Intervista a Omid Jazi

Intervista a Omid Jazi

A un anno di distanza dall’uscita del tuo Ep, “Lenea”, ecco in arrivo il tuo primo album solista! Un titolo che è tutto un programma…“Onda Alfa”…un album sorprendente, psichedelico, fin dalla copertina; spaziale e capace anche di tenere stretta una tradizione pop, ben contaminata. Su quali rotte stiamo andando, sulla tua Nave Stellare?

Se avessi una nave stellare la direzione rimarrebbe il benessere. Io amo il pop perchè è divertente, puoi giocarci quanto ti pare. La bellissima copertina è opera di Thomas Tonolo che l’ha composta su un’isola sperduta dell’Indonesia.

Un album registrato, prodotto, concepito interamente da te, con il tuo MacBook portatile, nella solitudine della campagna modenese. E il risultato è davvero efficace! Come ci sei riuscito? Da bravo giovane (quanti anni hai?) sei un “One-Man Band” solista per vocazione o necessità?

Mi sono chiuso in studio, ho spento il cellulare e ho lavorato notte e giorno per 6 mesi. Che sia una vocazione o meno essere un “One-Man-Band” penso che il termine non mi rappresenti. Certo, lavorando da solo ho il controllo completo sugli effetti che voglio trasmettere, ma in gruppo sarebbe un’esperienza umana diversa. Già da ora ho la fortuna di collaborare con vari musicisti per la parte dei live.

Tutto questo è avvenuto (avverrà ancora?) nel tuo studio, l’Hot Studio. Quali caratteristiche deve avere un Hot Studio? E’ più facile per un giovane realizzare uno studio “fai-da-te” in questi tempi di crisi?

Il mio studio si chiama così perchè dentro in estate fa davvero caldo, ma potrebbe chiamarsi in un qualsiasi altro modo e contenere diversa strumentazione, ma ciò che non cambierebbe invece, sarebbe riuscire a trovare il tempo, le risorse, le energie per immergermi nel lavoro. Anche il luogo è importante. Penso che questo oggi possa bastare quanto meno per un risultato soddisfacente.

Un album in solitario che però gioca una bella carta dalla sua, quella del contributo alle percussioni per alcuni brani di Federico Alberghini, dei “Three in One Gentlemen Suit”. Com’è avvenuto questo incontro?

Federico ha suonato alcune batterie. Mi hanno colpito il suo stile e i suoi suoni. Mi pareva una buona idea quella di un batterista che desse un contributo su alcuni brani e dopo che ci siamo conosciuti abbiamo deciso di collaborare su alcune tracce del disco.

Scrivi anche i tuoi testi, vero? Dimostri una maturità, malinconia, che è più della tua età…

Si, è vero, scrivo anche i testi. Camus elogiava la malinconia come portatice di verità, perciò lo prendo come un complimento.

Come sei arrivato a “Onda Alfa”? Cos’è successo in questi anni, di collaborazioni multiple, non ultima quella con i Verdena?

Onde Alfa è arrivato così: un giorno ho deciso che era arrivato il momento di chiudermi in studio finchè non avessi terminato un album intero. E l’ho fatto. La musica è un linguaggio e le collaborazioni sono l’ossigeno per un musicista. Se non avessimo un confronto non esisterebbe la crescita e il miglioramento.

Su “Lenea” utilizzavi solo, come supporto/base musicale, un Kaoss Pad. Come mai questa scelta?  E com’è avvenuta la crescita alla complessità di “Onda Alfa”?

Pensavo di dovermi fare bastare la strumentazione che avevo a disposozione per comporre e per registrare. Siccome era il periodo in cui scrivevo ho utilizzato quello che c’era. Onde Alfa non mi pare complesso, è una fotografia di ciò che sognavo in quel periodo.

Leggo che sei di origini persiane, anche se nato a Perugia e trasferito a Modena. E che è stato tuo padre, musicista e insegnante di musica, a regalarti la prima tastiera. Anche la passione per la musica? O è successo tutto naturalmente, quando?

Penso che l’ambiente in cui cresciamo ci indirizzi su una strada anzichè l’altra. Di conseguenza adottiamo diversi modi di comuinicare. Fin da piccolo osservavo mio padre suonare. Per quanto mi riguarda penso sia una necessità, in particolare modo, una esigenza espressiva.

Quanto hai trasmesso nelle tue sonorità di ora i suoni delle tue origini?

Sono affascinato dalla musica tradizionale Persiana, come quella Balcanica e Turca. Ho già qualche registrazione ispirata a queste tradizioni. In futuro mi piacerebbe approfondire l’argomento. Ma Onde Alfa l’ho concepito lonatno da questi mondi…

Com’è la situazione per un giovane che si muove ora nel mercato musicale? E il suo rapporto con i suoi “colleghi”? Coi quali per fortuna hai spesso e volentieri collaborato, ho visto…

Nelle sue logiche, il mercato musicale mi annoia. Io mi diverto a comporre, registrare e suonare cose che mi piacciono e che mi fanno stare bene, quando mi capita di fare questo con persone che stimo le energie si moltiplicano, ed è tutto piacevole.

Progetti per il futuro immediato e più lontano? Qualche sogno nel cassetto che non sia quello di scalare le vette delle classifiche…?

In campo professionale, mi aspetto qualche lavoro in campo cinematografico e visivo in generale, ho sempre avuto un debole per le colonne sonore, mi diverte associare i suoni alle immagini. Tre brani di Onde Alfa sono stati composti in questo modo. Poi, oltre a registrare vari gruppi nel mio Hot Studio, negli ultimi anni ho raccolto vari pensieri nei miei quaderni e mi piacerebbe trascriverli in un libro da pubblicare. Lo so, sono tante cose!

Giacomo d’Alelio