessità difficilmente immaginabile in una dimensione live che debba unire il suo repertorio storico al nuovo materiale sonoro: ” Infatti la prima parte del tour avrà una scenografia incentrata solo su questo album e pochi saranno i pezzi “fuori tema”. “Marinai, profeti e balene” è un disco che di primo acchitto può anche spaventare per la sua mole: “E’ la mia opera ciclopedica, una montagna di carta, un pesce in via d’estinzione”, ma con l’approccio giusto, magari quello del viaggiatore solitario predisposto all’esplorazione, è un viaggio fantastico che vale assolutamente la pena di percorrere per esplorare attraverso le mille metafore il nostro animo, e perchè no, dare una botta di vita al nostro desiderio di comprendere l’essenza dell’essere uomini.


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