Colonie Extramondo (prima puntata)

Colonie Extramondo (prima puntata)

Di: Livio Magnini

Cari tutti ,
Inizierò subito questo editoriale con una provocazione!
Quello che leggerete qui sotto è un estratto da uno scritto ” Manifesto ” che Flavio Ferri ed io abbiamo scritto perché siamo stufi , perché viviamo in un paese dove si ride ormai solo per le scoregge , dove la musica trasmessa è una riproposizione continua dei soliti cliché , il cinema inizia a salvarsi ( tranne per i nostri magnifici cinepanettoni ) e la letteratura come il teatro si divide in due grandi fazioni.
Andiamo avanti!

“Amici presenti passati e futuri,
Vi scriviamo per raccontarvi un’idea che ci è venuta in
mente negli ultimi giorni.
Visto la situazione non proprio rosea, diciamo pure di
merda, in cui versano sia la musica che tutto il resto,
abbiamo pensato che i musicisti e tutti coloro che lavorano
in questo simpatico ambiente debbano fare qualcosa, dare un
segno vita, cambiare le cose.
Non proponiamo nessuna rivoluzione anche se, nel caso
qualcuno fosse della partita , non ci tireremmo indietro.

Abbiamo pensato che anche da noi sia giunta l’ora di
superare le barriere, spesso
costruite da altri, che ci dividono.
Vogliamo creare un movimento, una “scena” italiana
(anzi tante scene per quanti sono i generi musicali che
ognuno di noi rappresenta) che possa farsi sentire non solo
nel nostro paese ma anche fuori dai nostri confini.
Cooperare.
Come?
Abbiamo individuato per ora due diverse azioni da
intraprendere, una che riguarda l’Italia e una che
riguarda “l’altrove”.
Spesso, anzi sempre, ci lamentiamo del fatto che la nostra
musica sia troppo spesso schiava delle radio, dei network
che non ci passano, che non ci danno spazi, che hanno
relegato la musica a un sottofondo per le chiacchiere dei
conduttori.
In Francia, da quasi 30 anni, un gruppo di musicisti e
scrittori ha fondato una radio che si chiama Radio Nova che
ha rivoluzionato il modo di fare e ascoltare la radio e che
ha aiutato a fare emergere prima in Francia e poi nel mondo
intero un vero e proprio movimento.
Certo, sarebbe bello creare anche da noi una radio gestita
dai musicisti, dagli artisti, da chi veramente vuole
proporre qualcosa di diverso dal vendere spazi
pubblicitari.
La legge sull’emittenza non ce lo consente.
Comprare una frequenza radio su Milano ad esempio costa
almeno tre milioni di euro.
Però è anche vero che in Italia esistono più di tremila
radio locali che hanno una forte presenza sul territorio.
Proposta: e se noi dessimo a tutte queste radio un
programma giornaliero fatto da noi, presentato da noi, con
la musica che ci piace, con la musica che facciamo, non
sarebbe un primo passo che dimostra che anche in
Italia  c’è una volontà da parte degli artisti di
fare qualcosa?
Tutto questo avrebbe una ricaduta positiva sul nostro
lavoro, sul lavoro di tutti noi.
Pensate al fatto che arrivando sul territorio potremmo
aumentare l’interesse di promoters locali.
Tutto questo in maniera assolutamente semplice,
onerosa ed impossibile per un singolo ma facile e senza
costi per una comunità che abbia gli stessi intenti.
Col tempo si potrebbe sviluppare anche una web radio (ma
senza l’etere in Italia si corre il rischio di passare
inosservati), si potrebbero sviluppare contatti che per un
singolo sarebbe impossibile sviluppare.

E qui parte l’idea dell’ “altrove”:
il presupposto è sempre lo stesso.
Perché all’estero non riusciamo a far passare la nostra
musica?
Perché non riusciamo a suonare con assiduità anche fuori
dai nostri confini?
Perché all’estero quando parli di musica italiana passa
solo l’idea del mandolino suonato da pulcinella?
Perché negli USA, in Australia o in Inghilterra quasi nessuno sa
che gruppi come i Lacuna Coil, i Bloody Beetroots o i
Crookers (giusto per citare alcuni esempi di successi
all’estero di nostri amici) sono italiani? Perché tutti
sanno che i Daft Punk o i Justice sono francesi?
Perché lì c’è una scena forte, perché i musicisti
cooperano, si aiutano si scambiano contatti e consigli.
Qui da noi c’è la tendenza a coltivare il proprio
orticello avendo paura che quello dell’altro sia più
grande.
Prepariamo degli zip di musica prodotta in Italia e
facciamoli scaricare gratis pubblicizzando la cosa da tutti
su tutti i social networks.
In questo modo si riuscirà a scavalcare le frontiere piano
piano ma in massa.
Come hanno fatto negli anni ’60 la “british
invasion”?

Necessario per tutto questo è dimenticare l’egoismo e la
paura che altri possano avere più successo di noi.

Collaborare insieme senza perdere la propria
individualità. Collaborare insieme con l’idea che il bene
degli altri è anche, e soprattutto, il nostro.

Se volete far parte del circo non ci sono né soldi né
gloria ma la forza di un’idea.
Rispondeteci applaudendo o insultando, proponendo o
distruggendo.
Noi partiamo da oggi.

Flavio e Livio


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