Bene mio (Carmelo Bene)

Bene mio (Carmelo Bene)

Di: Xena Zupanic

Estraniarsi, annichilirsi per diventare un capolavoro vivente, non pregare neanche Dio affinché ci liberi da Lui stesso, dalla nostra volontà e dal nostro yo-yo egoistico, mutevole: ecco la non-eredità di CB.

Chi è veramente adesso, da morto, incenerito CB? Un trapassato, un’ombra vivente nell’Ade, il Signore degli animali e delle piante, un Orfeo moderno negli inferi, che sempre si rivolta indietro, cercando l’eros, la vita pulsante, mai sopita? O è diventato una cosa inorganica, riposante e vibra compenetrato da un possente flusso magnetico, sempre presente che noi mortali chiamiamo l’eternità?

Riposa senza guastare, o riposando guasta ancora le nostre pigre, pigrissime, deboli coscienze? Se è diventato inorganico come può reagire, operare sul nostro flusso cosciente, dinamico? O è forse condensato, è focalizzato in un punto potente, irradiante di una luce bianca messa in un perfetto auto-oblio, si stringe ed espande cabalisticamente ipnotizzando i nostri blandi sguardi? Esiste Carmelo; sento che esiste il Bene così barocco, così generoso. La morte mortifica annullando i deboli, ma come nientificare colui già annichilito, già tremendamente sottratto a se stesso ad ogni origine definita, riconoscibile e catturabile?

Lampeggia Carmelo in questo mondo marcato dal non-bene, giù al sud, giù al nord, dove i santi stentano a riconoscersi, e riaccendere il suo splendore obliato, forse definitivamente spento.

 


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