Intervista Living Colour

Intervista Living Colour
LIVING COLOUR IN CONCERTO A MILANO PER FESTEGGIARE I 25 ANNI DI “VIVID”!16 MARZO – MILANO (FACTORY)
Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, si affermò con prepotenza un nuovo genere musicale che faceva del meltin pot di suoni la sua forza, il cosidetto crossover. Un mix trametal, jazz, funk e psichedelia la cui paternità non può che essere affidata ai Living Colour
capitanati dal virtuoso chitarrista Vernon Reid. Quando nell’88 uscì “Vivid” l’entusiasmo di pubblico e critica fu incontenibile, nessuno poteva credere dietro quel rock arcigno, virtuoso, eclettico, ci fossero realmente dei ragazzi neri. In questo senso l’album è da considerarsi una pietra miliare del rock di tutti i tempi, per la sua bellezza e per l sua forza in qualche modo rivoluzionaria, se si pensa che fino a quel momento l’heavy metal era stato un genere solo ed esclusivamente “bianco”.
I Living Colour per festeggiare a dovere i 25 anni del loro capolavoro, lo suoneranno interamente nella imperdibile data milanese. Noi di Jay Mag, approfittando della loro presenza in Italia abbiamo scambiato quattro chiacchere con Doug Wimbish, il bassista.
SONO PASSATI 25 ANNI DALLA PUBBLICAZIONE DI “VIVID”. SE UN DISCO DEL GENERE USCISSE OGGI COME PENSATE VERREBBE ACCOLTO DA CRITICA E PUBBLICO?
Oggi tutto è diverso rispetto agli anni 80, soprattutto per via dei mezzi di comunicazione,molti di più ed alla portata di quasi tutti. Molte più persone hanno accesso alleinformazioni che riguardano le bands e hanno molti strumenti per conoscerle. C’è ancora
curiosità per le band nere che fanno rock. Negli anni 80, in quel periodo tanto particolare, le bend nere che facevano rock erano
percepite come “strane”. Persino i neri si chiedevano che cosa stesse accadendo. Credo che “Vivid” sia stato un disco in grado di passare una linea di confine, oggi però stupirebbe meno, la gente ha accesso alla musica in modo differente ed in qualche modo è più libera dai preconcetti di quanto non lo fosse 25 anni fa.
NEI ’90 ERAVATE LA PUNTA DI DIAMANTE DI QUELLO CHE ERA DEFINITO CROSSOVER. SECONDO VOI COME MAI IN QUESTI ANNI SONO USCITE POCHE BAND CHE SI RIFANNO A QUEL PERIODO?
I Living Colour hanno rappresentato un cambiamento, perchè capaci di suonare qualsiasi genere. Credo che infondo però l’idea di etichettare una band come la nostra fossepiù “una risorsa” per l’industria discografica che aveva annusato il business. A noi non sono maiinteressate le etichette. Certo, suonavano cose difficili da decifrare all’epoca, e soprattutto in alcune zone dell’America quando salivamo sul palco per la gente era quasi uno shock.
LA SCENA ATTUALE COME TI SEMBRA?
Purtroppo la scena contemporanea è dominata dai Talent Show tipo American Idol, forse è meglio che non parlo. Se vuoi un nome, bhe… mi piace molto Bruno Mars, un ottimo talento al servizio della musica pop di qualità.
NELL’ARCO DELLA VOSTRA CARRIERA AVETE SUONATO CON MOSTRI SACRI DELLA MUSICA. CON QUALI DI QUESTI AVETE TROVATO IL FEELING PERFETTO?
Con nessuno… Alla fine non si sopporta più nessuno (ride evidentemente divertito dalla sua risposta ironica). Altro che perfect feeling! Alla fine tutti i rapporti si concludono come nei matrimoni, cioè scopri che anche la più grande star del rock alla fine è normalè, una persona come tutte le altre. Quello è anche però il momento in cui si diventa amici!
Mick Jagger VI HA SCOPERTI E DATO IL VIA ALLA VOSTRA CARRIERA, CI RACCONTI COME è ANDATA?
La prima ad avermi scoperto, con il parto, è stata mia madre ed è per quello che ho capito che era una mia parente. Tornando seri… sono felice che mi abbia scoperto e lanciato Mick Jegger. Nell”84 io non ero ancora il bassista dei Living Colour, ma ero molto amico di Vernon Reid, che conoscevo dai primi anni ’80, ancor prima che fondasse la band. Mi trovavo a Londra per suonare con la band di Jeff Back, il quale mi ha presentato Mick Jagger che stava registrando il suo disco solista “Primitive cool”, cercava un bassista e cosi… da li poi ho chiesto a M.Jagger se era interessato ad ascoltare degli amici che suonavano al CBGB’s di New York, lui venne ed apprezzò subitò il progetto. Negli anni a seguire entrai a far parte del gruppo in pianta stabile. Sono molto grato a Mick Jagger ed ai proprietari del CBGB’S per averci supportati e per aver perorato la causa della gente di colore che voleva suonare rock n roll!
CHI SONO I NUOVI LIVING COLOUR?
Non ci sono altri Living Colour. Mi dispiace dirlo ma è così. Noi vorremmo ce ne fossero di più. Ci sono poche band lì fuori che ci assomigliano. Noi oltre che dal punto di vista del suono, abbiamo sempre preso posizioni “politiche” chiare, oggi nessuno si espone più. Le band che ci assomigliano in qualche modo e che appreziamo fanno parte della nostra generazione, i Fishbone ed i Bad Brains per fare un esempio. In ogni caso non è importante che ci siano o no i nuovi Living Colour, ma che le nuove leve della musica sappiano aprire nuove frontiere, come abbiamo fatto noi.
25 ANNI FA ERA ANCHE INPENSABILE UN PRESIDENTE DEGLI USA NERO. COME è CAMBIATA L’AMERICA DA
QUANDO C’è OBAMA SECONDO VOI?
Il cambiamento implica lunghe attese. Però intanto l’America ha saputo dimostrare quanto sia un paese libero.  Il fatto che un nero sia stato eletto in America come presidente è meraviglioso, sono contento che ciò sia avvenuto nel mio paese. Credo che buona parte di questo sia dovuto alle nuove tecnologie, la gente si documenta di più e attraverso la conoscenza perde i pregiudizi. La vittora di Obama è una vittoria contro il pregiudizio.
“Cult of personality” è UNO DEI PEZZI PIU’ IMPORTANTI DI “VIVID”. QUAL’E’ STATA L’ESIGENZA CHE VI HA PORTATO A SCRIVERLO?
Cult of Personality rappresenta pienamente lo spirito dei Living Colour, uno spirito sincero ed onesto. La canzone voleva in qualche modo educare, mettere in guardia, una generazione. I fatti della storia non vanno dimenticati. E’ un invito a documentarsi, un obbiettivo, una lente d’ingrandimento sulle persone che hanno fatto la storia.

di Aldo Pacciolla