David Bowie Is, la recensione del film della mostra

David Bowie Is, la recensione del film della mostra

David Bowie è umano. Chi l’avrebbe mai detto? Perché tutti, fin dai suoi esordi, nutrivano dubbi al riguardo. Questa è la prima cosa che ci viene da affermare dopo aver visto al cinema la mostra che si è tenuta a Londra al Victoria and Albert Museum nel 2013. Sì, perché questa è una mostra su cui valeva la pena fare addirittura un film. Una mostra che ha registrato oltre 311.000 visitatori in pochissimi mesi. “David Bowie Is” è quindi stato prima una mostra, poi una sorta di documentario, un evento camaleontico, proprio come soltanto David sa essere.

Girato tra le sale del Victoria and Albert Museum, il film è un viaggio che ripercorre i 50 anni della carriera di Major Tom, di Ziggy Stardust, del Duca Bianco, quelli di Heros, insomma, di David Bowie, e che sarà al cinema solo il 25 e il 26 novembre (l’elenco delle sale è disponibile su www.nexodigital.it).

Ovviamente l’emozione feticista che si può provare nell’annusare i vestiti di David, nel vedere con i propri occhi i testi scritti di suo pugno, i disegni, non è possibile percepirla al cinema, ma è un’emozione che vale la pena di vivere lo stesso. Appassionante e commovente, come solo le canzoni di David sanno essere, e che accompagnano, ovviamente, tutta la proiezione. Passo dopo passo, “David Bowie is” ci permette di conoscere più da vicino, più a fondo, il bambino, il ragazzo David ancora mezzo mod che, sfiga vuole, pubblica il suo disco d’esordio il giorno dell’uscita di Sgt. Pepper’s dei Beatles, e che passò un tantino inosservato. E poi il David icona gay, il David irriverente, trasgressivo, il pazzo, il drogato, il formidabile genio, l’innovatore, l’attore, la star per eccellenza. “David Bowie is” ci fa capire che David era un ragazzo ambizioso, che voleva diventare famoso e che sapeva che lo sarebbe diventato. E gli stessi curatori sono rimasti stupiti del materiale ritrovato negli archivi. Come se David avesse tenuto da parte ogni suo disegno, ogni suo foglietto di carta, ogni suo oggetto, sapendo già, da adolescente, che questa mostra prima o poi sarebbe arrivata. David è per molti una pop star, per altri una rock star, per altri un Dio, un genio, un semplice e schifoso gay, un cantante e performer meraviglioso. Ad altri ha cambiato la vita per sempre, ha ispirato futuri stilisti, future pop star, il mondo della moda, della fotografia, dell’arte. Voleva diventare qualcuno ed è diventato l’artista assoluto, che ha saputo sempre reinventarsi, cambiare, attraversare epoche diverse come si fa una semplice passeggiata. E cantava, e scriveva, e posava, e si esibiva, come se fosse la cosa più facile del mondo, come se nella vita non avesse potuto fare altro. E così è ancora oggi. Perché David mica è morto! Questo genere di mostre, di film, si fanno per commemorare qualcuno che non c’è più, diamine! E invece lui è vivo e vegeto, un androgino, gay, sposato con figli che fa dischi ancora oggi. E proprio questo mese è uscita una sua nuova raccolta, come abbiamo scritto in questo articolo nei giorni scorsi.

In questa mostra c’era davvero di tutto e il film ci ha permesso in qualche modo di essere lì, presenti, a un evento che ora prenderà il volo e girerà il mondo, approdando in America, in Canada, in Brasile e a Parigi nella primavera del 2015.

Durante la proiezione del film sono stati trasmessi video, brani live di David, il tutto presentato dai curatori, Victoria Broackes e Geoffrey Marsh del Dipartimento di Teatro & Performance V & A. Numerosi anche gli interventi da parte di alcuni ospiti che hanno avuto l’onore di conoscere e di lavorare a stretto contatto con David, come lo stilista Kansai Yamamoto, che ha raccontato un aneddoto davvero divertente e unico che non stiamo a rivelare per non rovinarvi la sorpresa e per permettervi di godervelo a pieno. C’era anche chi lo ha solo ammirato e stimato, come Jarvis Cocker dei Pulp, che si è fatto influenzare non poco da David. E abbiamo scritto solo David per tutto il tempo, volutamente, perché David Bowie è uno di noi, uno che aveva un sogno, come ne abbiamo tutti; che aveva delle ambizioni, come tutti noi, che desiderava solo fare quello che più gli piaceva, come noi, ma con la temerarietà e l’impegno di un vero lavoratore, che non smetteva un attimo di sfornare idee e che continua a farlo tutt’oggi, alla veneranda età di quasi settant’anni, a riprova del fatto che anche la vecchiaia non deve essere per forza un’età buia e cupa, dove non è più permesso esprimersi. Altri cento di questi anni, David, altri cento dei tuoi mitici dischi. Noi siamo qui.

“David Bowie is” è stato girato e diretto da Hamish Hamilton, il regista Premio BAFTA e della Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici di Londra 2012.

E’ distribuito nei cinema italiani da Nexo Digital in collaborazione con Radio DEEJAY e MYmovies.it.

 

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