Recensione festival: Wacken Open Air 2011. 04/08 – 06/08/2011

Recensione festival: Wacken Open Air 2011. 04/08 – 06/08/2011

Come ogni anno dall’ormai lontano 2004, alla fine del mese di luglio siamo in fermento in vista del festival metal
più grosso ed eterogeneo d’Europa: il Wacken Open Air. La nostra organizzazione è andata via via migliorando
anno dopo anno e quest’anno abbiamo optato di farci i 1.200 km necessari a raggiungere la piccola cittadina a
bordo di un confortevole pulmino 9 posti. Organizzarsi per andare a Wacken non è una cosa superflua, bensì
una necessità. Basti pensare che nel 2004 il festival contava 45.000 paganti, ora si è arrivati a 75.000 (a cui si
aggiungono altri 15.000 tra persone dello staff, stampa, ecc). Ciò rende necessario l’arrivo con largo anticipo
al luogo del festival per potersi aggiudicare un posto nel campeggio che non sia lontano dal Biergarten e dai
palchi. Basti pensare che i ritardatari che finiscono in fondo al campeggio sono costretti a farsi anche 15/20
minuti di cammino per poter raggiungere l’area concerti… Questo era per far capire a chi non è mai stato al
Wacken quanto sia imponente. E’ un avvenimento che porta via quasi una settimana tra partenza in anticipo e
tempo necessario al rientro. Il festival, come detto prima, è un calderone di generi. Si passa dal rock al grind core
passando per ogni altro genere esistente. Questo fa sì che chiunque venga accontentato. Di seguito prenderemo
in considerazione le esibizioni dei gruppi più importanti (o semplicemente che ci sono piaciuti di più) che hanno
calcato i palchi del W:O:A 2011.
Giovedì 4 agosto.
La prima band che raggruppa moltissimi fans (soprattutto tedeschi) davanti al palco sono gli Skyline. Si possono
definire una specie di cover band che si serve di collaborazioni più che illustri, infatti il microfono per i primi pezzi
viene impugnato da Doro Pesch. Come ultimo pezzo Doro esegue “All We Are”, che anche i sassi conoscono a
memoria. Il microfono passa a Chris Blotendahl dei Grave Digger e con lui la band suona “Wacken Will Never Die”,
pezzo sinceramente pacchiano che vuol essere l’inno del Wakcen ’11. Poi è la volta di AngelRipper dei Sodom,
Onkel Tom e per finire il popolarissimo UDO, il quale ha anche proposto un paio di pezzi degli Accept, sua vecchia
band.
E’ la volta degli Helloween. Partono a mille con “Are You Metal”, salvo poi venire fermati dall’impianto di amplificazione che smette di funzionare. Problema risolto, si riparte. Anzi, no. L’impianto salta di nuovo! Ok, il terzo tentativo è quello giusto e la band riesce a partire. La track list è varia e ripercorre la lunga carriera dei metallari di Amburgo, pezzi come “Eagle Fly Free”, “Future World”, “Doctor Stein” vengono ovviamente eseguiti. Unica nota negativa, è la voce di Andi Deris. Certi pezzi non gli sono proprio riusciti. Peccato.
Ecco che ci spostiamo per andarci a cuccare I Blind Guardian (altra band teutonica!!). Una folla enorme si raduna per
seguire l’esibizione della band, la quale sembra essere in forma smagliante. I suoni degli strumenti sono impeccabili
e ciò consente di dare all’esecuzione un punto positivo in più. I Guardian ripassano ben bene la loro discografia
estraendo il meglio. Dai pezzi nuovi come “Sacred” si torna ai fasti del passato di “Valhalla” e “The Bard’s Song”, per
poi concludere con Mirror Mirror – accompagnata da fuochi d’artificio e fiamme. Bellissimo concerto!
Ok arriviamo al momento che tutti – o diciamo quasi tutti – stanno aspettando: Ozzy Osbourne on stage. Per farla breve,
si può tranquillamente dire che Ozzy non ce la fa più. Fatica a cantare anche i pezzi più semplici e deambula in giro per il palco come un anziano in un ospizio. Per fortuna ha dietro di sé una band stellare che alza moltissimo la media di
questo show: si può dare un 5 alla prestazione vocali di Ozzy (e forse siamo buoni) e 10 a quella dei musicisti. Pezzi
a dir poco mitici come “Mr Crowley”, “War Pigs”, “Bark At The Moon”, “Crazy Train” e “Paranoid” vengono eseguiti alla
perfezione dagli strumentisti e riescono – quasi – a farci distogliere l’attenzione dalla voce del singer britannico.
La domanda sorge spontanea: ha senso andare in giro proponendo esibizioni vocali assolutamente sotto la sufficienza?
Venerdì 5 agosto.
Partiamo subito alla grande coi  Suicidal Tendencies, i quali pettinano subito i presenti con “You Can’t Bring Me Down”,
forti di un muro di suono davvero imponente creato da Stephen Bruner e soci. I pezzi più famosi vengono proposti ad
un pubblico che è presente dalla prima all’ultima nota, in mezzo trova spazio giustamente anche un bel solo di batteria
di  Eric Moore. Insomma un ottimo modo di iniziare la giornata.
Salgono sul palco gli As I Lay Dying. Premettendo che non è tra le nostre band preferite, dobbiamo però ammettere che hanno fatto davvero un ottimo show. Il pubblico evidentemente li ama e non ha mai smesso di pogare e fare crowd surfing per tutta la loro esibizione.
Praticamente in contemporanea con gli As I Lay Dying salgono sul “Party Stage” i nostrani Rhapsody Of Fire. Forti anche delle recenti collaborazioni del cantante Fabio Lione con gli americani Kamelot, la loro reputazione in terra teutonica s’è solidificata ulteriormente. Infatti ad assistere il concerto c’è davvero tanta gente e per giunta molto coinvolta dalla band.
Anche in questo caso vengono eseguiti i brani più rappresentativi dei ben nove album registrati dai nostri. Anche solo per il fatto di aver portato il tricolore a sbandierare alto sull’Olimpo del metallo bisogna rendere onore al gruppo.
Ecco comparire sul palco i Sodom! I pilastri del thrash tedesco si esibiscono col nuovo batterista Makka, il quale fa il suo lavoro egregiamente e risulta essere il cuore pulsante della band. Pezzi storici come “The Voice Of Killing” e “Outbreak Of Evil” si alternano a pezzi nuovi come “In War And Pieces”. Lo spettacolo lascia il segno anche sui ragazzi più giovani, i quali non possono fare a meno di pogare per tutto lo show! Insomma, una sicurezza come sempre.
E’ la volta dei Trivium, band non proprio amata dai metallari più conservatori (soprattutto per il look trendy). Heafy e soci decidono di dare molto spazio a pezzi del nuovo album “In Waves”, il quale all’epoca dei fatti non era ancora uscito. Questo può essere spiegato dal fatto che pur non essendo ancora nei negozi lo si poteva reperire illegalmente su internet, infatti molti fans già conoscevano questi pezzi… Ovviamente non sono mancati quelli più famosi come “Down From The Sky”.
Da segnalare il nuovo batterista Nick Augusto, che ha avuto l’arduo compito di sostituire Mike Portnoy. Compito riuscito egregiamente.
Ora si fa sul serio…ecco che è la volta dei Judas Priest! I mitici metallari inglesi snocciolano un repertorio invidiabile con una naturalezza disarmante. “Rapid Fire”, “Night Crawler”, “Breaking The Law”, “Painkiller” e altri veri e propri inni metal vengono proposte una dietro l’altra fino alla finale “Living After Midnight” che segna l’epilogo di uno show destinato a rimanere nel cuore per un po’ di tempo. Da sottolineare la prestazione ottima di Halford.
E’ la volta degli svizzeri Triptykon, capitanati dal chitarrista Tom G. Warrior – celebre per essere stato negli storici Celtic Frost, di cui troviamo proposti anche alcuni brani. Uno spettacolo purtroppo segnato da una resa sonora non impeccabile, ma oscuro e interessante abbastanza da tenere davanti al palco svariate migliaia (decine di migliaia?) di fans.
Ultima band della serata: Airbourne. Per la terza volta gli australiani calcano il palco del W:O:A, e per la terza volta la risposta del pubblico non si lascia attendere. Il leader Joel O’Keeffe in primis è un animale da palco in puro stile Rock N Roll e dall’ inizio alla fine da tutto sé stesso. Canzoni come “Raise The Flag”, “Blackjack”, “Stand Up For Rock N Roll” fanno muovere ogni testa presente di fronte al palco e quando la band saluta tutti con “Runnin’ Wild” il pubblico se ne va soddisfatto.
Sabato 6 agosto.
Sabato per cause di forza maggiore arriviamo all’area concerti giusto in tempo per vedere i Morbid Angel. I floridiani tra i capostipiti del death metal sono in gran forma e propongono un set vario, che comprende anche qualche pezzo tratto dal loro ultimo, controverso album. La risposta del pubblico ai nuovi pezzi è a dire il vero un po’ freddina, ma per cavalli di battaglia come “Fall From Grace”, “Rapture”, “Chapel Of Ghouls”, “Where The Slime Live” e “God Of Emptiness” è tutt’altra storia. Ora non rimane che cercare di abituarsi al nuovo album per poterlo giudicare a mente fredda… Subito dopo è la volta degli Iced Earth. Questo è l’ultimo concerto del singer Matthew Barlow e nell’atmosfera c’è qualcosa di strano, una velata tristezza. Matt ovviamente fa il suo lavoro dall’inizio alla fine, cantando molto bene ma non benissimo. La scelta dei pezzi proposti è azzeccatissima, e tra una “Burning Times” e “Violate”, passando da “I Died For You” e “The Coming Curse” si arriva alla fine. Jon Schaffer dà l’annuncio ufficiale della dipartita di Barlow e qualcuno quasi si mette a piangere. Uno dei concerti più attesi dal sottoscritto è quello dei norvegesi Mayhem, fondatori del Black Metal, questa volta on stage con il cantante che più li rappresenta dopo il defunto Dead, ovvero Attila. Lo show è privo di fronzoli, Hellhammer e soci non usano il corpse paint (tanto loro non devono seguire i cliché) e un bel banner svetta da dietro la batteria. La scaletta scorre mentre la voce di Attila, unica, mesmerizza i presenti. Quando poi arrivano i pezzi estratti dal celeberrimo “De Misteriis Dom Sathanas” si gode davvero. Speriamo di rivederli presto in un club piccolo, per poter vivere meglio il concerto.
Ecco che arrivano i Sepultura. La creatura dei fratelli Cavalera che, guarda un po’, è rimasta orfana! La tracklist è composta in buona parte da pezzi storici (“Arise”, “Refuse/resist”, “Territory”, “Ratamahatta”, “Roots Bloody Roots”), i quali coinvolgono bene il pubblico.
Però bisogna dire che fa un certo effetto alzare gli occhi e vedere solo Paulo Jr (basso) e Andreas Kisser (chitarra). I fratelli Cavalera erano il simbolo della band e già dalla dipartita di Max nel ’97 le cose cambiarono molto.
E’ la volta degli Avantasia, la band che vanta il maggior numero di collaborazioni esterne di grande rilievo! Accolti in modo calorosissimo dai fans, credo soprattutto per la presenza dell’ex frontman degli Helloween, Michael Kiske. Tra gli invitati nella super band di Tobias Sammet troviamo anche Jorn Lande, Bob Catley, Kai Hansen, Amanda Somerville e Sascha Paeth. Una lunga esibizione che ha portato in scena alcuni tra i performer migliori di ieri e di oggi.
Torniamo a sonorità thrash coi Kreator. Scenografia d’effetto e impianto luci abilmente sfruttato a fare da contorno ad una esibizione praticamente impeccabile. La lunga carriera del gruppo viene rispolverata senza tregua e decine di migliaia di fans vengono letteralmente assorbiti da una prestazione senza macchia, uno dei concerti più efficaci di questo W:O:A! Arrivano i Motörhead! Loro ovviamente non hanno bisogno di presentazioni e al Wacken sono praticamente di casa. Il pubblico come ogni volta li accoglie come dev’essere accolta una band di questo calibro. Come ogni volta suonano impeccabilmente, la gente è coinvolta e gran parte del merito va al cuore pulsante della band: Mikkey Dee. Loro sono come il vino, più invecchiano e più migliorano.
Chiudono le danze i Children Of Bodom. Purtroppo il tempo cambia e inizia a piovere come solo al nord Europa è possibile… Ad ogni modo, i CoB sono veterani del W:O:A ma quest’anno non riescono a dare il meglio di loro. Nonostante un palco di tutto rispetto con tanto di fiamme, rampe e fuochi d’artificio, i finlandesi non riescono a convincere appieno. I fans del Wacken, irriducibili fino all’ultimo secondo di festival, perseverano ad assistere allo show sotto il diluvio. Ciò vuol dire che sicuramente loro hanno apprezzato, però obiettivamente ci si aspettava di più.
Detto questo, oltre ai concerti al Wacken Open Air c’è di più, molto di più. Ci siamo intrattenuti nei moltissimi negozi di abbigliamento o dischi, ci siamo divertiti nell’area vichinga, abbiamo passato svariate ore a…”dissetarci” al Biergarten. Insomma c’è sempre qualcosa da fare.
L’unica nota davvero dolente, una vera e propria delusione, è stata la “discoteca metal”. Sul programma c’era scritto che avrebbe chiuso alle 5 (o 6?) del mattino mentre una volta addirittura ha chiuso all’una. Un vero peccato, negli anni scorsi ci siamo divertiti parecchio là dentro.
Già confermati per l’anno prossimo, tra gli altri, Amon Amarth, Axel Rudi Pell, Coroner, Dark Funeral, Forbidden, Gamma Ray, HammerFall, Machine Head, Ministry, Watain…insomma, ci si rivede l’anno prossimo al Wacken Open Air 2012!

Daniele Ugolini



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