Jack White – Lazaretto

Jack White – Lazaretto

Come il precedente e primo album solista di uno dei musicisti più retrò e poliedrici di sempre, Jack White, anche questo suo ultimo lavoro è stato autoprodotto dalla sua etichetta discografica, Third Man Records, e presenta molteplici influenze musicali. Un vero e proprio compendium di differenti generi, che definiscono il sound inimitabile di White, che ha affermato rispetto a Lazaretto: “non è assolutamente un solo sound. È decisamente molteplici sound. Come avete potuto sentire da Blunderbuss, ci sono differenti stili. Non definisco semplicemente un mio stile e dopo scrivo una canzone. Io semplicemente scrivo ciò che mi viene in mente, e qualsiasi stile ne viene fuori, ne viene fuori, e diventerà qualcosa di definito solo dopo.” Seppure non definito nè calcolato, lo stile di White è inconfondibile ed oramai noto ai più, ricco di richiami blues e folk della musica degli anni 60, ma anche di sperimentazioni psichedeliche ed elettriche tutte di White.

Come sempre tutte le tracce dell’album sono scritte e composte dall’artista, ma la cosa sorprendente è che tutti i testi risalgono ai suoi 19 anni. È infatti grazie ad un ritrovamento di vecchie poesie e testi, storie e racconti, che Jack White ha dato vita ai testi di questo incredibile album. Può forse sorprendere se si parla di un musicista qualsiasi, non se si parla di White. A soli 15 anni, infatti, il giovane White entra a far parte del mondo musicale di Detroit, a 22 forma i White Stripes e nel 2009 viene coinvolto in uno dei documentari musicali migliori di sempre, It Might Get Loud di Davis Guggenheim, dove viene affiancato da altri due grandissimi chitarristi, Jimmy Page e The Edge.

Dopo la lunga esperienza con i White Stripes, e con all’attivo altre due band, tra cui il supergruppo The Death Weather, White è una presenza costante nel mondo della musica, una presenza che siamo abituati a ritrovare ed apprezzare. Con un ritmo coinvolgente ed un sound graffiante Jack White ci trasporta in epoche lontane e rimpiante, con una semplicità unica e spiazzante, ma la sua grandissima passione per la musica lo ha sempre portato a reinventarsi e a reinventare la musica stessa, sperimentando costantemente. Così, soprattutto ascoltando Lazaretto, oltre a fuggire in un tempo che fu, si finisce per ritrovarsi anche in un luogo che deve ancora essere. Un pò come lo Steampunk per il cinema, che racconta di periodi storici passati inserendovi però elementi tecnologicamente futuristici, Jack White è un po’ lo Steampunk del blues, che guarda sì alla musica del passato, modernizzandola però con sperimentazioni totalmente personali ed innovative. Un musicista completo, che dall’età di 6 anni ha iniziato a suonare ogni tipo di strumento, partendo dalla batteria, grazie alla quale, oltre al sangue, nelle vene gli scorre puro ritmo.


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