SVENDESI MUSICA

SVENDESI MUSICA

di: Ale Ranzani

Non abbiamo bisogno di stupide canzoni.
Direi che abbiamo raggiunto un buon numero.
Pensavo, ma si…sono episodi. Non c’è da preoccuparsi.
Mi sbagliavo. Non erano episodi.
Dicevo..ma come? Non me ne sono accorto? Come è possibile?
Se fosse stato un colpo di stato avrei sentito all’improvviso, spari, grida per le strade, insomma un po’ di sana confusione.
Invece no. Tutto è avvenuto per gradi. Ho cominciato a sentire un ronzio che saliva, aumentava, sempre più forte, fino a rimanere costante nelle mie orecchie…che tormento…questi ritornellini ripetuti a pappagallo, testi e melodie di una banalità impressionante, così irritanti.
Sembrano polvere che si adagia su ogni cosa.
Ti seguono ovunque. Scandiscono il battito di città al collasso che vivono e si alimentano di mediocrità.
Lo scenario è apocalittico.
Volti abbruttiti, sguardi assenti di ragazzi (automi?), assolutamente passivi, che cantano e si muovono al ritmo del nulla. E il nulla è nero, una mano scura che addormenta la mente regalando subdole carezze.
La cornice non può essere da meno: trasmissioni in formato digitale che tengono incollate le famiglie alla poltrona. Eventi progettati ad arte per dare un po’ di sollievo ad un dopo lavoro  alienante. Ovazione più standing ovation per la canzoncina dell’ultimo genio incompreso che ora è un po’ più compreso, dopo una kermesse tragicomica anestetizzante.
Si applaude anche da casa, il divertimento è assicurato, la gara è al suo culmine. Sembra di essere allo stadio, sembra una partita di calcio. Le famiglie sono tornate felici e i ragazzi hanno finalmente i loro idoli.
Tutto già visto, tutto già sentito. Nulla di nuovo.
Non c’è posto per l’”altro”, per tutto ciò che si allontani da questi schemi aberranti. Non c’è posto per chi vuole davvero esprimere e dare qualcosa in più che non sia la solita minestra. Una canzone introspettiva, semplicemente poetica, è catalogata come noiosa. Non fa divertire, Non fa ballare. Quindi non fa audience.
Non c’è più posto per la qualità.
Le elites che controllano il mondo mediatico, e non solo, abitano altrove, in luoghi bui ed oscuri dove è più facile organizzare la manipolazione.
Hanno capito che conviene dare alle masse spensieratezza fine a se stessa, eliminando ogni possibilità di mettere in moto il cervello che evidentemente non è più considerato una risorsa. L’impegno costa fatica, si sa.
Meglio andare via lisci. Meglio puntare sulle reazioni emotive automatizzate della massa. Meglio avere degli schiavi.
Forse la musica è lo specchio dei tempi. Se i tempi sono stupidi e vuoti, lo è anche la musica.
Un po’ di anni fa scrivevo un piccolo articolo sull’inserto di Musica di Repubblica citando una bella frase di Goethe. Dopo un po’ di tempo, ho voglia di riproporla ancora con più forza: “artista, vivi e continua a poetare”.


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