Un film porno che inizia così #3 – Selfieforlovers

Un film porno che inizia così #3 – Selfieforlovers

Torna finalmente, dopo mille diatribe in tribunale, la rubrica più attesa di casa mia.


La aspettiamo almeno io e la Rosa, la mia vicina di casa travestito che di notte porta i clienti a casa e io sento tutto, anche la bamba che si scassano sulla tavolozza del cesso. 
Citata da Aranzulla come uno degli hashtag del millennio devo ora trovare contenuti all’altezza di cotanta investitura.
Questa settimana, considerando la depressione dei miei amici e la mia, vorrei sottoporvi la sconcertante vicenda dell’amore ai tempi del colera: il colera sociale.
Ho 4 casi da sottoporvi e una mia lucida interpretazione finale. La visione è esclusivamente quella di noi uomini, noi poveri esseri innocenti e fedeli e per nulla artefatti, noi che se diciamo amore lo pensiamo con tutto il cazzo.

. Crescere assieme: la storia in questione parte dai banchi del liceo, l’amore puro che si coltiva nei 20 minuti di intervallo, nel parcheggio dei motorini alle 13.30, quello degli sguardi in palestra e delle gite a Sorrento con tutta la classe. La coppia simbolo che tutti vedono come inseparabile. Si cresce assieme e ci si abitua ad essere un’entità unica, si gioca a fare gli adulti mantenendo la felicità sbarazzina. La maturità con le telefonate notturne. Il diploma, il viaggio della quinta superiore poi l’università. Due corsi differenti. Lei che inizia a studiare con il nuovo gruppo studio, la sera troppo stanca amore ci sentiamo domani. Whatsapp attivo alle 4 del mattino. La chat con i compagni di uni, i mercoledì sera che erano lo stare assieme si trasformano in “ vado con i miei amici alla festa universitaria “. Ma la fedeltà è un concetto che per noi maschi è ovvio, la tua donna sta con gli amici sorride è felice e io lo sono. Poi un giorno capisci che non va così. La putristudentessa è in realtà la realizzazione di tutti i sogni erotici dei b-movie soft core anni ’70, quelli con Edwige Fenech che ogni 20 secondi perde una tetta per strada. Scopri che quella notte non era a casa della sua amica, o meglio, era a casa della sua amica ma con tutto il gruppo studio in una mista orgiastica. Il tentativo disperato di chiedere spiegazioni e la squallida risposta di un 
“Lasciami fare la mia vita sei morboso”. 
Questo mio amico è tutt’ora single dopo 8 anni non trova fiducia, spero per lui possa trovare la morte il prima possibile
.

. La discrepanza di età: Lei 20 lui 30 anni. Lui non vuole sei troppo piccola per me ci saranno complicanze poi vedi anni fa stavo con una ragazza al liceo e lei mi ha scaricato appena ha iniziato l’università. Lei dice che tanto è già iscritta all’università, lui pensa poco male almeno riprendo da dove avevo lasciato, dopo mesi in cui lei lo rincorre senza fiato, nottate passate a pedinarlo e citofonare a casa sua, saltare i corsi per stare due ore con lui, creare un’intimità scavando la corazza di quest’uomo fermo sulla sua decisione riesce a trapanare le barriere e portarlo al momento in cui lui cede sotto il monito “Se ha fatto tutto questo per me è quella giusta”. 
E ora lei può diventare il male. Nessuno l’ha obbligata attenzione, anzi il povero diavolo aveva espressamente dichiarato riluttanza a questa relazione mentre viveva una vita stupenda e nel pieno degli anni migliori. Lei da onnipresente e adorabile concubina si trasforma nel menefreghismo assoluto, da che i loro 10 anni non erano un problema perchè lei è matura e non uguale a tutte le altre diviene “io ho 23 anni vuoi farmi fare la vita come quella di una ragazza della mia età”.

La trovi in tutti i concerti, arrampicata sui pali di ogni locale, in qualsiasi gallery coi culi e le tette, i suoi vestiti da paesana si trasformano nel guardaroba di una stripper. Inizia anche a farsi fotografare dai peggiori maniaci della scena fino a che, all’urlo di indipendenza femminile, sparisce assieme al primo sfigato di una band di bresso che forse andrà su Mtv (ndr Bresso è la città con la più alta densità abitativa d’Italia). Lui distrutto si curerà ingrassando di 50 kg, cambiando paese e vita e per tutti sarà il cretino scaricato da una ragazzina di 10 anni in meno e che ora trovi sulle copertine di Hustler.

. L’arrampicatrice sociale: Questa è una storia che capita di solito a uomini che rivestono ruoli sociali e lavorativi alti, persone vincenti con molta incompletezza interiore perchè sacrificano la vita in progetti e passioni. 
Qui si insedia lei, occhi di fata e la capacità di capire la stanchezza interiore del maschio stacanovista. Nonostante la titubanza di lui nel trovarsi la sosia di Rihanna in ginocchio che gli decanta amore e il pompino migliore dei suoi ultimi 10 anni, la frase che lo segna di più è “io non sto con te per quello che fai ma per quello che sei”. Lei sì che ci vede avanti, lei non ha interessi nella tua vita, ti ama perchè ti puzzano i piedi e perchè potete fare colazione assieme la domenica. Non ti ama per i viaggi i concerti le sfilate e le persone importantissime che vedi solo in tv che puoi presentarle. No. Lei ti ama per quello che sei, quello che mentre piscia tira scoregge come un camionista ubriaco inglese che guida in contromano perchè tiene la sinistra. Ti ama perchè capisce il tuo legame con tua madre, in famiglia è una divinità, la ragazza tanto attesa. Qualche dubbio lo sollevano gli amici “Ma una figona così sta con te?” (credo di averlo ripetuto per 2 anni al mio amico). La proposta di matrimonio, il vero amore che capisce il tuo stress e supporta i tuoi progetti, ti ama. Poi lui inizia a fare caso che metà dei suoi contatti sono diventati gli stessi di lei, non si chiede come, pensa che sia un caso, lei inizia ad avere un instagram in cui carica solo sue foto in locali top, concerti top, backstage top, lei in top. Inizia ad essere assoldata nel suo stesso ambito lavorativo, a scriversi con personaggi noti, a essere sempre meno presente e accondiscendente. Il lavoro di lui non serve più a niente, e quindi anche lui. Anche qui partono le chat notturne su whatsapp, chat con direttori marketing di multinazionali  “È un mio amico da una vita”, mentre man mano ogni azione di lui diventa un’azione da cambiare, da modificare, 
“Cresci un po’ ma come vivi?” 
Lei ora lavora e viaggia in tutto il mondo organizzando seminari e team building tra Dubai e Las Vegas.  
Lui ha perso il lavoro e la credibilità quando in mezzo ad una sfilata l’ha trovata con uno squallido musicista di Bresso (davvero, 34.590 abitanti, pari a 10.173 abitanti per km², praticamente soppalcati uno sopra l’altro) e ha deciso di impazzire prendendola a ceffoni per 10 minuti trasformandola in un assolo di batteria e segnando così la fine del suo posizionamento sociale. Ratatatatà.

. L’ultima storia antica.  Due persone con una vita difficile e fatta di enormi sacrifici, di nottate passate tra officina e scuola. Si sono conosciuti in fabbrica mentre studiavano entrambi per avere un lavoro diverso. Dopo qualche anno di fidanzamento e corteggiamenti arriva il matrimonio e il primogenito. I soldi non ci sono allora lavorano di più. La notte dormono assieme e si cercano durante ogni pausa. Le famiglie non sono proprio predisposte ad aiutarli ma loro lira dopo lira, ora dopo ora, si comprano una casetta, stanno dietro alla bambina appena nata, lui di notte appena finito il turno corre a prendere i pannolini. Lei doveva lavorare nonostante la maternità, crescono assieme sono una famiglia. Con i sacrifici e le glorie. Nasce il secondogenito e lui diventa calvo. Ma lei non lo molla, ci scherza su e gli spreme in testa le fialette per la caduta dei capelli, ogni sera. Iscrivono i figli a scuola di musica, comprano un pianoforte, rinunciano per 20 anni di fila alle vacanze per permettere ai ragazzi di vivere in serenità. Quando arrivavano le difficoltà era un nuovo momento per mettersi alla prova, non da soli, non in due, tutti e quattro ma senza cadere in tragedie, fughe, gettare la spugna o scappare con segretarie o miliardari dal bell’aspetto. Questa è la storia dei miei genitori. 
Quando da piccolo facevo i capricci mia madre mi rispondeva di non farli perchè non avrei avuto quel gioco ma avevo il bene dei miei genitori e io la guardavo perplesso.
 Mio padre fa una carriera col botto diventa un mega quadro e designer riconosciuto ovunque. Mia madre si prende un negozio organizza sfilate. Il tempo per me e mia sorella non è mai mancato. La cena era un sacro vincolo in cui confrontarci e raccontarci tutto. La notte, stanchi, mio padre prendeva mia madre dal divano e la accompagnava a letto. La mattina ci portavano a scuola e mia madre usava la sua pausa pranzo per correre a casa e cucinarmi qualcosa, stare assieme due ore, quelle due ore che mi rendevano felice. Sacrifici e gioie. Ora sono ancora felicemente sposati, si vivono la loro esistenza facendo quello che non hanno fatto per anni. Ma siamo sicuri che non lo abbiano fatto per anni? Forse per anni hanno fatto quello che era giusto per il loro futuro. Lo hanno costruito assieme.

Questo è il punto. Aldilà della mia finta critica all’universo femminile, a cui chiedo scusa ma che ovviamente devo fare l’uomo rude, il punto è un altro. La nostra società è un’odissea di piccoli uomini e piccole donne che vivono viziati. Le coppie non hanno progettualità non hanno il sacrificio. Hanno solo l’affermazione del sé, in amore, lavoro e costume.
 Le cose si costruiscono con piccoli passi continui. L’amore è la più dolce rinuncia. 
Noi corriamo da soli e arriviamo da nessuna parte. 
Se sfoglio l’album di famiglia ci sono milioni di foto mie, di mia sorella e dei miei genitori, tutti assieme. Quando tra 40 anni sfoglierete il vostro cosa ci sarà? 
Ci saranno milioni di selfie, perchè è evidente che stiamo puntando tutti alla solitudine.


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