Intervista al jazzista Stefano Scarfone

Intervista al jazzista Stefano Scarfone

In occasione dell’uscita del suo nuovo album “PRECIPITEVOLISSIMEVOLMENTE” Jaymag ha intervistato Stefano Scarfone. Un grande chitarrista, un ottimo compositore, un musicista vero impegnato anche nel sociale..

Stefano, è in uscita il tuo nuovo album intitolato “PRECIPITEVOLISSIMEVOLMENTE” prodotto dall’etichetta Nau Records. Come è nato questo lavoro?
 
Il lavoro nasce da un incontro durante un concerto con Gianni Barone produttore del progetto e titolare della Nau Records. Lui è venuto a vedere un mio concerto in solo, ci siamo parlati e di comune accordo abbiamo deciso di collaborare per realizzare questo album.
 
Perché questo titolo? Fretta di fare cosa? A cosa si riferisce?

La fretta di cambiare le cose, di dare nuova luce a una nicchia musicale di grande potenzialità ma troppo messa in disparte dal sistema mediatico italiano. La voglia di arrivare a tutti e non solo agli appassionati ed ai jazzisti.
 
Hanno partecipato alla registrazione del tuo progetto musicisti come Israel Varela, Luca Pirozzi, Caterina Palazzi, Gabriele Gagliarini e Quentin Collins. Come ti sei trovato a lavorare con loro?

Tutti musicisti straordinari. Luca è un amico da anni ed un grande bassista. Israel è un batterista unico, come lui c’è solo lui, è stato fortemente voluto da me per questo disco perché credo che il suo modo di sonare si sposi perfettamente con le mie composizioni. Quentin l’ho conosciuto a Londra tramite Claudio Passavanti un mio amico produttore della Sunlightsquare, Caterina propostami da Gianni, è stata una piacevolissima scoperta al contrabbasso. Infine Gabriele che mi accompagna spesso alle percussioni e con cui c’è una grande intesa ed una profonda amicizia.
 
La tua ricerca parte dal jazz per approdare ad un risultato ricco di contaminazioni e influenzato da più generi…

Si, il mio modo di comporre si basa sulla ricerca melodica, cosa che faccio a prescindere dallo strumento demandato a “cantare”. Lo faccio prima pensando, successivamente, attraverso lo strumento, sviluppo il tema. Quando mi chiedono che genere suono ho sempre difficoltà a definirlo, la chiamo “musica”, c’è un po’ tutta la mia esperienza musicale e di vita, fondendo tanti generi e stili in modo personale.
 
Il jazz è un genere musicale di nicchia. Cosa si potrebbe fare secondo te per avvicinare i giovani – ma non solo – ad una musica che non sia soltanto “semplice” pop?

Sicuramente manca un supporto mediatico adeguato. Il jazz d’altro canto soffre molto, sopratutto in Italia, perché credo vi sia da parte degli addetti ai lavori poca attenzione per  rendere una performance musicale uno show vero e proprio, ci si limita a salire su un palco, molto spesso in maniera timida e riservata ed eseguire i brani, senza coinvolgere il pubblico, senza una presenza scenica accattivante e forse nella maggior parte dei casi senza fare un effettiva ricerca che esca un po’ dagli schemi, limitandosi a proporre standard triti e ritriti o composizioni omologate. Il successo di artisti come Stefano Bollani è la conferma che si può arrivare anche senza fare musica pop.
 
So che sei un frontman eccezionale e un virtuoso del tuo strumento. Cosa vuoi trasmettere al pubblico quando suoni?

La cosa più bella della musica strumentale è che ti porta lontano. Essendo priva di una dialettica vocale, il significato è soggettivo, a chi ne fruisce e a chi ascolta risulta evocativa di immagini, sensazioni, luoghi. Voglio sorprendere chi ascolta la mia musica, voglio arrivargli al cuore.
Sono rimasta colpita da un’iniziativa di beneficenza legata al tuo progetto per la raccolta di fondi destinati ad una o.n.g. argentina che si occupa di infanzia…

Sono molto fiero che la mia musica possa contribuire a questo progetto. L’idea di Gianni Barone è stata quella di donare una parte degli incassi relativi alla vendita dei cd, degli mp3 e dei concerti, con la finalità di finanziare un programma  per la costruzione di una “Casa de la Pediatría Rural”, un centro medico per intenderci, dedicato ai bambini di un area poverissima della provincia del Chaco, situata a nord est del paese e la cui capitale, Resistencia, fu fondata nel 1750 dai Gesuiti ed è conosciuta con il soprannome di “la città delle sculture”, per via dell’impressionante quantità di sculture presenti.  Un progetto curato dal pediatra argentino Gustavo Farruggia che è il presidente de La Higuera – “La Casa de la Pediatría Rural”.

Dove potremo sentirti dal vivo prossimamente?

Il disco verrà ufficialmente presentato a Roma il 13 marzo al Palazzo Santa Chiara. Nei mesi a seguire saremo in tour con il mio trio: Carmine Iuvone al contrabbasso e Federico Leo alla batteria.

Dejanira Bada


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