Paolo Saporiti – Paolo Saporiti

Paolo Saporiti – Paolo Saporiti

In inglese ci piaceva assai. Ci è sempre piaciuto. I suoi arrangiamenti, la sua musica, erano già abbastanza, e le parole sì, le ascoltavamo, ma in inglese qualcosa ci perdevamo. Ma non era importante, almeno, non sembrava, perché la musica viene prima di tutto. Invece Paolo, con il suo primo disco in italiano, omonimo, ci fa capire che è vero: le parole sono importanti, sempre. In questo album c’è anche il tocco di Xabier Iriondo, da non sottovalutare, e si sente. Basti sentire Sangue, dove le dissonanze in sottofondo non sono, certo, farina del sacco di Saporiti, così come le sonorità di Come hitler o della conclusiva P.S.. Iriondo da un tocco magico all’album, un qualcosa in più, forse, questo bisogna dirlo. Saporiti andava sul classico. Chitarra, arpeggi anche piuttosto ripetitivi, eppure mai banali e scontati. A noi piaceva prima e piace anche adesso, sì, come ci piace la batteria di Ho bisogno di te, dove Paolo, sottovoce, quasi parlando e non cantando, non le manda certo a dire a quella ragazza di cui doveva essersi innamorato, cui piscerebbe in bocca e cagherebbe in testa, ma di cui ha bisogno, di cui non può fare a meno, arrivando addirittura a gridarglielo verso la fine, mentre le trombe suonano stranianti. Cantando in italiano Saporiti ha dato a tutti un segno di apertura. Non che prima non volesse essere ascoltato e capito, ma ora è tutto più semplice e diretto, e si vede che anche lui ha vinto un po’ la timidezza, che non ha più paura, dei giudizi, della critica. Forse Paolo ha anche smesso di criticare troppo duramente se stesso. Ha cominciato a stimarsi, ad avere più fiducia in se stesso e in quello che fa. L’intimismo di Alone o di altri dischi non se n’è andato, anzi, ma in Saporiti qualcosa è successo, qualcosa è cambiato. È maturato, è più sicuro di sé, sì, e per questo ancora più convincente. Non ha abbandonato le radici, il suo sentire, la sua originalità. Non è mai sceso a compromessi. Semplicemente si è ulteriormente evoluto, non si può che dirlo così, anche se tutti questi avverbi non sono mai belli da vedere e da leggere, ma si è semplicemente e ulteriormente evoluto, è vero. E meno male che in Italia ci sono ancora cantautori come lui, che non hanno avuto mai bisogno degli X Factor o simili. Certo, non avrà la visibilità di uno uscito da Amici, ma poi, chi se ne frega? Tra anni sentiremo più parlare di Saporiti o di un qualsiasi partecipante di The Voice? Noi scommettiamo su Saporiti, perché in lui c’è e c’è sempre stato il gusto, la ricerca, l’intelligenza e la sensibilità. Uno che canta bene le note alte, quelle basse, quelle bassissime, che ha un timbro bellissimo, che gioca con musica parole e voce come uno che sa quello che fa, e che nella vita, probabilmente, non potrebbe fare altro che questo. Perché quando c’è un talento bisogna tirarlo fuori, senza neanche troppa umiltà.

 

Dejanira Bada


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