Intervista a Davide Romagnoni, leader dei Vallanzaska

Intervista a Davide Romagnoni, leader dei Vallanzaska

In occasione dell’uscita del primo best of di una delle band culto della musica italiana, i Vallanzaska, Jaymag ha voluto intervistare Davide Romagnoni per celebrare vent’anni di carriera trascorsi sui palchi di tutta Italia. Ecco cosa ci ha raccontato il cantante.
Davide, nel lontano ’91 avresti mai pensato, nel 2011, di riuscire a pubblicare un best of con i Vallanzaska?

La cosa più emozionante del pubblicare una raccolta celebrativa non è tanto festeggiare un decennio o addirittura due di vita sui palchi, quanto il guardarsi indietro e vedere quanti album hai composto, quante canzoni hai scritto. Nel 2007 abbiamo festeggiato i 1000 concerti, fare il the best è una cosa un po’ particolare, lo puoi fare solo se hai calcato la scena e prodotto la tua musica per abbastanza tempo da permettere che l’operazione abbia realmente un senso. Nel nostro caso inoltre il the best ha un surplus. La nostra raccolta è infatti la colonna sonora di un affresco sociale, il mondo che i Vallanzaska hanno vissuto e ossarvato, dal 1991 ad oggi.

Cosa è cambiato nella band dagli esordi ad oggi? Qual è stato il vostro percorso artistico?

Noi abbiamo suonato ininterrottamente fin dagli esordi, senza mai prenderci delle pause o riflessioni, senza mai scioglierci. Abbiamo cambiato tante volte i compagni di viaggio, ma da quasi 10 anni siamo gli stessi. Noi siamo un gruppo ska, ma non siamo stati mai dei puristi del genere, neanche nel look. Quello che però ci viene riconosciuto un po’ da tutti è l’esistenza chiara di uno stile, di uno stampo: quello vallanza, che caratterizza tutte quante le nostre canzoni. Una canzone dei Vallanza la individui dal tema di fiati alla vallanza, dal testo e dalle rime alla vallanza, nonchè dall’approccio sonoro e qualitativo dell’espressione dello strumento suonato. Il nostro percorso artistico è dunque tutto quello che ci ha portato in modo naturale, ma pensato, a creare un nostro suono, un nostro stile, e in fondo, un nostro ska che guarda alle cazzate ma anche all’impegno civile.
Il nostro percorso artistico ci ha anche portato a SuperCiro, la cosa divertente è che ci hanno chiamato per avere il nostro pezzo “Si si si No no no”” che denuncia l’uso pericoloso del tubo catodico. Noi, come dei cavalli di Troia, ci siamo andati.

Ci sono delle canzoni che non vi rappresentano più nel 2011?

A pensarci bene…direi di no. Il fatto è che non abbiamo mai scritto canzoni adolescenziali o troppo legate a fatti specifici oramai passati da troppo tempo. E se il tempo è passato, sono canzoni che rifaremmo comunque volentieri. C’è una canzone che si chiama “aeroplanino” che racconta di un dirottamento aereo, realmente esistito, in cui il velivolo fa un ammaraggio a pochi metri dale isole Comore, come dire, dall’inferno al paradiso… E’ successo nei primi anni 90, ma come si fa a percepirla vecchia o antica? Inoltre abbiamo appena fatto uscire una raccolta celebrativa, le canzoni inserite pescano da tutti i nostri album. Le stiamo provando e ci stiamo divertendo molto, quindi il motivo per cui avevamo lasciato da parte alcune vecchie canzoni era solo per fare spazio a quelle nuove.

Come mai avete deciso di pubblicare questa raccolta? E’ stata una vostra iniziativa o vi è stata proposta dalla casa discografica?

Noi dal 2004 abbiamo scelto l’autoproduzione fondando la Maninalto! Records che oggi si occupa anche del nostro booking. Tutto quello che i Vallanzaska fanno è scelto dai Vallanzaska. Abbiamo voluto fare la raccolta perchè 20 anni sono da festeggiare, e perchè noi viviamo di concerti, per cui un prodotto nuovo, soprattutto se coadiuvato da un bel video a sostegno del singolo (spaghetti ska), permette ad una band di suonare. E noi in particolare abbiamo praparato uno spettacolo ed una scaletta completamente nuova poichè portiamo in giro le canzoni della raccolta, canzoni che chi ci segue dal vivo da tanto tempo, vedi gli “ultrallanza”, non può avere sentito dal vivo perchè non le proponiamo da anni, oltre naturalmente ai nostri classici.

Per questo album avete usato molto bene la community online. Infatti sono stati i vostri fans a scegliere la tracklist. Come è nata questa iniziativa?

Nel momento in cui abbiamo deciso di fare la raccolta celebativa ci siamo ritrovati per scegliere quali fossero le venti canzoni da inserire. Impresa ardua, infatti mentre eravamo a discutere su quale fosse la top 20, ci siamo resi conto che questa raccolta non è un regalo per noi, quanto un regalo ai fans. Abbiamo quindi chiesto loro di votare su facebook i 20 brani che avrebbero voluto vedere in una raccolta celebrativa dei Vallanzaska tra gli oltre 80 scritti. Quello che ne è venuto fuori è un risultato molto significativo. Noi non avremmo potuto fare di meglio, la differenza è quella che c’è tra un affresco e un autoscatto. Queste primarie dello ska hanno decretato le canzoni da inserire, e anche lo scatto di copertina è il risultato di un contest su facebook (Giovani Fotografi) che hanno interpretato con una foto il nome della raccolta che a sua volta si rifa al suo singolo, cioè “spaghetti ska”

Se potessi tornare indietro c’è qualcosa che non rifaresti?

Noi abbiamo sempre inteso la musica, i concerti un’occasione puramente artistica. Ci è sempre mancato l’atteggiamento da “siamo molto più fighi di voi” anche nei confronti degli altri gruppi, perchè appunto a noi ha interessato sempre fare musica, fare show. Abbiamo sempre messo in secondo piano l’aspetto dell’immagine e dell’atteggiamento da “arrivo e ti smerdo” privilegiando l’integrità del nostro modo di vedere le cose e circondandoci di conseguenza di persone positive. Ma è un atteggiamento tipico del mondo artistico realmente alternativo, in contrasto con quello che succede spesso in quello indie.
Credo che il segreto della nostra longevità ma anche di partecipazione del pubblico stia proprio nell’atteggiamento mentale positivo che si ha con il mondo che ci circonda.

Perché decideste di suonare proprio un genere come lo ska?

 
Io e Lucio eravamo compagni di liceo ed eravamo grandissimi fan dei Madness e degli Specials. Abbiamo unito i nostri gruppi che non facevano propriamente ska e abbiamo dato via ai Vallanzaska per fare questo genere. Lo ska per noi era il genere più bello del mondo, ecco perchè abbiamo scelto di suonare ska.

E questo nome? Vallanzaska..potendolo cambiare oggi cosa sceglieresti?
Il nome è un omaggio al bandito della Comasina, tra l’altro ospite nel nostro ultimo disco in occasione del brano “Expo 2015”, ma anche un omaggio allo ska; cercavamo un nome che avesse questa desinenza, e possibilmente il nome di un bandito. Ma è una provocazione legata al concetto di fuga continua, di evasione, non un’esaltazione di chi ha 4 ergastoli e 260 anni di carcere da scontare. Non cambierei il nome perchè secondo me è molto forte e d’impatto. Se proprio dovessi cambiare, allora in cambio prenderei tutto quello che ne concerne…cambierei Vallanzaska in Rolling Stones, oppure U2.

Dejanira Bada


No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.