Intervista ai Vanillina

Intervista ai Vanillina

La band di Davide Lasala e Lou Capozzi è tornata con un nuovo album intitolato “Conta fino a dieci”. Jaymag li ha intervistati per voi in occasione dell’uscita del disco ma soprattutto perchè crede fermamente che i Vanillina siano un gruppo italiano di spessore. Bravi musicisti da appoggiare e da far conoscere il più possibile. Ecco qui l’intervista al duo più adrenalinico e rock del momento.

Conta fino a dieci” è il titolo della vostra ultima fatica in studio..E’ un monito a pensare prima di parlare o cos’altro?

Davide: Più che a pensare prima di parlare, è un invito a prendersi il giusto tempo. In quel “Conta fino a dieci” si racchiude il concetto di scelta: del proprio bene, delle parole appropriate, di ciò in cui credi.

Capozzi: E’ quello che abbiamo fatto dopo l’uscita di Eclisse. Abbiamo affrontato una lunga fase di transizione, cominciata tempo prima. Eclisse è stato un mezzo per evitare di sparire per troppo tempo dalle scene, ma ci siamo subito resi conto che avevamo le potenzialità per fare molto meglio. Allora abbiamo deciso di contare fino a dieci, di prenderci tutto il tempo di cui avevamo bisogno e tirar fuori il massimo.

Ho sentito molte influenze in questo vostro ultimo disco: Muse, Nirvana, Interpol, Queens of the Stone Age..mi sbaglio? Avete delle band preferite alle quali vi ispirate solitamente?

Davide : Di influenze e somiglianze ce ne sono molte ma abbiamo cercato di fregarcene altamente. Se qualcosa suonava bene si andava avanti cercando di personalizzarla il più possibile secondo le nostre esigenze. I miei ascolti sono stati Bright Eyes, Dinosaur jr, Soulwax e tanto altro.

Capozzi: Le influenze non si possono negare. Ti porti dietro la tua valigia (tra gli altri anche i gruppi che hai citato) e inevitabilmente traspare da quello che suoni. Però abbiamo lavorato senza riferimenti precisi, cercando di essere liberi di attingere al nostro istinto. Io sicuramente mi ispiro a Dave Grohl, il mio batterista preferito.

I vostri nuovi arrangiamenti sono molto emozionali (non “emo”, tranquilli) oltre che ricercati. Credete di aver raggiunto una sorta di maturità artistica con “Conta fino a dieci”?

Davide: Abbiamo lavorato molto su arrangiamento e suoni ma una buona parte è stata gestita in mixaggio assieme a Jean Charles Carbone. Non credo di aver raggiunto un punto di maturità ma solo di aver aggiunto un mattoncino alla nostra esperienza artistica che continua in qualche modo a chiederci più dedizione.

Capozzi: abbiamo lavorato sodo, sia in fase di arrangiamento con Alberto Motta al basso che in mixaggio con Jean Charles Carbone, e questo lavoro ha arricchito molto la nostra materia grezza.  Anche la scelta di non avere un produttore è stata azzardata, ma ci ha dato la possibilità di sperimentare e non scendere a compromessi. Quando affronteremo il prossimo disco, partiremo con le idee molto più chiare. Non so se chiamarla maturità, ma un passo avanti sì.

Ormai avete alle spalle dieci anni di carriera. Cosa è cambiato in questo arco di tempo all’interno della band e nel mondo della musica indipendente italiana?

Davide: È  cambiato il modo di lavorare: nei dischi precedenti ci appoggiavamo a persone che ci registravano (Giulio Favero ci ha assistito sia per l’Ep Sagome che per il disco Spine), mentre da qualche anno a questa parte facciamo tutto noi nel nostro studio, con tutte le difficoltà che comporta. Nel mondo della musica indipendente vedo che non è cambiato molto, ognuno cerca di fare del proprio meglio con i mezzi che ha. Vedrei più collaborazioni tra musicisti, perchè alla fine arriviamo tutti dalla stessa voglia di fare musica: più condividi, più cresci e puoi migliorare.

Capozzi: In dieci anni abbiamo cambiato quattro bassisti. Gabriele Giussani, Andrea Rigante, Alberto Motta e Fabrizio Caligiuri. Nel 2005 c’è anche stato il mio ingresso nel gruppo. Tutti gli avvicendamenti sono stati dopo Spine, e questo spiega anche il lungo periodo di transizione che ha portato a Conta fino a dieci. È cambiato il processo creativo, dando priorità alla stesura di melodia e testi e in seguito alle parti strumentali. Abbiamo inoltre deciso di investire nella realizzazione di un nostro studio e di produrre tutto da soli, cosa che non avevamo mai fatto. Nel panorama della musica indipendente, l’unica cosa che mi sento di dire è che sono diminuiti gli spazi. Ma non ci facciamo scoraggiare.

Scusate l’ignoranza, ma non ho mai capito (e saputo) perché avete deciso di chiamarvi Vanillina..

Davide: Perchè mia madre la metteva sempre nelle torte quando ero piccolo e il font della “Paneangeli” mi faceva impazzire. Poi era anche il 1999, ero piccolo e immaturo (ride)

Capozzi: Sono arrivato che la frittata era già stata fatta. Comunque mi è sempre piaciuto il contrasto tra il sound ruvido e acido e la dolcezza fatta polvere.

E questa bellissima copertina realizzata da Paolo Troilo? Come siete entrati in contatto con lui?

Davide: Ci sono entrato in contatto io per puro caso. Mentre cercavo su google di scoprire se qualcuno avesse già usato il titolo del disco, cliccando immagini ho trovato proprio Paolo. Ho fatto un po’ di ricerca per capire come arrivare a lui personalmente, dopo di che ci siamo incontrati a casa sua e tutto ha preso piede. Mi ci vedo molto nei suoi quadri. Dopo aver ascoltato il disco, Paolo ci ha proposto 3 quadri tra cui scegliere per la copertina e noi abbiamo optato per i due uomini che si urlano addosso: uno istiga guerra e l’altro pace, due persone che vogliono averla vinta.

Capozzi: Io personalmente non credo nel caso. Dopo aver scelto il titolo del disco, Davide lo ha “googlato” e tra i primi risultati è uscita proprio una mostra di Paolo intitolata “Conta fino a dieci” ( http://www.fabbricaeos.it/mostra/PAOLO_TROILO_-_Conta_fino_a_dieci ). Prendere contatto e proporgli la collaborazione è stato facile, perchè Paolo si è dimostrato una persona squisita e estremamente disponibile, cosa tutt’altro che scontata per un artista del suo calibro. Il disco gli è piaciuto e ha apprezzato particolarmente l’idea che avessimo fatto tutto con le nostre forze, come fa lui. Il quadro che abbiamo scelto ci è sembrato perfetto al primo sguardo. Rispecchia perfettamente la forza, la tensione e il conflitto che sentiamo nel nostro disco.

Chi è tra voi due il vero autore dei testi e come nascono le vostre canzoni? Cosa vi ispira quando scrivete?

Davide: Testi e melodie le scrivo io, poi porto tutto in sala per arrangiarlo e raffinarlo insieme agli altri. Le canzoni nascono dalla voglia di sfogarsi, di raccontare cosa vedono i miei occhi o come recepisco gli avvenimenti sulla mia pelle. Che arrivi o meno non importa, a me fa star bene.

Dal vivo siete davvero spettacolari e siete in grado di donare alle canzoni una marcia in più, rendendole più grezze, più vere. Preferite la dimensione live o a volte anche l’atmosfera che si crea all’interno dello studio di registrazione?

Davide: Nettamente il live. Hai la possibilità di sfogarti e di creare una chimica con il resto della band che in studio non puoi ricreare, anche se questo disco è stato pensato per racchiudere una nostra intenzione live, e ne siamo soddisfatti perchè ha il nostro carattere.

Capozzi: Il live è il nostro pane, la nostra droga. Le energie sono immediate e presenti, circolano tra te, chi ti suona accanto e chi ti ascolta. Il giorno dell’uscita è stata una grande soddisfazione, come i complimenti e i commenti positivi. Ma niente di paragonabile a quando siamo saliti sul palco a suonare questo disco per la prima volta. Anche l’ordine dei brani è diventata la scaletta del concerto, perchè inevitabilmente, quando abbiamo deciso la tracklist, ci siamo immaginati come sarebbe stato suonarla live.

Tra altri dieci anni come immaginate i Vanillina? Esisteranno ancora?

Davide: Non saprei, sicuramente più vecchi e testardi. Se esisteremo ancora spero di mettere altri mattoncini sulla mia crescita musicale.

Capozzi: Finchè avremo la forza e la testardaggine di fare passi avanti, ci saremo.

Ora avete intenzione di fare un tour in giro per l’Italia? Avete già qualche data da segnalarci?

Davide: Come negli ultimi dieci anni cerchiamo sempre di fare date ma, non avendo un’agenzia di booking, è difficile come tutte le cose che fai da solo. Ci hanno chiamato per dei concerti in giro per la penisola che andranno a definirsi presto. Le due presentazioni del disco sono andate molto bene: i locali erano pieni in entrambe le date e per noi è stata una gran soddisfazione.

Capozzi: E’ il nostro obiettivo. Sicuramente non sarà facile ma siamo testardi e convinti di poter dare tanto.  Arriviamo da due date esaltanti, e quindi siamo molto carichi.

Anticipazioni per i vostri fans? Avete in cantiere del nuovo materiale?

Davide: Stiamo terminando di girare il video di Discoteca Solida. Nel frattempo ci chiuderemo un po’ in studio per lavorare su materiale nuovo tuttora in fase embrionale.

Davide, definisci in tre parole Capozzi..

 Un buon compagno di viaggio che non ha mai perso tempo nel fare le cose!

Capozzi, definisci in tre parole Davide..

Cocciuto, generoso, rock!

Dejanira Bada


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