Addio Amy..

Addio Amy..

Eh sì, perchè una spiegazione ci deve pur essere, soprattutto se non si crede in Dio o nel destino. 27 anni, e anche Amy Winehouse nel mese di Luglio (come Jim Morrison 40 anni fa) se ne è andata per sempre. Sui giornali londinesi c’è già chi parla di suicidio vero e proprio, sta di fatto che ad uccidere la cantante è stato un cocktail fatale di farmaci oppure di droghe assunte con l’inseparabile vodka, vera e unica amica di Amy.
Un’altra artista se ne è andata a questa maledetta età, che si è portata via anche Janis Joplin, Jimi Hendrix e l’adorato Kurt Cobain. Chi per overdose, chi per cause mai accertate veramente, chi con una fucilata in bocca che spappolasse con certezza quel cervello che produceva troppi pensieri e troppe sofferenze.
27 anni, un’età di mezzo, di transito, dove forse si tirano già le somme della propria vita e si decide se diventare adulti oppure no. I 30 si avvicinano e con essi anche le responsabilità. 27 anni è un’età decisiva, dove inconsapevolmente o con coscienza si decide se vale la pena vivere oppure no.
Certo, se si è condotta una vita di eccessi tra alcool e droga fino a questa età, anche il corpo ad un certo punto decide per sè, vedi il caso di Jim Morrison, morto probabilmente di infarto a Parigi, nella vasca da bagno della casa condivisa con Pamela Courson. Il dottore disse a Pam che Jim avrebbe dovuto smettere di bere, altrimenti non se la sarebbe vista bene.

Detto fatto. Lo stesso è valso per Amy. Ci hanno provato in tanti a farla rinchiudere in clinica e a volte dicono che basti davvero toccare il fondo per riuscire ad uscire dal tunnel. Non è il caso di Amy, che è morta da sola – perchè da soli si muore – nella sua casa di Londra, un appartamento da milioni di sterline, quei soldi che non fanno affatto la felicità, soprattutto se ti arrivano così inaspettatamente.
Nessuno nasce rock star, nessuno nasce celebrità, neanche i figli d’arte, perchè bisogna davvero essere capaci di fare e inventare qualcosa per diventare qualcuno e Amy era diventata qualcuno, ma era troppo fragile, troppo intelligente e troppo sensibile per sopportare di essere sfruttata come una macchina per soldi.
Lei stava male, e sotto gli occhi di tutti. Ne ha fatte di ogni per attirare l’attenzione su di sè, ma nessuno si è davvero interessato a lei come persona e non come celebrità.
La donna Amy stava già cercando di scomparire grazie all’anoressia e alla bulimia. La sua magrezza sarebbe già dovuta essere un grande campanello d’allarme, ma oggi magro (malato) vuol dire bello e con il suo seno finto ed enorme era in grado di essere definita attraente, attirando su di sè attenzioni sessuali anzichè preoccupazioni.
La verità è che le stavano cadendo i denti, i capelli, la pelle era devastata, per non parlare dei suoi organi interni, logorati da abusi di ogni tipo.
Amy se ne è andata e neanche la sua famiglia e il suo amore Reg Traviss sono stati in grado di aiutarla.
Perchè se la voglia di vivere e la forza di volontà non scaturiscono dall’animo dannato di un tossico o di un alcolizzato (in questo caso la povera Amy) non c’è nulla da fare e i demoni di Amy erano veramente troppo difficili da annientare, più grandi di qualunque amore o sentimento. Amy stava male, molto male, era affetta dal male di vivere più oscuro e che “spesso ognuno di noi ha incontrato” come scriveva Montale.
Lei era questa, prendere o lasciare e ora ci auguriamo soltanto che la gente e i mass media non facciano di lei un mito solo perchè entrata a far parte del club dei 27 e perchè morta in circostanze tragiche e da rock star, anche se soltanto con un vero bellissimo album all’attivo, vincitore di ben 5 Grammy e che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo: “Back to black”.

Chi ha amato la voce della Winehouse continuerà ad ascoltarla nè più nè meno con la stessa intensità di quando era in vita. Il suo corpo steso su quella barella ci ha fatto impressione, ma di una cosa siamo certi, che ora Amy avrà trovato quella pace tanto agognata e cercata con cotanta disperazione.

Dejanira Bada


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