Intervista all’artista pop trevigiano NIckWhiteFox

Intervista all’artista pop trevigiano NIckWhiteFox

Nicola Volpi, promettente artista trevigiano, sta cercando di farsi strada nel mondo del pop con il nome di Nick WhiteFox. Jaymag lo ha raggiunto per una breve intervista in esclusiva.

Ciao Nicola, ti sei affacciato nel mondo della musica ed in un territorio abbastanza ostico come quello del pop. Lo hai fatto perché è il tuo genere preferito?

Ritengo che il pop non sia un vero e proprio genere musicale, piuttosto è un indirizzo che si dà ad un progetto per renderlo più comprensibile ad ogni genere di ascoltatore, più popolare appunto. Il genere che amo di più è l’hard rock melodico, quindi cerco di contaminare e fondere pop dance con rock anni 80′ – anche se nel mio album in realtà ci sarà un po’ di tutto.

Cosa pensi di avere di originale che le altre popstar non hanno?

Penso di essere un artista molto completo, realizzo ogni cosa, dalla creazione alla realizzazione del progetto musicale impegnandomi al massimo e riesco a farlo con più generi anche molto diversi da loro.

Ritieni di avere maggiori possibilità di sfondare scrivendo canzoni orecchiabili e commerciali, piuttosto che con qualcosa di più rock o sperimentale?

In questo momento credo di sì, ma come ti dicevo, il mio disco conterrà un po’ di tutto, non solo pezzi da radio.

Hai progetti extramusicali in cantiere?

Sto per girare un Film in America prodotto da Valerio Zanoli in cui sarò protagonista. Sono un grande appassionato di cinema e quindi per me sarà un esperienza emozionante. Non posso svelare i dettagli ma ti anticipo che si tratta di una commedia in cui la musica avrà un ruolo fondamentale.

So che ti dividi tra l’Italia e Londra, come ti trovi nella capitale londinese? Chi rimane in un posto piccolo resta piccolo, sei d’accordo?

Sono d’accordo, nelle grandi città ci sono le sedi delle compagnie più importanti ed in ogni settore puoi avere più opportunità. Londra è forse la mia città preferita perché sa unire lo stile e la sua storia ad un senso di modernità degno di questo presente. Poche città sono così complete oggi,forse l’unica cosa che manca è il mare, ma non si può avere tutto!”.

Il pop è un genere conformista, non affronta temi politici, tu fai eccezione? So che nell’adolescenza eri molto appassionato di questi argomenti e ti sei anche candidato diverse volte a scuola. Per me, non è il tuo caso, ma ritengo che molti di quelli che vanno in politica siano uomini esteticamente brutti, bassi, grassi, pelati, che lo fanno per essere al centro dell’attenzione, per egoismo personale, e soprattutto per ottenere vantaggi e privilegi, non per il bene comune. Non credi?

Non affronto e mi prometto di non affrontare mai temi politici, credo che la musica debba dare gioia e trasmettere sentimenti positivi, la gente ha bisogno di amare di più, di essere amata, di vivere con soddisfazione ogni giorno che ci è regalato.

Parliamo di concerti. Qual è stato il live che ti ha colpito di più in assoluto? Qualcosa di più pop immagino..

Sì, il mio concerto preferito è stato quello di Mika al Forum di Assago nel 2010. Fu uno spettacolo stupendo: lui dal vivo è bravissimo in tutto!

Fox, mi dici invece quali sono i tuoi artisti preferiti?

Il mio cantante pop preferito in assoluto è Joey Tempest (leader degli Europe) ma ci sono molti artisti che stimo per ciò che hanno regalato alla musica. In generale direi, a parte gli Europe, Bon Jovi, Dream Theater, Queen, Michael Jackson, U2, Bryan Adams, Bruce Springsteen. Ce ne sono molti altri ovviamente ma questi sono per me i più significativi. 

Nicola, parlami dell’esperienza calcistica, so che hai giocato con quella che è stata definita la squadra dilettantistica più simpatica e sgangherata della storia del calcio italiano, i trevigiani dell’Atletico Monte. Credo sia stato un modo fantastico per placare le pulsioni aggressive, conoscere persone interessanti, divertirsi, ma forse il calcio ha anche tolto un po’ di spazio a studio e musica che sono più importanti. Molto probabilmente però l’età migliore per giocarci è intorno ai diciott’anni non trovi?

Sì, sono assolutamente d’accordo. Il calcio è stato uno sport fondamentale per la mia adolescenza, mi ha permesso di scoprire alcune mie qualità caratteriali e di limare alcuni difetti. Mi sono molto divertito e a volte mi manca. Trovo che tutti i giovani dai dieci ai diciannove anni dovrebbero fare attività sportiva di gruppo, stare insieme, vincere e perdere, sono momenti di maturazione determinanti”.

A proposito di questo, mi ricordo che eri un fenomeno nei cento metri, tanto è vero che nessuno mi batteva come velocità negli spazi strettissimi, ma quando correvamo insieme ad allenamento ed arrivavo secondo dietro di te nei cinquanta metri ero comunque contento ed ero solito dire una frase particolare. Ti ricordi cosa dicevo?

No, cosa?

Primo dei mortali.

Ah ah ah! Ti ringrazio per l’intervista e ti saluto con affetto.

Paolo Agnoletto


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