Una coscienza a chilometraggio illimitato

Una coscienza a chilometraggio illimitato

Di: Diego Mancino
Così ho cominciato a camminare, senza un motivo vero. Aveva , il suolo, qualcosa di speciale, qualcosa di scivoloso che mi trasportava come pattinando, surreale slitta, in viaggio sopra il pack.
Il segno di caino sul viso della gente che incontro, il germe che vince, ci conduce nel medioevo
ed improvvisamente mi accorgo che il tempo è passato falciando con crudezza che solo un secondo fa ti pareva comunque vicino, consolidato, ovvio.
La vita degli altri comunque procede, non è che ti aspetta. La vita degli altri, che spesso ti incrocia rimane comunque distante, sfiorata, non tua, non prevista.
Ma c’è chi apprezza soltanto la degli altri vita, e abbatte sul tuo cranio la cieca sua disperazione, che nulla le concede se non una stupida invidia. Perché la verità è che spesso, troppo spesso  ,si desidera il bene degli altri disprezzando le gioie preziose che ti circondano, sempre, fedelmente, forse troppo fedelmente.
Ma sì, alla fine ognuno si gode quello che l’intelligenza naturale gli permette. Non è mica detto che sia facile capire le proprie fortune. Io cammino.
Cammino cantando
Questo il mio passatempo preferito. Al secondo angolo sono già perso.
Non è che non conosca la zona, è che non mi importa dove mi trovo;
marciare come per aver le idee più chiare,marciare come per concentrarmi,questo mi importa, il resto è cemento sotto i piedi,sempre uguale .
Una coscienza a chilometraggio illimitato sembra essere la mia essenza
Incontro loschi figuri in attesa guardinga agli angoli della strada,sembra facciano il palo durante una rapina…..non mi fermo a chiedere. Facciano pure. Un tizio poco dopo mi offre un tiro,dice di aver problemi ai denti,in effetti è meglio che non sorrida,poi un ciccione mi offre da bere. Sono arrivato davanti ad un piccolo ed ospitale bar .C’è stato un tempo in cui le strade brulicavano di vita e di veneri succinte e di amici dondolanti e vocianti. Adesso da queste parti sembriamo tutti malavita comune,chiunque,davvero….è un fatto di espressione no-cool,un po’ come se qualcosa ti metta sotto pressione,tensioni…
tra pochi giorni è festa.
si fa la spesa di droghe varie,di bottiglie,di cibo.
saremo anestetizzati prima di renderci conto che l’anno transita davanti a noi con le fanfare suonanti e le ballerine ballanti,noi saremo come sempre il coro di questa nuova impresa
ogni anno è una nuova impresa
quali avventure mirabolanti ci aspetteranno?
cos’è quel filo che lega gli esseri,che li attrae in gravitazione
giostre vocianti
sentire assieme
sibilo di baci all’anima immortale
cos’è che rende fratelli nel destino.
c’è un sapore nell’aria tutt’intorno
sembra il vento che si attende trepidi
ma è fatto d’altro
è d’altro mondo
è fame e sete
è tela di seta ultraterrena
fusione di metalli
e metalli sono i giorni che passano
è il loro scorrere che m’ipnotizza
ammetto che vorrei fermarne il flusso
in certi giorni,certi istanti,certe cose
fanno di questa vita la massima bellezza
d’un fulgido cielo festante
come il più bello dei sogni sognati
allora
ne vorrei il controllo
studierò da dio
cattedra divina
anche tu
studi
so

MONUMENTALE DA PASSEGGIO

Passeggiare tra i marmi di carne di un cimitero leggeri come tra i fiori
sorpassando le lacrimose statue
come fa la brezza
come l’ombra che ci ripara dall’arsura delle nostre vite
Masticare i brandelli del tuo corpo immaginario
cibandomi di quello che non sei
gustando i sapori del mio diniego
sazio dell’abbandono dopo aver goduto della tua dolcezza
e della mia
Chiudere gli occhi mentre lei mi parla delle sue visioni

_ “Non sono abbastanza per te?”

Ho mosso col piede l’erba seccata sopra un giaciglio di pietra…pensavo di leggervi qualcosa.
Erano simboli.
Tutto ancora è simbolo.
I miei occhi allenati a tradurre,mi fanno camminare con te accanto,cercando in questo un significato remoto.
Marciavamo tra i morti,sereni come le piante,solidi come gli enormi tronchi che parevano colonne di una cattedrale
che partiva da quei viali
la cui navata terminava al sacro altare dei nostri cuori.
Sono settimane che medito la tua fine…
Volevo vedere quale sorte avremmo avuto.
ora che so,nemmeno mi duole,voglio solo riavere la mia vita.
Un campo incolto al cui limitare,stai tu,immobile come una statua,come bosco,come rigida presenza.
Io in quel campo ho costruito una fortezza. Cammino sulle mura le notti estive,come fanno i pensosi fantasmi dei romanzi. Cammino e medito la tua gloriosa fine.
Quest’angelo sorridente che sa parlare la mia lingua,mi trova attento. La studio. La misuro. Ora la capisco persino. E’ donna. Ed io ritorno di carne e fuoco,e quasi , toccandomi, mi riconosco in questa tripla vita.
L’amore dei poeti….ricordi?
Ricordi la grazia?
Non esiste pitagorica formula, nessuna scientifica ragione..
E’ questione di destino.
Questione di coraggio.
Questione umana.
Apologia della salvezza, mia dolce, quella che cerchiamo con l’opera della nostra vita, l’opera in movimento, il movimento delle opere agitate.
e così in questa danza di corpi e d’amori, io ancora sogno. Sogno come se avessi la febbre. Ed è il mio delirio che ti farà avere visioni, sarò ancora io a determinare il tuo risveglio in mare. Il tuo scafo invoca il suo capitano e la sua bianca balena.
Mentre traccio la rotta,seduto a questo tavolo nel sole nero di Milano, immagino le isole dove porterò il mio disastro, che ad alcuni pare benedetto. A noi no.
A noi sembra solo disastro.


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