IRRINTZI – XABIER IRIONDO

IRRINTZI – XABIER IRIONDO

“Irrintzi”: in lingua basca è un urlo stridente, prolungato. Un taglio netto, in cui si precipita per cadere nelle trame sonore ordite per la sua prima prova da “solo” da Xabier Iriondo, che porta inevitabilmente un titolo così acuto. Sperimentatore, Iriondo, forse LO sperimentatore per eccellenza che consegna al panorama della musica indipendente italiana, e oltre, da ben venti anni tasselli importanti nel mosaico della creatività e dello sviluppo di generi, stili, luoghi dove fare, e addirittura oggetti con cui poterlo. Un artista eclettico, che ha deciso di staccarsi per un lungo periodo da coloro con cui era cresciuto, gli Afterhours, per ritornare in questo 2012, carico per lui di progetti, proprio con loro e “Padania”. Ora l’uscita di “Irrintzi”, nove brani che entrano ed escono dalla sua memoria personale e musicale, affondando anche nella tradizione basca, a cui è legato grazie alle origini paterne. Echi presenti, oltre che nel titolo, in brani che lasciano il segno nella scelta degli strumenti, che sono utilizzati, inevitabilmente trattandosi di Iriondo, rivisitati e corretti, esaltati con l’acido delle chitarre e rumori elettrici. Si viene così proiettati in un pozzo della memoria, da cui si risale frastornati, tra addii/saluti di bambine ai propri nonni, racconti di chi, qui Karmel Iriondo Etxaburu, era lì, la mattina, a Guernica, dopo il primo bombardamento a tappeto della storia, che lo stesso Picasso ebbe il dolore di fissare sulla tela e sulla nostra memoria. Un viaggio intimo, dissonante, che tocca però l’armonia delle corde dell’anima, e della memoria, da cui escono brani che vengono dal personale juke-box emotivo di Iriondo: “Reason to Believe”, da Bruce Springsteen, “The Hammer” dai Motörhead, “Cold Turkey” da John Lennon, arrivando anche a sorprendere con un medley che non ti aspetti, facendo incontrare il poeta e fresatore di fabbrica Francesco Currà e Lucio Battisti nel brano creato qui ad hoc dal titolo così sintomatico dei tempi che si stanno vivendo: “Preferirei piuttosto gente per bene gente per male”. “Il cielo sfondato” contamina gli orizzonti di questo viaggio sonoro i cui echi rimarranno a lungo, anche grazie a com’è stato capace di far trovare insieme artisti come – ci ricordano i credits all’album – Agnelli, Prette, Dell’Era (Aftherhours), Paolo Tofani (AREA), Roberto Bertacchini (Starfuckers), Cristiano Calcagnile (S.Bollani), Bruno Dorella e Stefania Pedretti (OVO), Gianni Mimmo (raffinato sax soprano), Gaizka Sarrasola (musicista basco che spazia dal folk alla musica di ricerca), Paolo Saporiti. In una produzione/distribuzione che unisce alla Phonometak di Iriondo  Wallace Records, Santeria, Long Song Records, Brigadisco e Paintvox. In attesa del prossimo progetto, che – di certo a breve – verrà.

di Giacomo d’Alelio