Intervista a Xabier Iriondo

Intervista a Xabier Iriondo

Jaymag ha intervistato Xabier Iriondo in occasione del suo grande ritorno nel mondo della musica, questa volta in versione solista..

 

Inevitabile prima domanda…perché “Irrintzi”? Perché un lavoro così intimo, dato che affonda, nei brani che lo attraversano, nella tua memoria, musicale, umana, e nelle tue origini basche, in questo momento della tua vita?

Perche’ la vita e’ fatta di varie fasi, e quella che sto vivendo ora e’ quella adeguata a mostrarmi come sono, da dove vengo e quali sono le mie passioni. Al di la’ dei progetti musicali che ho sviluppato in questi ultimi 20 anni volevo fare una cosa “per me” nuova, un oggetto artistico che racchiudesse musiche mie e di altri, suonando da solo o accompagnato, mescolando idee nella musica e nell’artwork … sin dalla copertina (realizzata da Valentina Chiappini) con il mio viso serigrafato e trattato con un’idea di “doppio” due vinili, due serigrafie interne, memoria/tradizione e superamento della stessa rock’n’roll e destrutturazione.

 

Sorprende la decisione di iniziare l’album con un brano così intimo, e c’è da dirlo, così bello, come “Elektraren aurreskua”, un addio/saluto (aurresku in lingua basca) di una bambina al nonno morto,  che utilizza strumenti tradizionali baschi, e che nel sottofondo sembra avere echi di inni…Come mai questo addio come benvenuto all’album?

“Elektraren Aurreskua” e’ il primo “irrintzi” del disco (non a caso la mia amica Txiki lo lancia subito dopo l’intro di txistu che c’e’ nel brano), un urlo di gioia e dolore al tempo stesso. La narrazione si sviluppa sul binario del ritmo del tumtum (cordofono basco con corde di budello) e del txistu suonati da Gaizka Sarasola. E’ la storia di un addio di una bimba, mia figlia Viola Elettra, al suo nonno. La narrazione e’ accompagnata da field recordings di canti catturati da me durante cortei nelle strade di Ondarroa, paese natale di mio padre … e poi l’alboka (strumento a fiato basco a doppia ancia) scordata appositamente da Gaizka, il riff di chitarra fuzzesco che ossessivamente si fa strada e poi l’onda che si prende tutto, le onde di Saturraran (fotografate da Yolanda “txiki” Eizagirre nell’interno dell’album) attorno alle quali miei parenti ed amici intonano “Txoriak Txori” di Mikel Laboa (poeta/musicista basco attivo sin dagli anni sessanta).

 

Sarebbe bello – se ne avessi la voglia, e la pazienza, perché sicuramente te l’avranno chiesto mille e mille volte….- se ci delineassi il viaggio che hai compiuto in “Irrintzi”, e nei 9 brani che lo compongono, che entrano ed escono dalla tradizione basca, terra di tuo padre, e dalla tua personalissima selezione musicale di brani storici, rivisitati e corretti, fino ad altri che sembrano essere nati quasi all’improvviso…

ELEKTRAREN AURRESKUA Un omaggio alle mie origini basche, alla musica tradizionale di Euzkadi attraverso il suono del txistu, del tum-tum e della alboka (suonati da Gaizka Sarrasola). L’ultimo addio/saluto (aurresku in lingua basca) di una piccola bimba al suo nonno. IRRINTZI Un urlo stridente, sonoro e prolungato di un solo fiato. Un segnale ancestrale ed al tempo stesso contemporaneo.Chitarre ricche di elettricita’ e sporcizia mettono a nudo un impianto elettrock primitivo e debordante al tempo stesso. IL CIELO SFONDATO Una melodia semplice ed ossessiva suonata con uno strumento indiano guida il percorso di questo brano che e’ stato meravigliosamente valorizzato dai contributi di Gianni Mimmo, raffinato ed eccelso sassofonista, oltre che caro amico e Paolo Tofani, storico chitarrista degli AREA ed infaticabile ricercatore e sperimentatore musicale. GERNIKA ETA BERMEO Mio padre, Karmel Iriondo Etxaburu, racconta quello che i suoi occhi di ragazzo/soldato hanno visto a Gernika nel 1937, il giorno dopo il primo bombardamento a tappeto della storia. Accompagno la sua voce con il Mahai Metak, un cordofono da me creato. REASON TO BELIEVE “Reason to Believe” e’ tratto da Nebraska (1982) di Bruce Springsteen. Questo e’ l’album che preferisco del cantante del New Jersey. Registrato con un 4 piste, una chitarra, un’armonica e la voce, in un momento di depressione e crisi esistenziale, racchiude l’anima essenziale e drammatica degli antieroi americani, all’interno della tradizione narrata da artisti quali Woody Guthrie.Paolo Saporiti ha cantato il brano rendendo precisamente il colore folk-blues di cui avevo bisogno per la mia versione “a la SUICIDE” del brano in questione. PREFERIREI PIUTTOSTO GENTE PER BENE GENTE PER MALE Un medley tra un brano di Francesco Curra’ ed uno di Lucio Battisti. “Preferirei Piuttosto” e’ tratto dall’album “Rapsodia Meccanica” (1977) di Francesco Curra’, poeta di fabbrica che alla fine degli anni settanta era fresatore all’Ansaldo. La sua musica e’ pressoché sconosciuta ai piu’ ma il suo apporto in termini concreti e concettuali e’ stato enorme. “Rapsodia Meccanica” e’ un episodio unico nel suo genere, nel quale confluiscono elementi di musica industriale, elettronica e contemporanea tenuti insieme da dei testi surreali e personalissimi. “Gente per Bene Gente per Male” e’ tratto dall’album “Il Mio Canto Libero” (1972) di Lucio Battisti. Ho sempre amato la musica di Battisti / Mogol ed ho pensato di utilizzare la seconda parte del brano in questione per completare il medley con Curra’.Senza l’aiuto e la forte personalita’ di Roberto Bertacchini e Cristiano Calcagnile sarebbe stato impossibile portare a termine quest’operazione di melange tra due cantautori tanto diversi ed unici. THE HAMMER “The Hammer” e’ l’ultimo brano dell’album “Aces of Spades” (1980) dei Motörhead. Lemmy Kilmilster e’ una delle piu’ grandi macchine da guerra del rock’n’roll, amo il suono del suo basso e la sua idea di brani semplici al fulmicotone. Una sintesi perfetta tra furore punk (espresso magistralmente dalla sua voce roca) ed energia metal. Lemmy ha sempre vissuto al limite degli eccessi con grande naturalezza e la sua musica esprime perfettamente la sua vita.Mi hanno accompagnato nella registrazione di questa cover Bruno Dorella e Stefania Pedretti in arte OVO. Sono decisamente convinto che questa versione e’ riuscita grazie al loro contributo ed alla loro esperienza, maturata negli anni sui palchi, a suonare musiche ossessive, sature, distruttive ed oscure. ITZIAR EN SEMEA “Itziar En Semea” (il figlio di Itziar) e’ un brano di musica basca folk tratto da un testo dello scrittore/politico Telesforo de Monzon. Suonato e cantato dal duo Pantxo eta Peio nel 1975 e’ diventato uno degli inni antifranchisti. Il brano racconta la vicenda di un prigioniero politico basco torturato dalla polizia e del suo incontro/colloquio in carcere con la madre.Il primo ricordo che ho di questo brano risale al 1978.Mio padre mi fece ascoltare in macchina una audiocassetta comprata ad un meeting di Herri Batasuna (il braccio politico dell’ETA). Tra i brani contenuti c’era anche “Itziar En Semea” ed il ritmo e la melodia mi colpirono immediatamente. La versione che ho fatto di questa canzone parte da un concetto semplice, destrutturare l’apparato strumentale melodico/armonico, mantenere la melodia originale del testo e circondarla di trame ritmiche/rumorose a bassa fedelta’. COLD TURKEY “Cold Turkey” e’ il secondo singolo di John Lennon solista, un brano scomodo che parla della sua disintossicazione dall’eroina nel 1969. Ho sempre amato i brani di minor successo dei grandi artisti e questa canzone ebbe poca fortuna nelle classifiche americane ed inglesi. Tempo fa lessi che Lennon quando restitui’ alla Regina d’Inghilterra l’onorificenza di MBE (membro dell’Impero Britannico) la accompagno’ da un biglietto su cui c’era scritto «Le riconsegno questo MBE come protesta contro il coinvolgimento della Gran Bretagna nell’affare Nigeria-Biafra, contro il nostro sostegno all’America in Vietnam e contro il fatto che “Cold Turkey” stia perdendo posti in classifica. Con affetto, John Lennon». Ho sempre ammirato l’ironia dell’ex Beatles, il suo modo di affrontare temi delicati e spinosi ed allo stesso tempo smarcarsi da tutto e da tutti. E comunque il riff di “Cold Turkey”, ancora oggi (a 43 anni dalla sua creazione) e’ cosi’ essenziale, primitivo ed efficace rock’n’roll puro! Ho pensato di farmi accompagnare in questa registrazione da alcuni amici che di rock’n’roll ne sanno qualcosa. Manuel, Giorgio e Roberto sono riusciti a catturarne lo spirito essenziale interpretando a meraviglia l’incedere ossessivo del brano, donandogli freschezza ed energia.

 

Preferirei piuttosto gente per bene gente per male”, un titolo e un programma a parte forse essere un augurio per l’Italia che verrà…è affascinante come hai scovato un artista come Francesco Currà, probabilmente sconosciuto ai più in questa Italia dalla memoria corta, e l’hai fatto incontrare idealmente con Lucio Battisti…com’è avvenuto tutto questo?

Questo mash-up e’ stata una delle ultime cose che ho realizzato nel mix dell’album. E’ che non ero soddisfatto della prima parte della cover di “Gente per bene …”.… cioe’ Roberto Bertacchini alla voce, Cristiano Calcagnile alla batteria ed io al basso elettrico avevamo fatto una take unica del brano in questione nella quale la seconda parte funzionava (davvero molto bene) e la prima no.Allora ho iniziato ad immaginare un altro mood da sviluppare in quello che ci sarebbe stato prima del finale di “Gente per bene …” … e mi e’ venuta l’idea di utilizzare qualcosa di Francesco Curra’ (poeta/metalmeccanico all’Ansaldo di Genova) … il suo “Rapsodia Meccanica” e’ veramente un disco “avant” nel cantautorato italiano dell’epoca (1977) … e “Preferirei piuttosto” mi e’ parsa come l’opzione piu’ interessante sia sotto il profilo tematico che musicale … Roberto interpreta magnificamente con la voce la lucida follia dadaista del testo di Curra’ e l’accompagnamento che gli ho costruito e’ fatto di registrazioni da me fatte in vari luoghi diversi negli ultimi 15 anni (macchine da scrivere, tornio, buratto, pantografo) e da alcuni oscillatori a contatto tattile (Metak Weevil).L’idea di mescolare un cantautore cosi’ conosciuto come Battisti ad uno sconosciuto ai piu’ come Curra’ mi sembra una cosa innovativa, personale e soprattutto ci siamo divertiti tanto!

 

Il 2012 ha visto il tuo ritorno con gli Afterhours, o meglio ti vede di nuovo nei credits dell’album “Padania”; le alchimie musicali della recente uscita di “L’ultimo ricatto” di Paolo Saporiti, che tra l’altro è alle voci della cover di lusso di “Reason to Believe” di Springsteen, che si trova nell’album; un cordofono di tua invenzione, lo Mahai Metak, che utilizzi in “Gernika Eta Bermeo”…altro? Ci vuoi parlare di tutti questi tuoi incontri e ritorni che sono piombati in questo anno che è ancora lontano da finire?

In questo anno ho realizzato i seguenti dischi:- OLEO STRUT (collettivo italo-francese che combina musica elettroacustica ed elettronica) “Bunga Bunga” – 12’The Shipwreck Bag Show (Roberto Bertacchini ed io) – 7” trasparenteAfterhours “Padania” – CDMistaking Monks (Gianni Mimmo, Cristiano Calcagnile ed io) “Mantic” – CDIRRINTZI – 12” (x 2)?alos/xabier iriondo “Endimione” – 12” trasparenteIl 2012 e’ stato, in termini discografici, il piu’ proficuo dei miei 20 anni di attivita’ musicale, ho anche suonato molto dal vivo (in Italia e all’Estero), … in definitiva non posso lamentarmi, faccio la musica che amo, con chi mi piace … e lo faccio molto spesso!Con gli Afterhours sto bene e sono orgoglioso di far parte di questo progetto che con “Padania” ha segnato, secondo me, un segno profondo nell’immaginario del nuovo modo di fare rock in lingua italiana. Questa formazione e’ senza ombra di dubbio la piu’ amalgamata (dal vivo ed in studio) degli ultimi 25 anni e, quindi, dell’intera storia del gruppo. Paolo Saporiti e’ un ottimo cantautore, ci conosciamo da parecchio tempo (Paolo suono’ da Sound Metak in svariate occasioni) e sono davvero contento del risultato che abbiamo ottenuto con “L’ultimo ricatto”, il suono e’ davvero primitivo e contemporaneo al tempo stesso, le sue canzoni sono molto personali. Su “Reason to Believe” ha centrato pienamente l’idea che avevo per le parti vocali. Il Mahai Metak e’ il “mio” strumento principale (a parte la chitarra elettrica che suono principalmente in contesti rock). L’ho ideato 7 anni fa ed e’ stato realizzato da Martino Lunardelli (mio liutaio all’epoca). Si tratta di un cordofono, una chitarra da tavolo a 10 corde, con magneti costruiti artigianalmente e dell’elettronica (un oscillatore ed un distorsore) implementati nello strumento. Lo accordo come voglio, anche con tensioni moooooolto basse. Quando Martino mi diede lo strumento finito smisi di suonare la chitarra per 2 anni non volevo applicare tecniche chitarristiche ma lasciare che lo strumento si nutrisse della mia fantasia. Ne possiedo tre, costruiti con legni diversi, con proprieta’ timbriche differenti. “Gernika eta Bermeo” e’ stata la prima registrazione che ho fatto con questo strumento.

 

Irrintzi” ha tra i suoi credits la Phonometak, da te creata, generata dalla fortunata officina creativa che è stata la Sound Metak, luogo che hai tenuto aperto a Milano dal 2005 al 2010, e che ora, dopo  che hai deciso di chiuderlo, è rimasto come area di dialogo nel web. Ce ne vuoi parlare, così da farla conoscere meglio, anche nei progetti futuri che ci proporrà?

Sound Metak innanzitutto e’ stato un negozio, un’attivita’ commerciale (e continua ad esserlo in quanto continuo a vendere sul web oggetti musicali di varie nature). Un laboratorio anche … dove si sono realizzate 150 performances (i sabati sera) in 5 anni. Artisti diversi (rinomati e non, italiani e stranieri) si sono esibiti gratuitamente mostrando un’idea e cioe’ che in ogni dove chiunque puo’ mostrarsi (suonando, danzando, dipingendo, etc) e condividere con gli altri qualcosa. Phonometak e’ la branca discografica del negozio, nata attorno all’idea di creare una split series in vinile (in collaborazione con Wallace Records di Mirko Spino) di artisti che amiamo, mescolando generi musicali diversi, in catalogo ZU, Damo Suzuki, Matts Gustafsson, Paolo Angeli, Ovo, Gianni Gebbia, Walter Prati, Jealousy Party, Evan Parker, Lukas Ligeti, Paolo Cantu’ solo per citarne alcuni e poi sviluppatasi anche attorno ad altri progetti di produzione discografica:www.soundmetak.com/soundmetak/phonometak.htm

 

Hai collaborato per il tuo primo album “tuo” con una truppa di musicisti davvero notevole: si legge dai credits oltre che gli Afterhours Agnelli, Prette, Dell’Era, Paolo Tofani (AREA), Roberto Bertacchini (Starfuckers), Cristiano Calcagnile (S.Bollani), Bruno Dorella e Stefania Pedretti (OVO), Gianni Mimmo (raffinato sax soprano), Gaizka Sarrasola (musicista basco che spazia dal folk alla musica di ricerca), Paolo Saporiti. Un bell’esempio di come si possa ancora collaborare insieme… Com’è andata con ognuno di loro?

Molto bene, li conosco tutti da diversi anni, li ho chiamati e gli ho chiesto un contributo, spiegando cosa volevo e nello stesso tempo lasciandoli liberi di potersi esprimere totalmente. L’idea che avevo in testa all’inizio del processo di creazione dell’album e’ riuscita anche grazie al loro prezioso contributo.

 

Come vedi la situazione e il panorama musicale milanese e italiano, anche incastrato in questa crisi economica, politica, che galleggia nell’aria…?

Vedo una situazione difficile, sotto molti punti di vista. C’e’ scarsa valorizzazione delle risorse (umane ed artistiche) degli attori coinvolti nel mondo musicale, fatica nello svincolarsi da stereotipi e mode momentanee da parte degli artisti, incapacita’ delle istituzioni a seguire cio’ che avviene realmente nel mondo musicale e dell’arte, enormi difficolta’ in termini fiscali e burocratico amministrativi da parte di chi fa della musica la sua professione. In poche parole una palude, nella quale si galleggia a malapena. Ma sono fiducioso … credo che chi persevera nel tempo raccogliera’ i suoi frutti.

 

Com’è l’incontro con il tuo pubblico? Il dialogo che si instaura sia sul palco che anche fuori di esso, quando scendi e cammini con loro?

Oltre che nei live, sicuramente lo avrai fatto e lo continuerai a fare anche grazie a Sound Metak e tutto quello che ne è sorto…Quando suono sul palco c’e’ la mia musica ed il modo con il quale la creo … e sono dentro a tutto questo … non mi interesso di quello che accade attorno a me, sono concentrato nel tirare fuori me stesso e, se suono con altre persone, a confrontarmi con esse. Fuori dal palco non c’e’ piu’ la mia musica, ascolto cio’ che mi dice il pubblico e dico la mia … con le parole.

 

C’è da immaginare che sia una scommessa già vinta sospettare che avrai un nuovo progetto su cui starai lavorando…più di uno per un futuro forse davvero prossimo?

Svariate cose, e’ appena uscito un vinile 12” trasparente del duo ?alos/xabier iriondo, il titolo dell’album, ispirato ai “Madrigali” di Antonin Artaud, e’ “ENDIMIONE”. Prossimamente usciranno: un vinile 10” incentrato sulla figura di Don Chisciotte del duo The Shipwreck Bag Show (io e Roberto Bertacchini, sara’ la nostra quinta fatica realizzata insieme) ed una cassetta del duo che ho con Mattia Coletti, “POLVERE”, progetto con il quale abbiamo registrato tra il 2004 ed il 2008 tre differenti lavori su diversi formati audio e realizzato concerti in Italia, Giappone, Francia, Danimarca, Rep. Ceca, Israele, etc.

 

di Giacomo d’Alelio