Death from above – The physical world

Death from above – The physical world

Il due canadese fossilizzato negli anni 70, eppure formatosi solo nel 2004, è tornato alla riscossa. I Death from above 1979 hanno avuto un trascorso veramente travagliato, ma alla fine, dopo una separazione e molti anni di silenzio, si sono fatti di nuovo vivi. Era il 2006 quando la band aveva a malincuore informato i fans della fine del gruppo, ma fortunatamente nel 2011 ci hanno ripensato. I Death from above 1979 sono tornati così a nuova vita proprio dalle loro ceneri, con un album nostalgico, che sembra fatto apposta per una colonna sonora di uno youg-adult-horror-movie, tra zombie e mostri innamorati.

Le vecchie sonorità post punk-rock conosciute con il primo album, You’re a woman, I’m a machine, ci sono tutte: un sound che pesca dagli anni 70, ma non dai primissimi del glamrock, no, dagli ultimi anni 70 che hanno dato vita al punk-rock. Il gruppo canadese rivendica quei suoni di fine decennio che guardano molto al noise rock dei primi anni 80, miscelando il tutto con una buona dose di distorsioni ed elettronica.

Un sound graffiante ed incalzante, che sembra creato apposta per dei rave party, ma che unito ai testi malinconici, rivolti più che altro al genere emotional degli anni 90, il nuovo album del gruppo, The  physical world, sembra più musica da ballo di fine anno un pò troppo aggressivo o, come già accennato, una struggente colonna sonora per un film horror adolescenziale. Non che questo ci dispiaccia, al contrario. I continui riferimenti a resurrezioni e al sangue, miscelati a struggenti frasi d’amore, fanno di questo album una sorta di mantra halloweeniano, da ascoltare e riascoltare in loop durante tutto il mese di ottobre.

Seppure non annunciato come tale, il nuovo disco della band canadese sembra molto un concept album, difatti le tracce sembrano susseguirsi nel formare una vera e propria storia fra morte, amore e sangue. The physical world ci racconta di un mondo suburbano, di un mondo di periferia, dove i cuori spezzati sono all’ordine del giorno, e non c’è via di scampo all’amore, o al dolore. Sempre veloci, sempre affrettate, le brevi 11 tracce del disco riescono però a dirci molto anche se in breve tempo: ogni traccia è una storia, ed ogni storia sembra non terminare mai in quel brano, ma piuttosto appare come un preludio al successivo.

Insomma, un vero e proprio tuffo all’interno di una storia macabra ed appassionante, qualcosa di molto simile al primo album dei Death from above 1979, eppure così differente. Anche questa volta però, come ci ha insegnato il gruppo brasiliano CSS “let’s make love and listen Death from above..”: tanto amore.


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