È oggi anche oggi…

È oggi anche oggi…

Di: Zibba

Sai cosa? È oggi anche oggi. Ho ancora un po’ di mal di pancia ma tanto lo so che è colpa mia. Ho salutato le creature e spalancato gli occhi, ho scritto qualcosa su mio padre e spento il computer come avessi chiuso un blocco per gli appunti. Sbam. La metropolitana è una grande invenzione, e a me viene sempre da ridere perché sto lì a guardare le scarpe delle donne e a pensare ai guerrieri della notte. Ogni volta la stessa storia. Cambiano gli interni delle abitazioni, le teste bacate a capo delle mie problematiche fiscali, le mani da stringere e gli amori da perdere ma tanto è oggi anche oggi. Perché noi siamo sempre noi. Ogni fidanzata dopo qualche anno si trasforma in quella di prima. Come mai? Perché siamo noi a non cambiare. Perché in fondo ogni cosa la riportiamo lì, al punto di partenza. Apro lo zaino per vedere di non dimenticare nulla per il prossimo viaggio. Spazzolino e deodorante sempre nella busta di plastica, senso di colpa a quintali da lasciarne un po’ in giro e non riportalo sempre tutto a casa, un paio di guanti che arrivasse di colpo l’inverno possa non trovarmi totalmente impreparato e i miei fantastici occhiali da sole. Avevo questa teoria sugli occhiali da sole, una teoria ponderata in anni di ragionamenti. E poi basta, la teoria ha preso un calcio dalla realtà. E allora quanto ci conviene davvero ipotizzare, teorizzare? Non serve. Perché tutto è un grande caso. La vita è un enorme casualità dal suo nascere al suo spegnere. Sarei una persona diversa se quel giorno non avessi mandato quel messaggio in quel modo, e non avrei mandato quel messaggio in quel modo se non avessi fumato al mattino così presto. E tutto questo fumare porterà forse la mia dipartita ad avere per lo meno qualche opzione in più di forma, di frizzantezza, ma me ne andrò casualmente come sono arrivato. Ho trentasei anni da otto giorni e otto notti, ed è una cosa che non potrò dire mai più. Henry Charles Bukowski lavora ancora alle poste. Meno male che ogni tanto c’è anche il sole. Quella piccola finestra nella mia camera adesso illumina per primo mio figlio, e lui prende quella luce e la riflette su di me. Mi dicevano che mi sarebbe cambiata la vita. E invece la mia vita è rimasta la stessa almeno a giudicare dai soldi nel cassetto per le emergenze. Bob diceva che a noi musicisti la crisi non ci ha toccati solo perché siamo in crisi da sempre. Esatto. Sono in emergenza da sempre. Però una cosa mio figlio è riuscito a farla da subito. Mi ha aiutato a capire il valore della luce. Adesso, semplicemente, vedo meglio. Vedo dove stanno le cose, se c’è polvere sui mobili e se qualcosa è fuori posto. Riesco anche ad individuare i piccoli insetti che penetrano sotto la porta, che poi vengono solo a ricordarmi che ci sono anche i prati. Diventare padre è come comprarsi una grande torcia così da illuminare a giorno i pensieri più inabissati e le cose nascoste da tempo. Trovo la lettera di una ragazza che mi scrive che la mia musica la aiuta a stare meglio. E dopo questo posso davvero andare a casa. Ogni imprecazione si fa dolce. Ogni brutta parola dice che scherzava. È oggi anche oggi, anche nelle cose belle. Come posso aiutarti a stare ancora meglio? E poi lo sai che mi fa arrossire sapere di essere utile. Più di qualunque altra cosa. Ti consiglierei di fare un figlio, ma capisco che è un po’ forzato. Comprati una grande torcia almeno. Oppure investi in un analista, o prendi un treno a caso giusto per farti un paio d’ore di solitudine e umanità. Grazie sto meglio anche io. Mi bastava solo sapermi utile, oggi. Riscriverei tutto daccapo ora, ma si capirebbe ancor meno il senso. Vada così. Chi vuol esser quieto sia. Possiamo fermarci a parlare di quella volta che volevi andare a vivere a Parigi? Perché ancora non ho ben capito come mai che poi non se n’è fatto più nulla. Che quando arriva l’estate con lei arrivano quelle quattro cose di cui ho proprio bisogno. Le camicie leggere, i ghiaccioli, le donne scalze, i concerti all’aperto. Lascia perdere, che di film brutti ne abbiamo visti abbastanza. Stasera andiamo a passeggiare, che è oggi anche oggi ma io non ho più voglia di dormire.


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