Adesso non c’è scelta

Adesso non c’è scelta

Di: Stefano Verderi e Angelica Schiatti

Angelica: “Sai Stefano: questa sera al carroponte di Milano, ascoltando gli Afterhours, ho alzato lo sguardo e ho visto una sola stella.
C’era la luna quasi piena e una sola stella ostinata che brillava in cielo.
E allora ho pensato che la speranza stava respirando dentro quella stella.
Che non c’è mai un motivo per cui smettere di sperare, di sognare, di essere ostinati.
Chiunque abbia un sogno non deve mai smettere di volerlo vedere reale. È un diritto.
La musica italiana deve lottare per la qualità, per la propria indipendenza, per la propria dignità e per la propria emancipazione.”

Stefano: “Preferisco invitare la gente a casa la sera. Ma poi ci provo continuamente ad uscire, e ogni volta che torno sui navigli, zona della movida milanese, dove ho abitato per tanti anni, trovo sempre più ristorantini “tipici” e locali dove fare lunghissimi aperitivi,  che diventano immediatamente dei dopocena. Pochissima musica “live”, quasi nulla. Solo musica diffusa, quasi inutile. Ma non è sempre stato così. Sai, Angelica.
Ci son stati tempi in cui Milano era una città molto musicale, molto per le band, spesso (come la mia prima) che uscivano dalle scuole. E poi tante sale prova, tanti annunci di cercasi/offresi musicisti, concorsi, riviste, locali. Magari meno eventi ma sicuramente più continuità nell’intrattenimento, o forse più varietà. Esatto è questo il punto: c’era più scelta. Anche nei costi: non era necessario spendere 50/60€ per vedere un concerto. Sto parlando della fine degli anni 80, inizio anni 90. I tanti centri sociali sparsi per la città proponevano continuamente musica live, e così le birrerie, e i locali più specializzati, dove ascoltare del vero Jazz. Poi piano piano sono spariti tutti. Pochissimi e malgestiti i superstiti. Ed è in questo contesto che prolificavano le band, è così che sono nate le grandi band milanesi, tra cui gli Afterhours (anche loro superstiti).
Ora un gruppo di ragazzi che mette su una band, trova enormi difficoltà a suonare in giro. Per forza, mancano gli spazi. Mancano i locali. Come può crescere la musica se non ha radici nel basso. Nelle cantine, nei pub, nelle strade. Da dove vengono fuori le novità? Ah già, dai talent show in tv. Benissimo…e poi? Ecco dimostrata la mia tesi iniziale: adesso non c’è scelta. O questo… o questo. Nessuna nostalgia per il passato, solo preoccupazione per il futuro. Ma come dici tu Angelica: mai smettere di sognare.”

Buona notte.


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