Paolo Saporiti

Paolo Saporiti

Cantautore dall’animo romantico, italiano doc ma che canta in inglese, Paolo Saporiti ha pubblicato con una Major il suo primo disco intitolato “Alone”, un album intenso e raffinato. Lo abbiamo intervistato per parlare dei suoi progetti futuri e per conoscere più affondo un uomo che ha fatto della musica il suo lavoro e la sua ragione di vita.

Paolo, quanti anni avevi nel 1989 e che cosa accadde quel fatidico anno?

Nel 1989, se l’anagrafe non mente, avevo 16 anni e avevo scritto un disco interamente in Italiano perchè ero innamorato, stato lasciato, e avevo bisogno di coumincarlo al mondo e alla diretta interessata. Usavo male il mio potere, quello che fan tutti oggi. Però sognavo, e portai la cassetta al proprietario di un negozio di dischi dal quale tutta la mia famiglia musicale si era rifornita negli anni e dopo qualche giorno, questa persona che stimavo e della quale temevo ogni minima reazione, mi disse che i brani non eran ancora “pronti” ma che c’era da lavorare e crescere, di avere fiducia.

E’ vero che tutte le tue canzoni sono ispirate da artisti come Nick Drake, CSN&Y, John Martyn, Bruce Cockburn, Jackson Browne, ma anche Jeff Buckley. Come e quando è nata questa tua passione per questo genere musicale?

Sono ispirate da questi grandi nel senso che da quando ho due anni ho avuto la fortuna di poterli conoscere ed ascoltare, merito di mio padre e di mio zio, che col passare del tempo mi hanno fatto scoprire ottima musica, la chitarra e la voce. Mentre i miei coetanei ascoltavano i Duran Duran o gli Spandau io ascoltavo Nick Drake, Crosby e “compagnia bella”, quelli delle navi di legno. Io vivevo sul lago Maggiore, a quell’epoca, e il dialogo con chicchessia era improbabile. Son partito per Torino a studiare psicologia, altro sogno della mia vita, e lì finalmente ho iniziato ad incontrare quella alterità che sui monti del lago non riuscivo a riscontrare se non in pochissimi casi. Io son nato a Milano e ci son tornato, è uno dei pochi luoghi d’Italia dove si può incontrare o inciampare in qualcosa di diverso.

Prima di riuscire a pubblicare il tuo disco “Alone” con una major, so che il tuo percorso è stato arduo e che hai pubblicato tre album con un’etichetta indipendente. Quali sono le sostanziali differenze che hai trovato tra questi due mondi?

Le differenze sono la quantità e la qualità di illusioni che la major mi ha portato. E’ vero, sapevo quali erano gli aspetti contrattuali e nessuno mi aveva promesso grandi cose ma alla fine dei conti il gap tra le due realtà in questo momento non è poi tanto grande. Essere presente sugli scaffali, quando nessuno sa che sugli scaffali sei presente, non è poi tanto importante, è un meccanismo delicato che ha bisogno del supporto su tutti i fronti, quello del farsi conoscere, e anche in questo caso si rimane soli ad un certo punto.

Quindi stavi per laurearti presso la Facoltà di psicologia di Torino? Come mai però hai deciso di abbandonare questa strada proprio all’ultimo momento?

Ho deciso di abbandonare per una forma di rispetto del sogno che avevo in due sensi :
– non credo più in quella forma di aiuto, perchè il mio sogno si era esaurito
– sarebbe stato il miglior modo per tornare indietro di fronte alle difficoltà che nel provare a fare musica si incontrano.

Per lungo tempo ti sei anche dedicato al mondo del teatro..

Ho fatto teatro per 4 anni e mezzo ma regolarmente riprendo in mano e riscopro le tecniche che ho imparato per migliorarmi e crescere. Proprio n questi giorni sto pensando ad un monologo da preparare..

E poi hai scoperto che la musica era la tua unica ragione di vita..

La musica è stata tante cose tra cui salvezza, speranza, sogno, soddisfazione, sofferenza, tedio, fastidio, vita e pian piano realizzo la possibilità di farla sempre più a mio modo.

In che modo nascono le tue canzoni?

Imbraccio la chitarra e canto, poi faccio i conti con quel che è uscito. A volte credo di essere veramente e soltanto una canna e che tutto arrivi dall’altro/alto, per questo rimango molto ancorato a quel che accade, perchè se esce così ci dev’essere una qualche ragione. Io mi sono reso disponibile,  il resto lo fa il cielo o chi per esso, per questo non reggo chi sindaca su come e cosa fare delle canzoni, come si deve o non deve scrivere un ritornello, è gente che non ha minimamente idea di cosa sia il processo creativo e non per niente continua a produrre cagate.

So che in Autunno dovrebbe uscire il tuo nuovo album. Hai qualche anticipazione da farci?

Sto cercando un produttore artisitico che lavori come negli anni sessanta, che sia attento ai suoni, alla verità e alla crescita delle potenzialità di quel che c’è, non di quello che non c’è o che ci vuole appiccicare qualcunaltro. I Brani sono pronti, rimane da arrangiarli e scegliere.

E nei prossimi mesi dove potremo sentirti suonare dal vivo?

Ad aprile il 14 sarò al Bitte e il 15 e il 16, sempre a Milano, presso la Stone Italiana, è uno showroom dietro via Torino che mi ospiterà per il Salone del Mobile. A maggio invece giriamo per l’Italia, io e Zeno al violoncello elettrico.

Paolo, noi ti abbiamo sentito suonare dal vivo e devo dire che oltre ad essere bravo risulti molto credibile, una caratteristica rara da trovare di questi tempi. E’ questo che speri di trasmettere al pubblico con i tuoi dischi e durante i live?

Direi di sì ma la cosa a cui tengo di più è il tentativo di non cadere mai nella “posa” o nel clichet, che poi è quello che invece il mercato e i discografici ti richiedono espressamente, perchè il loro scopo è vendere e l’unico modo che hanno scoperto per fare questa cosa è ricopiare o rifare pedissequamente e perennemente quello che è appena stato fatto da altri e che ha funzionato perchè ha venduto qualche migliaio di copie. Comunque ti ringrazio per la bella cosa che hai scritto!

Dejanira Bada


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