Intervista a Filippo Graziani

Intervista a Filippo Graziani

Filippo Graziani sta per andare a Sanremo, sta per uscire il suo disco e ne aveva di cose da raccontarci. Le sue passioni musicali, i Carnera, la musica che ama, i testi in italiano. Questo e molto altro in questa intervista speciale!

 

Il tuo disco mi è piaciuto molto (anche se adoravo anche i Carnera). Gli arrangiamenti sono molto ricercati e si sente che arrivano dal tuo sguardo e dal tuo orecchio, sempre rivolti al mondo, sbaglio?

Sì, è la strizzata d’occhio che do un po’ agli anni ’80. Dentro ci sono un sacco di ascolti, come i Devo, gli Ultravox, i Kraftwer, quell’elettronica che mi piace, quella “analogica”. I sintetizzatori che ho usato sono tutti di recupero, trovati anche in giro per casa. Con alcuni mi sono dovuto arrangiare perché tre quarti della tastiera non andava, ma mi sono divertito.

Ḕ tutta farina del tuo sacco?

Sì, ho suonato quasi tutti gli strumenti, solo la maggior parte delle batterie le ha suonate mio fratello, perché ci vuole un batterista vero per fare certe cose. Quelle dove potevo sperimentare però le ho fatte io, come bassi, chitarre, tastiere. Mi sono fatto aiutare solo dove non riuscivo ad arrivare.

I Carnera erano molto rock. Questo disco l’ho trovato a tratti malinconico, ma con quel senso di ottimismo che infonde sempre speranza…

Ḕ un disco nostalgico. Non c’è mai il colpo di grazia. Anche quando parlo di cose brutte, che possono far male, credo che ci sia sempre qualcosa che si può fare, per risollevarsi. Ḕ il mio stile di vita. Come un pugile, che va al tappeto ma poi si rialza, sempre. Ḕ un disco che ho scritto in sette anni. Molte delle canzoni le ho scritte nel periodo in cui stavo qui a Milano. C’è un sacco di Johnnie Walker dentro questo disco.

Cosa pensi di questa svolta digitale nella musica di oggi?

Il modo con cui la gente usufruisce della musica è cambiato completamente. Non c’è più un ascolto concentrato. Quando c’erano i vinili o le cassette, andavi a casa e lo ascoltavi dall’inizio alla fine. Anche perché nel walkman ci stava una cassetta. Adesso, solo nel telefonino, si posso ascoltare 700 canzoni. Ha risolto molte cose, però ha anche incasinato tutto. Anche se vuoi registrare su nastro, poi devi riversarlo e ogni suono si appiattisce. Ora so che stanno facendo dei nuovi formati digitali che mantengano i suoni inalterati. Fino adesso l’mp3 non mi ha entusiasmato, sega le gambe al lavoro che hai fatto in studio. Stiamo a vedere, si inventeranno qualcosa, ci spero…

In che modo scrivi?

Scrivo e poi valuto. Alcune diventano delle canzoni, altre le butto. Se scrivo una cosa, poi la lascio lì, e il giorno dopo mi ricordo ancora la melodia, allora la tengo e vuol dire che ne valeva la pena. Selezione naturale brutale.

E sto Sanremo? Eri uno di quelli che lo snobbava prima?

In realtà Sanremo è il posto dove devi andare se sei un cantautore, non puoi andare a X Factor. Se hai una personalità e scrivi le tue cose, Sanremo è ancora un’ottima vetrina. Ḕ il giusto compromesso tra la televisione e la musica. Non è la musica che lavora per la televisione, ma la televisione che lavora per la musica. A volte non si capisce chi sta facendo musica e chi sta facendo televisione. Poi c’è una kabala dietro queste cose, non che io ci creda, ma sono esattamente vent’anni dopo che ci è andato mio padre. Oltretutto sono sessantaquattro edizioni, esattamente il doppio dei miei anni… Forse dovrei smetterla di guardare certi video su youtube… Ḕ una figata. Ho fatto le prove mercoledì all’Ariston, e anche se è piccolino, quando vedi la scenografia, i musicisti lì, pronti a suonare per te, non puoi far altro che ammettere che è una figata. Non posso dire niente di più però, se no mi linciano. Ḕ stato molto bello calcare quel palco, però ancora la tensione non è arrivata. Non vedo l’ora di esibirmi. Ero molto più agitato prima delle selezioni, dopo che sono passato mi sono rilassato.

Tu sei un animale da palco…

Oh, sì! Io ci sto proprio bene lì sopra. Sono più a mio agio lì che da tante altre parti.

Cantare in italiano è stato un po’ come scendere a compromessi per essere accettati nel mercato nazionale? Nei Carnera cantavi in inglese…

Il problema è il blues. Se tu parti da un tipo di scrittura per quella musica lì, l’italiano è un disastro. Funzionano i dialetti per il blues, come il napoletano, vedi Pino Daniele. Ḕ una questione tecnica. L’italiano non ha le tronche, si presta all’opera, alla larghezza, alla stesura delle parole tipo: “ridi pagliaccio, ridi” (canta). Quando riporti tutto in una stesura musicale stretta e ripetitiva, diventa difficile. Ci sono scogli tecnici. Però è tutto aggirabile con la melodia. Poi dipende dalle parole che usi, un po’ di mestiere ci vuole. A volte è più importante la scelta delle parole che hanno una loro musicalità. Il linguaggio cambia a seconda delle parole.

E per te nascono prima le parole o la musica?

Prima per me nasce la musica. Nasce con il “uacciuari” inglese…

Cosa ti resta dell’esperienza in America?

Un ricordo bellissimo. Mi resta quella bella sensazione che ti dà l’americano, o l’inglese, quando ti vengono a sentire. Sono anime più giovani. Noi italiani siamo vecchi dentro. Abbiamo talmente tanta storia, tanta roba alle spalle che come sputi per terra sputi su un’opera d’arte, su un pezzo di storia. Loro sono più giovani, sono più selvaggi, ballano. Hanno molto più rispetto del musicista in quanto tale. Il musicista in Italia è un disoccupato. In America il musicista è uno che ha scelto una professione. La musica dal vivo là è importante. Qui non siamo capaci di divertirci, ti devi impegnare molto di più per coinvolgere il pubblico italiano.

Continuerai a portare in tour l’omaggio a tuo padre?

Per adesso ho mollato. Basta. Ho bisogno di una pausa da questa cosa. Ḕ stato lungo, bellissimo, soddisfazioni stupende. Ora voglio farmi un po’ i cazzi miei. Poi, dal vivo, sicuramente qualche cover di mio padre la farò. Ci ho fatto abbondantemente i conti con lui, dopo quattro anni di tournée ininterrotta. Spero che sia servito a sdoganare un po’ di più il suo repertorio. Per me però questa sarà una nuova partenza, un riavvio, un reboot.

Ma sti Carnera me li hai sciolti quindi!?

Ma no! Tanto dal vivo chi vuoi che ci sia con me? Son sempre loro! Li riprenderò! Il problema è che non ci sono più locali. Ci siamo ritirati in un momento in cui i live erano molto seguiti, almeno non siamo finiti a suonare per i matrimoni!

E queste promesse non mantenute di cui parli nel brano di Sanremo?

Le promesse sono il tipo di modello, di futuro che ci è stato proposto durante la nostra crescita, e io parlo proprio di cose che mi sono rimaste dentro quando ero piccolo, che sono quelle che assimili di più. Tutti questi modelli che abbiamo avuto tra gli anni ’80 e gli anni ’90, ci hanno dato un’idea. Per esempio, la data di arrivo di “Ritorno al futuro” è il primo gennaio 2015. Ora, guardati fuori, vedi astronavi o cose simili? L’unica maniera in cui il futuro si è sviluppato sono i cellulari, i computer, gli ipod. C’è stato un processo di schiavizzazione. Ci hanno fatto innamorare e ci hanno inculcato un principio di assuefazione, e ora noi di questi oggetti non possiamo fare più a meno. Il futuro si è sviluppato in quello che ci potevano vendere. Io trovo assurdo che nel 2014 posso fare quello che voglio con un telefonino e certe malattie sono ancora incurabili o per una visita medica devi aspettare mesi. Ma qual è questo futuro di cui si parlava? Il futuro che ci siamo immaginati era fantascienza, quello romanzato, quello dei film, gente con la tunica bianca. Invece non è andata così. La colpa è della generazione precedente alla nostra. Le chiavi di casa ce le avevano loro, e noi ci siamo trovati quello che ci hanno lasciato. Noi siamo cresciuti in un momento in pieno boom, l’economia si era ripresa alla grande. Ma tutto quel benessere degli anni ’80 – ’90, ha mangiato sul nostro futuro. Per questo motivo sono incazzato in quella canzone. Perché io a trent’anni devo maturare? Prima mi togliete le cose, poi volete che sia una marionetta, e mi chiamate pure “bamboccione”. E come se ne uscirà non lo so proprio. Siamo smarriti. L’unica cosa è rendersene conto e accettare questa condizione com’è. Siamo già nella merda, dobbiamo imparare a stare a galla. Però, in realtà, non penso che se ne uscirà in maniera convenzionale. Ma poi, vogliono uscirne da tutto questo? Ti rendi conto di che sfigati che siamo? Siamo cresciuti, aspettandoci chissà cosa, arriviamo qui, nel 2014, e non c’è un cazzo! La nuova generazione sarà davvero differente, perché crescono con delle facoltà superiori. Bambini di cinque anni che sanno già usare le app, i telefonini, che scaricano qualunque cosa. Capacità che non avevamo di certo noi. Sono mutanti! Ḕ un’evoluzione, quello è l’Homo Sapiens 2.0. Noi che eravamo i giovani del futuro, in realtà siamo i giovani di un futuro che non è neanche arrivato, perché quando siamo arrivati nel 2000 era già tutto un futuro. A scuola studiavo fotografia e stavo ore e ore in camera oscura. E adesso? Ḕ tutto in digitale e imparare a sviluppare rullini non serve più a un cazzo! Per quello uno s’incazza e scrive una canzone così. Proprio “le cose belle” (dice in tono ironico) queste cose belle qua!

Cosa ti aspetti da Sanremo?

Intanto spero che piaccia il disco e il pezzo. Da metà marzo partirà il tour nei locali e da metà maggio faremo sicuramente i concerti nelle piazze. Spero di toccare più città possibili. Il bello di questo lavoro è andare nei posti e suonare davanti alla gente. Ḕ quello che per me vuol dire far musica, perché in studio mi rompo i coglioni, mi annoio mortalmente.

Cosa ascolti in questo periodo?

L’ultima cosa che ho comprato su Itunes è il nuovo degli Arcade Fire e sto decidendo se mi piace o no. Però i dischi degli Arcade Fire sono così, li devi ascoltare tre o quattro volte e poi o ti piacciono o ti fanno cagare, e io spero che con il mio accada una cosa del genere. Vorrei che fosse ascoltato due o tre volte per poi dire: “Cazzo, mi piace di brutto”, oppure: “Lo butto”. Perché almeno, se ti piace, ti piace veramente. Ecco, se mi dicessero che è “carino” sarebbe come una coltellata nella schiena!

Dejanira Bada

 

 


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