Vita, opere e decadenza di una punk band (che tanto punk non è)

Vita, opere e decadenza di una punk band (che tanto punk non è)

Diciamocelo. Di per sè i Blink 182 non hanno fatto nulla di male, o almeno, nulla che ogni band definibile come storica non avrebbe fatto dopo una decade. Si sono rinnovati. Fino a qui tutto bene. Il punto è che lo hanno fatto in una maniera alquanto criticabile, come se si sentissero in dovere. Il bagaglio tecnico della band è sempre stato relativamente scarso, eccezion fatta per il batterista Travis Barker. Eppure c’era qualcosa – nel loro ormai postumo modus operandi – di affascinante e dinamico. La loro musica era in grado di scatenare quella vibrazione primitiva nel corpo che solo certe note sono in grado di suscitare. Poi lo scioglimento. Tom (il povero Tom) iniziò anche a lavorarare a progetti paralleli. Prima con un ben riuscito disco realizzato insieme a Travis dal titolo “Box Car Racer” e poi con gli “Angel&Airways “, dove le sue velleità artistiche (da solista) si sono rivelate adatte per lo più a ragazzine in delirio con l’ormone impazzito.
Dall’altra parte Mark fonda i “+44”, ottenendo più successo del suo ex chitarrista (le rullate d’altronde sono sempre quelle di Barker, diamine). Poi, un bel giorno, accadde ciò che tutti i fan sospiravano: in un gelido 8 di febbraio, nel 2009, i Blink 182 si riuniscono. L’anno dopo, a Bologna, eravamo presenti all’Indipendant Day Festival per vederli finalmente dal vivo insieme ai Sum 41 e ai Simple Plan. La band di Tom e company non sono stati niente male in versione live.. Eppure quella sera si percepì qualcosa di disarmonico, una silenziosa nota stonata all’interno dei loro pezzi – accompagnati tra l’altro da un secondo chitarrista seminascosto dietro le quinte. Poi quest’album, “Neighborhoods” con quei due o tre accordi in più aggiunti ai riff che non solo hanno reso il sound più banale e strascicato all’orecchio, ma che hanno anche fatto perdere quell’aria sbruffona e da coglioncelli che erano il fiore all’occhiello dei Blink. Quello stile, quella sbiellata voglia di vivere e di cazzeggiare che li contraddistingueva, sembra ormai andata perduta per sempre. Ora, ascoltando questo nuovo lavoro, i fan (me compreso) non guardano nè al loro presente nè al loro futuro, ma solo a ciò che sono stati un tempo. Se non altro ritorneranno in Italia per ben due volte quest’anno, il 3 luglio al Mediolanum Forum di Assago, Milano e il 4 al Summer Festival di Lucca; curiosi di sentir suonare “Neighborhoods” dal vivo..

Pietro Steiner


No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.