Che noia che barba, che hipster che barba…

Che noia che barba, che hipster che barba…

Di: Aldo Pacciolla

C’è stato un tempo che, quando avevo la barba la gente che per caso mi osservava pensava: “guarda, quello ha la barba”. Incredibile! Punto. Anche mia madre quando andavo a trovarla per il pranzo della Domenica con la barba mi guardava un po’ male e mi diceva: “perché non ti fai la barba?”. Punto. Qualcuno al massimo avrà pensato: “come è trascurato questo”, o tirandola: “questo è un comunista di merda”. Punto. Anche quando andavo da H&M a comprare un pantalone in saldo con la barba il commesso pensava: ”Questo non ha una lira, compra da noi… e poi vah che barba!”.
Punto. Quando indossavo un cappello di lana con la barba qualcuno ha azzardato un: “sembri un pescatore bretone”.
Punto. Qualcuno associava la barba alla pigrizia, qualcuno mi immaginava come uno di quei tipi tristi che sotto la doccia per rallegrarsi un po’ogni tanto si concedono una cantatina della “Locomotiva” di Guccini. Per le donne eri a seconda dei gusti un bel tenebroso selvaggio o uno zozzone da evitare. Le fiche da club cool te le sognavi proprio. Quel tempo in cui avevo la barba gli artisti di riferimento si riducevano a Bukowski se si parlava di letteratura, gli ZZ Top se l’argomento era la musica. Poi però alla fine potevi leggere ed ascoltare un po’ quel cazzo che ti pareva. Infondo eri solo uno che non usava la lametta. Punto.

Poi arrivarono gli Hipster….

La gente che mi osservava per caso ha iniziato a pensare: “Vah che tipo poco mainstream”. Mia madre la domenica a pranzo ha improvvisamente smesso di cagarmi il cazzo: “Stai bene, datti solo una aggiustatina ai peli che spuntano. Ne vedo tanti in metropolitana come te…”. Entri da H&M ed il commesso ti fa l’occhiolino indicandoti quel pantalone marrone anonimo da 5 euri come a dire: “ti starebbe na chiccheria orsacchiotto…”. Le fiche che bazzicano Corso como a Milano miracolosamente iniziano a darti corda, ti citano Bukowski accazzo pur essendo convinte di parlare di uno scrittore russo del ‘700 (l’unico punto fermo del pre e post Hipster Era), ti impalano in discussioni sugli album dei Joy Division. E fin qui ci può stare. Poi entri dall’ottico per ordinare le lenti a contatto ed il commesso tenta di rifilarti l’ultimo modello di occhiali arrivato, quello che osservando distrattamente la vetrina prima di entrare avevo scambiato per una maschera da sub. Ma la nota più dolente è che l’hipster, per alleggerirsi dal peso di tanta figaggine intellettual-chic, dopo averti parlato dell’ultimo libro che ha letto (di solito di qualche autore giapponese morto infilandosi nel culo una busta di quattro salti in padella findus come estremo atto di ribellione al sistema), ti cita con nonchalance l’ultimo singolo di Britney Spears (come a dire, suvvia, anche noi abbiamo il senso dell’ironia, ma non crederai mica mi piaccia davvero ne?). Il momento ironia di solito dura poco, e convinto che tu sia uno dei loro riprende a parlarti di qualche gruppo indie-rock, dream-pop o sailcazzo, scegliendo ovviamente tra i nomi meno conosciuti possibili.

Aspettando con ansia che le azioni in borsa della Gilette risalgano la china, vado sotto la doccia a tirarmi su il morale canticchiando questa…

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