Marina Rei, la recensione del concerto al Biko, 2014

Marina Rei, la recensione del concerto al Biko, 2014

21,45. Il Biko apre in ritardo. Fuori c’è una gran fila. Inizierà tardi, lo si percepisce già. Dopo una ventina di minuti riusciamo a entrare ma dentro non c’è una gran folla. Il problema qui sono le lunghe attese per chi ha o non ha la tessera Arci. Una volta all’interno, ci prepariamo in prima fila per fare qualche foto (ci sono più fotografi accreditati che pubblico). Nell’attesa ripensiamo alla videointervista che le abbiamo fatto qualche settimana fa, che ci aveva permesso di conoscerla meglio, di chiacchierarci, di riderci insieme. Marina però si fa desiderare parecchio, inizia il concerto alle 23 passate e la gente riesce a tirarla fuori solo perché una barista apre la porta del camerino, a quel punto il pubblico inizia a fischiare, applaudire, gridare. E poi eccoli. Sul palco sono in sei. Marina entra e si siede subito alla sua amata e adoratissima batteria. Apre con il singolone, tratto dal suo nuovo disco “Pareidolia”. “Lasciarsi andare” scalda subito il pubblico, composto prevalentemente da gay e lesbiche (non sapevamo fosse un’icona gay, forse perché suonare la batteria è molto maschio, eppure lei è molto femminile, anche se di quelle donne forti… bah, mistero).

marinarei

Marina Rei

La scaletta prosegue, e arrivano brani come “Ho visto una stella”, “Avessi artigli”, “Sole”, “Del tempo perso”. Marina è scatenata, in forma. L’audio non è il massimo ma non si lascia scoraggiare. Arriva pure qualche stecca, ma secondo me perché non riusciva a sentirsi bene. Poi è il momento di “E mi parli di te”, Marina comincia a cantare ma viene colpita da un po’ di raucedine. Sogniamo di vedere entrare Capovilla e di cantare il pezzo con lei, ma non succede. La Rei non regge molto bene a cantare anche le parti di Capovilla, fa cantare il pubblico, ci ride su, e dice proprio: “Mi serve Capovilla!”. Tutti sorridono e la sostengono, applaudono e si passa al brano successivo, “Donna che parla in fretta”. Marina suona e canta quasi tutto il nuovo disco eccezion fatta per qualche canzone come “T’innamorerai”, “Anime belle”, per chiudere con “Un inverno da baciare”.

Marina Rei

Marina Rei

Niente “Primavera”, la primavera è finita, passata. Quel periodo, quel sound più pop, non c’è più (e meno male). Marina è una rocker sul palco. Scalpita, si dimena, balla, si scatena e i pezzi più pop non la rappresentano più (o forse non l’hanno mai fatto), al massimo si concede qualche canzone lenta e d’amore che le si addice meglio. Si sa, il successo a volte si ottiene con le canzoni più assurde, più odiate, che poi bisogna portarsi dietro per sempre. Ma lei no, ha saputo reinventarsi, anche se suona al Biko davanti a forse un centinaio di persone e non all’Alcatraz davanti a 2.000, ma chi se ne frega. Lei, oggi, fa quello che le piace, quello che le pare. W la Marina indie-rock.

La scaletta

La scaletta


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