Baustelle – Fantasma

Baustelle – Fantasma

Chi temeva che Bianconi, dopo il successo su larga scala degli ultimi album dei suoi Baustelle, si tramutasse in una sorta di Giuliano Sangiorgi in versione “noir” può tirare un sospiro di sollievo. Charlie non fa più surf, per buona pace di chi aveva accolto con il naso leggermente storto la svolta pop (che pop per il sottoscritto non era, ma così fu percepita). Qua si vola alto. Alta è l’idea del concept album, formula mutuata dai grandi dischi degli anni ’70 che proprio per la sua natura che si avvicina alla narrazione letteraria, allontana inevitabitabilmente il pericolo della canzone fine a se stessa. “Fantasma” è una sorta di colonna sonora di un film immaginario, con tanto di titoli di testa e titoli di coda.Alte sono le citazioni. C’è il De andrè di “Non al denaro…”, Foscolo, Pascoli, l’inevitabile Morricone. Il tutto unito da una architetttura sonora che si alontana quasi in toto dal rock, per addentrarsi nei meandri di un suono barocco, pomposo, “classico”. Un consiglio, provate ad approcciarvi all’ascolto di questo lavoro come se stesse iniziando la visione di un film, magari un horror anni ’70, genere richiamato senza troppe velature sin dalla copertina dell’album, una citazione chiara a Nicoletta Elmi, la bambina di “Profondo Rosso”, per intenderci. Detta così pare si stia parlando di un lavoro in cui il pessimismo la fa da padrone, ma tra le righe c’è speranza. Perchè già dal singolo “La morte (Non esiste più)” ciò che trionfa non è il nichilismo (come in apparenza sembrerebbe), ma una visione dell’amore talmente sublime da essere in grado di sconfiggere la morte. Certo non mancano pezzi dalla assoluta atmosfera gotica come la splendida “Munumentale” in cui la voce algida di Rachele ci porta a spasso tra i fantasmi del cimitero Monumentale di Milano, ma anche questo è un escamotage per ricordare il passato, più che una vera e propria apologia della fine. Per paradosso infatti questo tra i dischi dei Baustelle è il più legato alla realtà, ne è esempio “Nessuno”, brano in cui Bianconi, nascondendosi dietro un apparente distacco traccia, a modo suo, un chiaro quadro della disastrosa situazione politica nostrana. I Baustelle, quelli che cantavano “Il Nulla…” non ci sono più e, seppur “usando” la morte come scusa, oggi sono più maturi, più consapevoli della realtà che li circonda, ed a modo loro, certo, la raccontano in un album che si propone, a nostro parere come uno dei più bei dischi italiani del decennio. Fantasma stupisce per la qualità delle composizioni, per gli arrangiamenti della FilmHarmony Orchestra di Breslavia e gli arrangiamenti di Enrico Gabrielli ei Calibro 35, soprattutto per la capacità di Bianconi di avvicinare dannatamente la musica popolare alla letteratura.
Aldo pacciolla