Inferno Festival 2011 – Oslo, Norvegia

Inferno Festival 2011 – Oslo, Norvegia

Iniziamo dicendo che l’Inferno Festival di Oslo è un festival atipico rispetto a quello che intendiamo noi in Italia o nel resto d’Europa.
E’ un festival che si tiene in locali relativamente piccoli ma che riesce a coinvolgere la città intera, a cui partecipano band provenienti da tutto il mondo e personalità del “music business” internazionali che in questa occasione non si rintanano nell’area artisti o nell’area VIP come fanno di solito, ma che si mischiano al pubblico per vivere al 100% questa esperienza unica.
Il festival si è svolto da giovedì 21 a sabato 23 Aprile al Rockefeller e al John Dee di Oslo. In realtà, pur avendo due nomi differenti, i locali sono incorporati in un unica struttura, il primo è più grosso (sia come palco che come capienza) ed è sito al pian terreno, il secondo è più piccolo ed è al piano interrato. A causa del fatto che alcune band suonino in contemporanea, è impossibile vedere lo show completo di ogni band e abbiamo preferito vedere le più famose o comunque quelle da cui ci si aspettava di più.
A far da cornice ai concerti c’è un area con bancarelle varie, tra cui il negozio di musica “Noseblod” di Oslo, per certi versi considerato l’erede del “Helvete” gestito dal compianto Euronymous dei Mayhem. Altra area interessante è quella adibita ai tatuatori. Sono presenti artisti provenienti da tutto il mondo, ad esempio Liorcifer da New York e Benjamin Moss da Seattle, che hanno tatuato davvero un gran numero di appassionati.
Per festeggiare l’inizio imminente dell’Inferno Festival, la stessa sera ha luogo una una “club night” in cui 20 band suonano in 7 club di Oslo. Tra i gruppi troviamo gli italiani Hideous Divinity, Rotten Sound, Alcest e Summon the Crows.
Ovviamente sarebbe stato impossibile seguire tutti i concerti e abbiamo scelto di andare al Blå, locale in cui suonavano i Rotten Sound. Il posto è piccolino ma con una buona acustica e un ambiente coinvolgente, in cui la band ha saputo dare del suo meglio. C’è da sottolineare come ad Oslo anche i locali più piccoli dispongano di un sistema PA adeguato (e probabilmente anche di fonici abili).
Giovedì a mezzogiorno siamo tra i partecipanti al “black metal sightseeing tour”, in cui Anders Oddens (musicista che ha suonato in band come Cadaver, Satyricon e Celtic Frost e che ha vissuto in prima persona gli avvenimenti del cosiddetto “black circe” a cavallo tra gli anni ’80 e ’90) ci porta a vedere alcuni luoghi molto noti ai seguaci del Black Metal: la cappella di Holmenkollen, costruita in legno all’inizio del 1900 e bruciata da Varg Vikernes e Bard Faust (tra gli altri) nel 1992; l’ex “Helvete” di Euronymous con la cantina in cui campeggia ancora la scritta “Black Metal” sul muro, davanti alla quale Mayhem e Darkthrone scattarono alcune foto; poi ancora il palazzo in cui si trova l’appartamento in cui Øystein Aarseth (Euronymous) venne assassinato da Varg Vikernes. Insomma un giro per vedere coi propri occhi i posti di cui gli appassionati hanno letto e sentito parlare centinaia di volte.
Verso le 18 siamo al Rockefeller per l’inizio vero e proprio dell’Inferno Festival 2011.


Era da molto tempo che aspettavamo di vedere gli inglesi Akercocke dal vivo, e l’attesa è stata ampiamente ricompensata!
Il loro songwriting vario, introspettivo ma che poi in un attimo varia e diventa un pezzo black o death metal ha davvero coinvolto il pubblico. Soprattutto il cantante ha sfruttato la versatilità della propria voce proprio come da disco, senza mai avere un calo. Subito dopo John Dee a assistiamo ad un paio di pezzi dei Bhayanak Maut, più che altro spinti dalla curiosità in quanto provengono dall’India. Professionali e di impatto, sembrava di ascoltare una band americana di metal moderno e solo l’aspetto tradiva le loro origini.
Dopodiché al piano superiore è la volta dei norvegesi Dødheimsgard. Formatisi nel 1994 come black metal band, si evolsero poi nel 1999 con l’album “666 International” in un “industrial-avant garde black metal”, quasi un incrocio tra gli Arcturus e una band black metal. La risposta del pubblico è stata forte e decisa, come capita sempre con band nazionali.
Poi è la volta di un altro gruppo di bandiera, gli Aura Noir. A metà tra il black e il thrash metal, accolti benissimo
dal pubblico, il quale è stato partecipe al loro show dall’inizio alla fine.
A chiudere il palco del Rockefeller ci pensano gli americani Forbidden. Forti di una macchina da guerra come Gene Hoglan alla batteria e di suoni impeccabili, danno davvero il loro meglio. Per concludere la prima giornata dell’Inferno Festival sul palco del John Dee arrivano i canadesi Voivod. Formatisi nel 1981, sono considerati tra i più importanti esponenti del thrash/progressive. Una band storica con all’attivo 12 studio album, amata da moltissimi fans in tutto il mondo.
Venerdì pomeriggio ci rechiamo di nuovo al Christania Hotel per un evento speciale: la degustazione di due vini italiani selezionati da Sigurd Wongraven, meglio conosciuto come Satyr della band Satyricon. Da grande appassionato ed intenditore di vini qual è, ha deciso di imbarcarsi in questa avventura unendo le forze con Luca Roagna, viticoltore da 5 generazioni. In serata torniamo al Rockefeller/John Dee per vedere una band di culto del death metal tecnico: Atheist. Era dal 1991 che non suonavano ad Oslo e lo show è valso la pazienza del pubblico norvegese. I membri fondatori, anzianotti ma ancora ben carichi, affiancati dai due musicisti più giovani eseguono alla perfezione i pezzi più conosciuti tratti da album mitici come “Piece Of Time”, “Unquestionable Presence” e “Elements”, oltre ad alcuni pezzi tratti dal nuovo “Jupiter”.

Sulle ultime note degli Ava Inferi corriamo al piano superiore perché a momenti iniziano i “sons of northern darkness”: ovvero gli Immortal. Acclamati dalla folla come succede da noi con Gigi D’alessio (ma guarda che differenza…) iniziano subito con l’acceleratore a tavoletta. Saltando di album in album suonano tutti i pezzi più famosi e anche qualche chicca, incentrando la scaletta maggiormente su pezzi veloci. Unica canzone che ci si aspettava di sentire ma che non hanno suonato è “Blashyrkh (Mighty Ravendark)”.
Grande spettacolo con fumo, fuoco, luci e un Abbath su cui si focalizza principalmente l’attenzione del pubblico.
A mezzanotte e mezza diamo un occhiata fugace agli Exhumed, il John Dee era pieno e faceva caldissimo ma nonostante questo una band storica del genere andava vista, seppur per qualche decina di minuti!

Sabato: ultimo giorno di festival, purtroppo. Alle 17 andiamo a vedere un documentario sul black metal norvegese a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 (sempre organizzato dallo staff dell’Inferno) molto interessante, seguito da un filmato botole del 1990 di un live dei Darkthrone con immagine e suono rimasterizzato a regola d’arte. Avendo visto in precedenza il filmato originale, è veramente sbalorditivo come la tecnologia riesca a dare nuova vita a filmati che altrimenti non avrebbero nemmeno motivo di essere visti, dato lo scarso livello di registrazione originale.
Alle 19:45 ci presentiamo al Rockefeller per vedere i Malevolent Creation. Le aspettative vengono rispettate appieno, la band è in forma superba. I suoni sono pressoché perfetti e fanno suonare le canzoni ancor meglio che da album.
Pezzi da album storici come “Retribution” ed “Eternal” si alternano a brani estratti da album più recenti, fino all’ultimo “Invidious Dominion”.
Alle 21:15 gli americani Pentagram ci portano ulteriormente indietro nel tempo. Formatisi nel lontano 1971 e autori di un doom metal che può ricordare per certi versi i Black Sabbath, mettono in piedi uno show semplice ma molto intenso. Bobby Liebling – alla voce – è l’unico rimasto tra i membri della primissima line up. Nonostante l’età non proprio tenera, regge bene il ritmo e arriva egregiamente alla fine.
Poco dopo si cambia totalmente registro, in quanto salgono sul palco i Napalm Death: un nome, una garanzia. Violenza sonora dall’inizio alla fine, suonano tutti i pezzi che i fans si aspettano di sentire da loro. Soggettivamente crediamo che i loro show siano un po’ troppo prevedibili a livello di scaletta, ma probabilmente i loro estimatori più affezionati non la pensano così.
A chiudere l’edizione 2011 dell’Inferno Festival ci pensano i Meshuggah. Gli svedesi partono in quarta coi loro riff cervellotici, il pubblico è a dir poco coinvolto e pare conoscere a menadito ogni pezzo. Per un’oretta tengono il ritmo serrato e chiudono con l’immancabile “Destroy Erase Improve”. Siamo felici di aver assistito ad un festival stupendo, ma un po’ tristi perché sia finito. Poi notiamo un volantino: è quello dell’Inferno Festival 2012! Già confermati Arcturus, Borknagar e Witchery. See you next year!

Daniele Ugolini


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