Ferrara sotto la pioggia: Josh e Joanna al Teatro Comunale‏

Ferrara sotto la pioggia: Josh e Joanna al Teatro Comunale‏

È valsa la pena di passare una settimana al mare con pioggia e temperature quasi autunnali? Assolutamente sì, perchè a scaldarci il cuore ci hanno pensato Josh T. Pearson e Joanna Newsom, che la sera del 27 luglio si sono esibiti al Teatro Comunale di Ferrara (concerto inizialmente previsto all’aperto in Piazza Castello, poi spostato causa maltempo). Sono due stelle d’oltreoceano e, pur non essendo particolarmente celebri, possono vantare di una calorosa e devota cerchia di fans un po’ dappertutto; ma in particolare quella presente al Teatro ha assicurato ai due artisti un’indigestione di applausi che non si scorderanno tanto facilmente.


Dicevamo, Pearson e la Newsom sono entrambi americani, ma tuttavia c’è una profonda differenza tra le estrazioni musicali dei due cantautori: il primo, texano, attinge a piene mani dalla musica folk americana più tradizionale, e ciò è evidente a partire dalla sua immensa barba, fino ad arrivare allo stile compositivo estremamente umile e austero; ascoltare il suo capolavoro “Last Of The Country Gentlemen” (2011) per farsi un’idea, per quanto emotivamente sfiancante possa essere. Nel caso di Joanna possiamo invece parlare di un folk dallo spirito più libero e vivace, in bilico tra cantautorato elegante e musica da camera, con una vena un po’ freak e sbarazzina a speziare il tutto.
A sentire “Last Of The Country Gentlemen” si potrebbe pensare a Josh come un uomo silenzioso, schivo e dalla presenza quasi evanescente; insomma, gli attributi per un’esibizione live sarebbero quasi inesistenti. E invece il nostro texano si è rivelato un tipo davvero aperto al pubblico, dalla battuta pronta e sempre disposto a un po’ di sano sfottò; incredibile come sia riuscito a rendere la sua performance profondissima e raccolta nella musica e al contempo così ironica e leggera nell’atmosfera. Josh è solo con la sua amata chitarra e accarezza le corde con passione e maestria impareggiabili: i brani sono lunghi ma fluiscono come l’acqua più fresca e pura; le note sono spesso impercettibili e la voce quasi sussurrata, come se Josh stesse intrattenendo un’intima conversazione col suo strumento, ma non mancano certo momenti più intensi e struggenti, specialmente nelle code strumentali dei brani. Pearson è statuario e imponente nella sua altezza e, quando non ha bisogno del microfono, passeggia per il palco totalmente assorto dalla sua musica e chissà da quali misteriosi pensieri.


Il pubblico ha apprezzato moltissimo il caro Josh, che ci ha offerto un’esibizione tanto umile quanto emozionante, ma di certo gran parte degli astanti non stava più nella pelle per la vera star della serata: Joanna. 29 anni e tre album alle spalle (tra cui citiamo “Ys”, in assoluto il disco preferito di chi scrive), è già un’artista matura e completa: pianista ma soprattutto arpista dalla tecnica molto particolare, le sue opere vantano di una ricercatezza lirica e formale a dir poco strabiliante, unica nel suo genere, e il suo repertorio estremamente ricco rende i suoi concerti una vera e propria prelibatezza.
Inizialmente Joanna si è presentata da sola sul palco (tra applausi concitati e urla entusiaste) ed era proprio come ce la saremmo aspettata: piccola, attraente, un tantino svampita ma dal sorriso graziosissimo. Appena imbracciata la bella arpa che troneggiava al centro del palco (tralasciamo il suo goffo armeggiare con l’asta del microfono, tra le risa del pubblico) si è riscaldata la voce con la breve filastrocca di “’81”, dall’ultimo (triplo!) album “Have One On Me” (2010). Successivamente è entrato in scena un piccolo ensemble composto da un batterista, una violinista e un tuttofare che si cimentava con vari strumenti a corde, e da quel momento il concerto è stato più cangiante che mai.
La Newsom non ha lasciato indietro nemmeno il suo primo album “The Milk-Eyed Mender” nonostante la sua voce, ormai più adulta e calibrata, sia ben lontana dal timbro bambinesco e indomabile degli esordi (probabilmente a seguito della delicata operazione alle corde vocali avvenuta nel 2009). Brani come “Inflammatory Writ” o “Peach, Plum, Pear”, dalle melodie scanzonate e irriverenti, si sono quindi inseriti alla perfezione in una setlist di undici brani che contempla un po’ tutta la sua carriera, dall’incontenibile verve che caratterizza le lunghe suites di “Ys” (“Cosmia”, o la fenomenale “Monkey & Bear”, piena di imprevedibili svolazzi e sussulti) alle canzoni più soffici ed intimiste di “Have One On Me” (come “Easy” o la pittoresca “Go Long”), in cui il “nuovo” timbro vocale della Newsom si trova più a suo agio. E non poteva certo mancare all’appello la ballata country di “Good Intentions Paving Company”, che è già diventata un classico. Il tutto all’ombra dei virtuosismi di Joanna, che con la sua arpa fa scintille, se non fuochi d’artificio.


Alla fine dell’acclamato encore, dopo “Baby Birch”, Joanna ci ha ringraziati di cuore (e con un’espressione piuttosto meravigliata) per l’accoglienza così calorosa ed entusiastica che abbiamo riserbato a lei e al grande Josh.
Non c’è di che, cara Joanna… È stato un piacere.

Dario Gambuto


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