Ode alla vecchia compilation

Ode alla vecchia compilation

Di: Daniele Fresko

Siamo invecchiati, inesorabilmente e senza alcun avvertimento.
Varcata la quarta decade ci sentiamo più affascinanti, più maturi e dunque più consapevoli nell’affrontare le esperienze insensate che la bizzarra vita si diverte a confezionarci, solo per il gusto sadico di vedere le nostre reazioni.
Eppure continuiamo a perdere lungo la strada idee, maglioni sgualciti, jeans troppo bucati, macchine da rottamare, amori fugaci, pesci rossi suicidi e scatole che non apriremo mai.
La musica è uno degli strumenti più efficaci e diretti di veicolare le emozioni, per trasmetterle e per influenzarle.
C’è una specie in via di estinzione, dilaniata dalla velocità neutrinica (neanche della luce si può più dire…) delle nostra giornate, dal passaggio che si è compiuto da un supporto musicale ad un altro sotto il nostro naso, anestetizzandoci.
Resiste il vinile, il cui tocco vintage attrae nonostante sia anziano ed obsoleto, ma sono defunte ormai da tempo le musicassette (che osserviamo accatastate con sorriso di circostanza) ed i cd camminano come equilibristi ubriachi su un filo di fibra ottica.
La musica ascoltata nei nuovi supporti progettati da geni visionari è più asettica e permette ad ognuno di fruirne a proprio piacimento senza aver letto il libretto di istruzioni necessario per accostasi a questo tipo di marchingegni.
Si ascoltano 3 canzoni da ogni album, si mischiano vorticosamente gli stili e si lasciano ballare colossi della musica in un cortile di ragazzini rimbecilliti.
Il tutto sotto il nostro sguardo, cosciente od incosciente che sia.
Non ci avevano spiegato che nella metamorfosi avremmo perso il compagno di una vita, con il quale passavamo le estati e con cui facevamo innamorare la ragazza di turno: il buon vecchio “misto”.
Quando eri costretto ad ascoltarne tutte le tracce, perché la cassetta non permetteva lo scorrimento delle canzoni o quando ti veniva regalato con un’immancabile dedica interna le cui parole facevi decantare, leggendo lentamente per assaporarne il gusto.
Era un flusso di coscienza immediato che richiedeva una preparazione meticolosa e regole da non infrangere quali: mai due pezzi dello stesso gruppo uno dopo l’altro e mai tutte le canzoni migliori all’inizio con peggioramento graduale.
Ora i brani si “scorrono” e si realizzano playlist senza capo né coda, cestinate al terzo sorso di birra.
L’unica salvezza che abbiamo è quella di insegnarne la preziosa arte ai nostri figli, sperando che il futuro riservi loro lo spazio che meritano (sia ai figli che ai misti).
Perché un misto ti dice molto della persona che lo ha realizzato, ti fa capire in che modo si veste, che libri legge, che locali frequenta e quali sono i suoi sogni.
Chi regala un misto si mette a nudo, rischia, ma può camminare a testa alta di fronte al mondo perché ha tentato di condividere emozioni.
Che queste siano percepite o meno da chi riceve non ha alcuna importanza, se non apprezza è semplicemente diverso, né migliore, né peggiore.
Per voi, l’ovvia conclusione.

1. Unfinished sympathy – MASSIVE ATTACK
2. Comfortably numb – PINK FLOYD
3. Revolution – BEATLES
4. In Bloom – NIRVANA
5. How soon is now? – SMITHS
6. Uno – MUSE
7. Enjoy the silence (versione 2004) – DEPECHE MODE
8. Love will tear us apart – JOY DIVISION
9. All these things that I’ve done – KILLERS
10. Nothing as it seems – PEARL JAM
11. Stand inside your love – SMASHING PUMPKINS
12. Pictures of you – CURE
13. The Pretender – FOO FIGHTERS
14. High and dry – RADIOHEAD


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