Kiasmos – Kiasmos

Kiasmos – Kiasmos

Ci lamentiamo sempre, non facciamo altro. Ci lamentiamo della situazione politica, della disoccupazione, della pochezza ormai raggiunta a livello letterario, artistico, e soprattutto musicale. Ma se invece il problema fosse dentro ognuno di noi? Se fossimo noi a non essere capaci di stare al passo con i tempi, con un mondo che sta cambiando (che è già cambiato) e che evolve continuamente? E se quello che ci mancasse fosse proprio la capacità di capire e apprezzare le novità? Siamo un paese vecchio, sotto tutti gli aspetti, sotto tutti i punti di vista, e quello che sembra venirci meglio è lamentarci, ma soprattutto restare immobili, fossilizzarci, aspettando che tornino i bei tempi ormai andati. E lo si capisce a livello politico, certo, e non solo, ma anche sotto l’aspetto musicale, che è un po’ specchio di come sta messo un paese. E infatti l’Italia è ancora ferma lì, con quel cantautorato sempre più sterile e banale, con quelle voci che se non urlano sembra che non sappiano cantare. E ora, l’Italia, e soltanto ora, si sente “avanti” rispetto a non so chi, perché si sta accorgendo che esiste il rap, che esiste l’hip hop (Eureka!), e ci stupiamo perché sentiamo rappare su Rai Uno o su Canale Cinque. Questi sì che sono eventi e cambiamenti epocali! E invece là fuori, fuori dai nostri confini paesani, cosa succede? Innanzitutto sembrano stare meglio, sotto l’aspetto politico, finanziario ecc., ma stanno meglio e sono “avanti” anche sotto l’aspetto musicale. Smettiamola di essere vecchi, l’avanguardia è un disco come questo, proprio questo dei Kiasmos, che da dove arriva? Da un paese dove, a sentire alcuni, non c’è nulla ovviamente, se non quattro prati e due montagne messe in croce: l’Islanda. No, miei cari, perché l’Islanda è uno di quei paesi dove sembra non esserci nulla, ma dove il tenore e la qualità della vita sono a dei livelli altissimi ora, perché hanno avuto la capacità di rinnovarsi profondamente. Certo, non sono sessanta milioni, ma non sono vecchi dentro, questa è la vera differenza, e da un bel po’ di anni le cose migliori, a livello musicale, arrivano proprio da là, da quell’isola che molti non sanno bene neanche dove si trovi.
Inutile citare Bjork e Sigur Ros. Ne sono un esempio anche Olafur Arnalds, che già amiamo e seguiamo da anni, che con la sua musica neo classica, o chiamatela come vi pare, ci ha fatto davvero sognare e che ora si è unito a un altro musicista, Janus Rasmussen, uno che fa addirittura musica dance. Il risultato? Il risultato vi stupirà davvero. Il disco è una delizia per le orecchie, una cosa che qui in Italia non ci sogneremmo neanche per sbaglio di fare, e nemmeno di pensare! Nessuno ne sarebbe in grado. Questa musica non appartiene al nostro passato musicale, alla nostra tradizione? E io vi domando: “In Islanda, invece, la musica che da secoli va per la maggiore è questa? È l’elettronica o la musica classica?”. Ma fatemi il favore! La verità è che non ci sappiamo rinnovare, non sappiamo guardare al di là del nostro naso. Siamo vecchi dentro, ma non tutti, per fortuna. Saremo in pochi, ma sappiamo che molti saranno in grado di apprezzare un disco come questo. Un disco “dance”, se così vogliamo chiamarlo, con una classe che ben pochi saprebbero anche soltanto avvicinare. Il tocco di Olafur è inconfondibile e porta ogni brano a un livello qualitativo davvero alto, e non stona, anzi completa il tutto, l’elettronica sofisticata di Janus. Il risultato è un disco che si ascolta più che volentieri a casa, forse anche più che su un dancefloor. Da menzionare che è un album di debutto, un album come si deve, che fan ben sperare che la musica abbia ancora tanto da dare e che non esiste solo il rap, il cantautorato, l’indie o il rock (e per fortuna). Quindi non fate i vecchi e andatevi a godere questo disco: ora!

Ascolta cliccando qui un brano tratto dal disco


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