Chiuso per cessata..creAttività

Chiuso per cessata..creAttività

Di Davide Romagnoni:

A molti di quelli che fanno musica se si risponde “io suono” alla domanda “che lavoro fai?”, viene sempre chiesto “ma cosa fai veramente di lavoro?”.
La scenetta di domande e risposte di solito va avanti, finché l’interlocutore abbandona le armi convinto di parlare con un appestato senza futuro.
Non credo che queste reazioni siano legate allo stupore di chi da razionale vede l’artista come un alieno, non solo, credo sia anche il frutto di una politica che ha messo da parte la cultura, dove altrove è invece un normale sistema di sostentamento.
La creatività è vita, anche per la società. E’ fondamentale in quasi tutti i lavori perché stimola il confronto e fa germogliare negli altri questo seme preziosissimo. Le aziende spingono alla creatività perché vogliono arrivare là dove gli altri non sono ancora arrivati. E’ insomma una qualità pienamente accettata, ma solo per il guadagno immediato. Eppure dare sfogo alle proprie pulsioni creative nella musica, nella pittura o nell’arte in generale, generando anche del profitto ma con tempi diversi, sembra non attirare l’attenzione di chi ci amministra. Se non sotto elezioni dove la politica fa l’occhiolino al mondo giovanile promettendo quegli interventi mai concessi alla categoria. Sanno che è un argomento sentito ma che probabilmente sorgeranno altre priorità. Insomma, chi promette vita migliore ha già la coscienza sporca.
I primi approcci alla creatività avvengono spesso con la musica e col disegno che sono già di per sé una messa in pratica delle proprie doti.
L’esperienza artistica fa del cittadino un uomo migliore. E se gli uomini sono migliori anche la società lo è, se non altro è più ricca, anche di idee.
Non tutti devono essere artisti, ognuno faccia quello che sa fare meglio, ognuno segua il suo istinto o necessità. Molti iniziano a suonare e poi scoprono che quella non è la loro strada, è normale. Purtroppo molti non assecondano la propria pulsione artistica perché è solo per sognatori, perché non garantisce un futuro, e perché avere queste spinte ha un costo troppo elevato per essere soltanto un hobby.
Chi ha un talento non sarebbe forse giusto che continuasse a fare ciò per cui è nato?
Se la creatività fosse recepita dalla società come una qualunque altra dote, forse un giorno rispondendo alla fatidica domanda “io suono” , non servirebbero ulteriori spiegazioni.


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