Intervista ad Eva Poles

Intervista ad Eva Poles

In occasione del suo primo disco solista dal titolo “Duramadre”, Jaymag ha intervistato Eva Poles (ex Prozac +) Un progetto che ha visto anni di gestazione ma che ora ha finalmente visto la luce.

 

Come è cambiata Eva dai tempi dei Prozac +? Che donna è diventata?

Il tempo e le esperienze fanno di noi ciò che siamo oggi, io sono stata fortunata.Ho avuto la possibilità di cresce nella musica, di potermi confrontare con molti artisti e condividere con loro esperienze di vita e creative. Così, nonostante anche a me non siano mancati gli scappelloti, che la vita a volte ti riserva, oggi posso dire di essere fiera di me, perché sto camminando lungo la strada che mi sono scelta.

Perché questo titolo, “Duramadre”?

DURAMADRE è il miglior titolo per rappresentare quest’album.Si è fatto attendere a lungo, poi un mattino nel dormiveglia si sono presentate a me le due parole, ho agguantato il computer e mi sono accertata fosse ciò che credevo (il primo riferimento è stato quello medico alla “pachimeninge”).Il significato relativo al senso letterale delle parole aveva un forte nesso con tutto quello di cui parlo nell’album, anche se in modo indiretto. Due parole in così forte contrasto tra loro sia nel significante che nel significato, eppure così complementari nell’esprimere concetti di protezione, forza, educazione, crescita, esperienza, ed in fondo proprio di questo parla DURAMADRE.

Come è nato questo album?

Non è nato a tavolino progettando un disco per la mia carriera solista, piuttosto è il frutto di un esigenza creativa, avevo bisogno di comporre cantare e comunicare nel modo che sentivo più giusto per me.Alla fine mi sono ritrovata con molti brani e una domanda “ perchè non fai un disco?” … la risposta è DURAMADRE.

Ci hai messo un po’ di tempo a far uscire un tuo progetto solista..

E’ vero, è un progetto che molti anni prima avevo accarezzato, ma c’è il momento giusto per ogni cosa, ed io prima non me la sarei sentita.

Max Zanotti ha influito su questo lavoro?

Certamente sia a livello umano che artistico, del resto è il produttore dell’album e senza di lui non sarebbe il disco che è. La sua sensibilità artistica e la stima che ho nei suoi confronti come professionista,  ha fatto si che io accettassi di collaborare con lui.  Max ha saputo convincermi a buttarmi, perché ci ha creduto prima di me.E’ stato molto sensibile nel rispettare la direzione che volevo dare all’album e i nostri gusti sono in sintonia, così tutto si è svolto con grande naturalezza e complicità.Voglio comunque ringraziare anche i musicisti che hanno suonato nel disco (e che mi accompagneranno nei live ) sono stati fondamentali: il bravissimo Gionata Bettini che ha registrato il disco e nei live si occuperà della parte elettronica e synth, William Nicastro un bassista fuoriclasse e Stefano Facchi un treno alla batteria.

E il tuo lato punk-rock che fine ha fatto?E’ shakerato in una mistura inscindibile a tutto il resto che fa di me l’artista che sono oggi!Nessuno di noi è piatto, siamo sfumature policrome.

E con i Rezophonic come va? Riuscirai a conciliare tutto? Il tuo progetto solista, i Rezo, I tuoi dj set, le lezioni di canto..
WOW! Non me ne parlare! In effetti faccio fatica a fare tutto, alcune cose per ora sono in stand by, ma i Rezophonic sono una gioia, una festa e quando posso per loro ci sono sempre !

Come è messa la musica italiana secondo te?

Maluccio..

Cosa ne pensi del progetto di Gian Maria Accusani “Sick Tamburo”? Ti senti ancora con lui?

Ho grande stima per GM a livello artistico e professionale, ho imparato molto anche da lui e spero di avergli lasciato qualcosa anch’io.Manteniamo i contatti anche se siamo entrambi sempre molto impegnati.

Ti manca il periodo anni ’90? Hai dei rimpianti?

Avere dei rimpianti ed essere nostalgica è nella mia natura, ma oggi sono molto più consapevole e fiera di me di quanto non lo fossi in quegli anni.Mi vorrei dire bentornata!

Dejanira Bada


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