Caparezza – Museica

Caparezza – Museica

Le due incipit standard utilizzati per definire i lavori di Caparezza sono i seguenti: 1) Non ci si crede che sia la stessa persona che in un San Remo del paleolitico si presentò sul palco come Mikimix 2) Caparezza è un rapper atipico. Noi andiamo oltre dicendo: 1) Chi se ne frega di Mikimix 2) Caparezza non è un rapper atipico, Caparezza semplicemente non fa rap. Il rap, è infatti ormai chiaro, per l’artista pugliese solo un escamotage, uno dei tanti, per raccontare la sua visione delle cose attraverso una formula che va senza remore definita quasi come “arte globale”. Giunto al sesto album (Museica si potrebbe leggere e scrivere anche Mu6ica), gli elementi per definirlo “indefinibile” ci sono tutti. I suoi dischi sono tutti dei concept album, e questo ci porta inevitabilmente a piazzarlo nella categoria “Rock”. I suoi testi starebbero in piedi anche senza alcun supporto di suoni, cosi come nella migliore tradizione cantautorale. Se ripassate a mente 4/5 dei suoi brani più conosciuti vi si mischieranno in testa una decina di generi musicali diversi, seppur camuffati da rap, cantati citando Guccini, con una voce che non è voce. Se vogliamo usare un termine caro ai critici fighi, Caparezza fa crossover, ed in questo ultimo lavoro ha voluto esagerare con la commistione delle arti, utilizzando il supporto disco come una vera e propria galleria d’arte in musica. E anche qui c’è il trucco. In “Mica Van Ghogh”, una bomba dall’incedere hard rock mette in parallelismo la follia del pittore con il vuoto di una generazione allo sbando, chi sono i pazzi dunque Van Gogh o i giovani di oggi? In “Giotto beat” spazia dal punk all’elettronica. Cita Piero Manzoni, poi in “Comunque dada” approfitta del tema artistico per scrivere un pezzo contro la guerra. E via così, ogni opera d’arte una “scusa” per affrontare con la solita penna affilata un tema sociale attuale, come a dire che l’uomo forse non è mai cambiato e come a dire anche che forse davvero solo la bellezza potrà salvare il Mondo. Nei suoi album di bellezza ce n’è a palate, una bellezza indefinibile, come detto. Dunque davvero basta, da quest’album in poi che nessuno scriva più di Caparezza come del rapper pugliese, perché ormai è assodato, sarebbe come affermare che “se mia nonna avesse le ruote sarebbe una cariola”.

 

Aldo Pacciolla


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