L’addio di Riccardo Muti. Ecco perché lo ringrazio.

L’addio di Riccardo Muti. Ecco perché lo ringrazio.

Di: Glenda Frassi

Chiunque abbia letto i giornali negli ultimi giorni saprà che Riccardo Muti ha deciso di abbandonare l’opera di Roma e rinunciare alla carica di “direttore musicale a vita”, annullando “Aida” e “Nozze di Figaro” in cartellone per la nuova stagione teatrale.
L’opera di Roma, tra gli altri problemi, si ritrova con un disavanzo di circa 12 milioni di euro causato da una cattiva gestione di sovraintendenti e politici, che ha portato a una serie di scioperi e annulli di rappresentazioni teatrali creando, secondo le parole del Maestro, un ambiente lavorativo poco sereno.

Una notizia simile non mi sconcerta più di quel tanto; viviamo in un paese dove si preferisce fare tagli a cultura e ricerca invece di finanziarli.

Un giovane musicista è letteralmente impossibilitato a fare della sua passione un lavoro, da un lato a causa di una casta interna che non punta minimamente ad avere un riciclo, anzi, si tiene ben saldo il proprio posto in perfetto stile Andreottiano, dall’altro perché nel 2014 in Italia fare il musicista non è riconosciuto come un lavoro; non esiste tuttora una categoria alla quale iscriversi e dilaga l’incapacità di assicurare a un musicista i mezzi per crescere, a partire dalle scuole.

Lo spunto interessante nel gesto e nelle parole del M° Muti (direttore d’orchestra più riconosciuto e richiesto al mondo)sta proprio nella volontà di volersi dedicare ai giovani dell’Orchestra Cherubini da lui stesso fondata, abbandonando appunto, un ambiente ormai teso, ingestibile e aggiungerei vecchio.

Noto in Italia un’apatia di base che in tanti anni di musica non mi era mai capitato di affrontare e personalmente, faccio veramente fatica ad accettarlo.
Per quanto mi riguarda l’ormai radicato concetto del “non funziona” è per me la scusa di chi non sa come affrontare un periodo in cui le vacche non sono più grasse e, se veramente si vuole fare qualcosa, (e con qualcosa, non intendo necessariamente vendere 2 milioni di copie, ma intendo fare qualcosa che sia positivo prima di tutto per se stessi e in secondo luogo utile a un miglioramento collettivo) è il momento di ingegnarsi e tirare fuori la creatività. Siamo nell’epoca di Facebook, youtube e locali vuoti, ma non necessariamente sono tre accezioni negative, anzi, dal mio punto di vista è un’ottima occasione per pormi la domanda “perché mai una persona dovrebbe ascoltare la mia musica?”

Già, perché mai?

Perché mai un uomo di 73 anni, dello spessore di Riccardo Muti, dovrebbe accettare un meccanismo che non gli permette più di lavorare come lui desidera?
Perché mai io stessa dovrei accettare un meccanismo che non mi permette in alcun modo di lavorare come vorrei e anzi, mi spinge sempre di più a cercare altrove, e purtroppo lo devo dire, trovare, quello che qui ormai mi viene rimbalzato con un “non funziona”.

Se un vecchio sistema non funziona, nulla vieta di crearne uno nuovo (principio base dell’evoluzione).
C’è veramente bisogno di rinnovare le strutture, il mondo lavorativo ma soprattutto la mentalità di chi ne fa parte, a partire dal nostro stesso modo di pensare e di agire.

Quindi un sentito grazie al M° Muti. Continui la sua protesta perché, per quanto facciamo parte di due universi opposti, il suo gesto è di stimolo anche per me.


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