The Tallest Man On Earth – There’s No Leaving Now

The Tallest Man On Earth – There’s No Leaving Now

Kristian Matsson è un folletto svedese innamorato di Bob Dylan e Neil Young. E’ facile immaginarlo al volante di una Mustang decappottabile, mentre guida per le strade degli USA del sud, con al fianco la sua chitarra, per poi fermarsi in uno spiazzo e cantare a cavalcioni su una staccionata, con alle spalle un campo di grano.

A tre anni da quel magnifico disco che fu “The Wild Hunt”, The Tallest Man On Earth ritorna con un nuovo album, un lavoro come sempre consistente che non aggiunge niente rispetto a quelli precedenti, solo tanto folk/country, come da migliore tradizione americana.

Se non cercate la novità e la sperimentazione quindi questo disco è ciò che fa per voi. Sonorità già sentite da decenni eppure con una capacità d’emozionare ancora unica, avvalendosi soltanto di una chitarra e di una voce che in un qualsiasi altro contesto sarebbero orribili, ma che qui funzionano, eccome se funzionano! E “There’s No Leaving Now” aggiunge pure qualcosa rispetto ai lavori precedenti: mentre “The Wild Hunt” era letteralmente dominato dalla chitarra e dalle venature country, qui compare qualche piccola novità (senza stravolgere nulla), i ritmi si fanno meno sostenuti, ogni tanto ci pensa la chitarra elettrica a colorare il pentagramma (come nel meraviglioso singolo “1904”) e, alle classiche cavalcate e composizioni folk, si aggiunge anche una toccante ballata al pianoforte (la title-track), riprendendo la “Kids On The Run” dal penultimo album con risultati ancora più efficaci.

Come detto, le canzoni che compongono questo disco sono tutte molto omogenee, avrebbe perciò poco senso perdersi in una sterile descrizione track-by-track. Una menzione speciale però la meritano la traccia d’apertura “To Just Grow Away”, una straordinaria composizione folk che scalda il cuore, la  suddetta title-track e la conclusiva e struggente “On Every Page”, forse il brano più bello del lotto nonché degna chiusura di un terzo ottimo capitolo ad opera di un artista che sa come conquistare fin dal primo ascolto.

Un disco non certo straordinario ma che saprà accontentare chi cerca emozioni semplici; un lavoro ammantato da una dolce malinconia, da una tristezza che non strazia ma accarezza, culla e, perché no, ti strappa anche un sorriso.

(Alessio Balbo)


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