Arm On Stage – Aldrin

Arm On Stage – Aldrin

Arm On Stage

Aldrin

 

 

 

 

 

 

 

 

Se escludiamo “Lo strano caso di Toto Cutugno”, che sui secondi posti ci ha quasi costruito una carriera, arrivare secondi è un po’ come arrivare ultimi. Ce lo racconta anche il calcio. I primi festeggiano lo scudetto, i terzi un buon piazzamento in champions , addirittura in quartultimi esultano per la salvezza. I secondi piangono e recriminano per essere stati ad un passo dal titolo. Immaginiamo allora come dev’essere stata dura la vita di un uomo, Buzz Aldrin, che per soli 20 minuti è arrivato secondo nel primo sbarco dell’uomo sulla luna. Il disco degli Arm On Stage prende spunto proprio dalla storia di quest’uomo, ignorato dai più. Un originalissimo escamotage per parlare di vita, di quelle vite che ogni mattina tra bestemmie, inciampi ma anche sorrisi ed autoironia se la devono conquistare la felicità.

Il linguaggio è quello di un rock onirico infarcito di psichedelia, figlio di un certo prog barocco che incontra il grunge anni ’90 e riferimenti più che espliciti all’alt rock dei primi Radiohead.Un agglomerato di derivazioni che però messo insieme ci regala uno dei dischi (se non il disco) italiani più belli di questo 2013. Un pezzo come “Alive” non sfigurerebbe in un album dei Pearl Jam, la malinconica “April Song” e il dolce-amaro incedere di “Lally the clown” ci portano con la fatantasia in luoghi lontani (in cui ci piace immaginare che la cosidetta musica italiana che conta sia questa).

Nel piacevolissimo minestrone spaziale non manca il momento di follia pura rappresentato alla grande da “Money & Puttane”, uno strampalato electro-rock-funk da gambe nel frullatore. Altro punto a favore del progetto, “Aldrin” è nato grazie a un’operazione di crowdfunding. Chiude il cerchio (la luna piena) la produzione artistica di Paolo Benvegnù, una garanzia.

 

Aldo Pacciolla