Io che mi so odiare così bene

Io che mi so odiare così bene

Di: Romina Falconi

Sono un uomo che ama gli uomini, intrappolato nel corpo di una Betty Boop romana.Ho gli occhi chiari, lo sguardo innocente e dunque soccombente. Ragiono come un uomo e guardo i porno. Da me si aspettano la bimba e invece dentro sono un coccodrillo.
Sono considerata una figa di legno e no, “Non la tengo como todas” io… Ce l’ho pallida.
Non che non sia passionale, anzi! Ma l’idea di farmi sudare addosso dal primo che arriva mi fa un po’ senso.
Sono diventata nel mio piccolo una regina. Vivevo una vita che non avevo scelto ma mi sono costruita quello che ho avuto in seguito. Non sono nessuno, sia chiaro, ma ho fatto tanta strada e ogni piccolo risultato per me è una grande dono.

Non mi piacciono così tanto le femministe di oggi.
Le sessantottine sì che avevano fegato, ragazzi.
Forse è stata Madame de Pompadour, storica amante di Luigi XV, a dire: “La donna è seduta su un tesoro e non se ne rende conto”.
Stare lì a reclamare un’uguaglianza. Noi che siamo regine! Noi che possiamo creare la vita…
Ma io non la voglio l’uguaglianza! Io sono una portatrice sana di vagina e me la tengo stretta neanche fosse un lingottino. Eh si, perché mica è un bancomat; e nemmeno la Caritas.
Tengo alle mie fragilità, amo le mie isterie, amo che l’uomo faccia il primo passo. Non so se posso definirmi una donna; sicuramente mi sento molto femmina, nel senso primordiale del termine.

Dunque sono stata povera e benestante. Ho combattuto nei giorni sbagliati le cause giuste e viceversa ma l’amore per la vita mi annebbia il cervello e mi fa credere che ognuno di noi abbia delle lezioni da imparare. Prima o dopo si presentano tutte lì, a  spogliarti di tutte le mediocrità.

Canto e scrivo canzoni irriverenti: sono o drammatica, o molto ironica. Niente sfumature di grigio.
Sono cresciuta con una regina grezza: Giò.
Avevo 12 anni, una miriade di problemi, ero anche bruttina e mi sentivo proprio fuori posto. Cominciai a frequentare dei bulli, gente che rubava. Mi ha aiutata molto Giò: una transgender mia vicina di casa. Mia madre faceva tre lavori per mantenere me e le mie sorelle ed era felice che fossi in buone mani.
Sì, perché Giò mi ha dato le migliori lezioni di vita che abbia mai avuto fin qui.
Quando si è Regine da grandi senza esserlo state durante l’infanzia e l’adolescenza si ha qualche problemuccio con se stesse.
Ora canto su un palco e la gente sotto sorride e canta con me. Posso indossare i vestiti che da piccola al massimo guardavo dalle sfilate in tv ma…
Ma. Ogni tanto esce fuori quella ragazza bruttina e insicura che mi sa odiare davvero bene.
Ero un’adolescente insicura che guardava un uomo che stava per diventare donna. La trans con la casa tutta femminile mi faceva da maestra di femminilità.
Io ero nervosa e lei pigliava gli ormoni.
Non sapevo stare sui tacchi e lei mi insegnava a viverci sopra come se dovessero essere parte di me.
Mi insegnava a sognare e a trovare il modo di veicolare bene quel disprezzo che nutrivo per me. Lei voleva cambiare sesso e io volevo fare la cantante.
“Ti sei scelta una cosa facile, dopotutto” diceva: “Pensa se dovevi fare tutto il percorso che faccio io!”
Giò diceva: “Se non sei sicura di te è perché hai avuto qualche lacuna, bambina! Ma ti dirò di più: l’insicurezza e l’odio per te stessa un giorno di salveranno perché vorrai sempre superarti.”
Porcaccia la miseria, aveva ragione.
A “Il Fatto Quotidiano” dissi in una videointervista che ogni adolescente dovrebbe confrontarsi almeno una volta con un transgender. Aggiunsi anche che il transgender è il simbolo del cambiamento e che certe insicurezze ce le portiamo tutti: animali, vecchi, bambini, trans ed etero. In un commento dissero che la mia era una riflessione orrenda: “Ogni adolescente dovrebbe parlare con un trans!”

La verità è che chi si ama troppo (o crede di amarsi troppo) non ha voglia di tollerare il diverso.
È il momento di difficoltà che unisce le anime: a ridere, scherzare e fare l’amore su un kingsize con le candele a fare la luce perfetta siamo buoni tutti.
È una società dove vengono spiattellate le nostra buone intenzioni: sui social, agli incontri…
Ma nessuno vuole davvero tirar fuori le proprie debolezze, hanno tutti paura di osare, sant’Iddio?
E allora viva il buonismo, viva il vittimismo:
– Andiamo a letto con uno conosciuto un’ora prima, e il giorno dopo speriamo che lui si voglia fidanzare con noi seriamente e se non si fa più vivo gli mandiamo una serie di tacite maledizioni, legittimissime a nostro parere.
– Promettiamo amore eterno ad un uomo, ci facciamo dei figli e poi, con i problemi e la fine dell’amore, lo minacciamo di levargli tutti i soldi che ha, con l’intenzione di ritornare perfette estranee per lui e lo minacciamo di non fargli vedere la prole per molto tempo.
– Ci ostiniamo a comprare riviste femminili dove culi femminili (neanche maschili) sono l’immagine must: grandi culi perfettamente simmetrici di donne intervistate che dicono frasi come: “Un uomo deve amarmi per la mia semplicità” e poi ci lamentiamo ad ogni fottutissima prova costume.

Giò è stata più donna di tante donne naturali che ho incontrato.
Si odiava per imparare ad amarsi. Si odiava come sapeva odiarla il mondo là fuori.
Si odiava come me, ma sapeva trarre vantaggio da quella voglia divoratrice di diventare ciò che voleva essere.
Con gli occhi asciutti non si arriva ai grandi traguardi della nostra vita. Il vittimismo è una forma di amor proprio orrenda.

Si parla di diritti: chi ha il diritto di sposarsi, adottare bambini, chi ha il diritto di fare cosa e con chi…
Ognuno a coccolarsi le ferite senza provare mai disprezzo per se stesso. Nessuno vuole i problemi, nessuno imparerà mai più.
Il sordo si dovrà per forza accoppiare con uno stonato come una campana come il cieco deve stare per forza con uno brutto come la fame. I trans dovranno essere amici solo di femminielli, i gay solo tra i gay e i re e le regine interrotti come me con la solita ma ormai seducente etichetta sopra che cita: “È strano”.
Ma sapete che c’è? Meglio strani che sempre uguali.
Sono una regina cresciuta come una stracciona. Mi so odiare così bene e il mio odio mi salva tutte le volte. Con un filo d’odio, piano piano, saprò amarmi anche io…

Cantante eclettica che ha partecipato a Sanremo anni fa con la canzone “Ama”. Corista di Ramazzotti, concorrente di X Factor nella categoria di Morgan nel 2012. Non ha vinto né Sanremo né X Factor, ma Romina non ha mai smesso per un attimo di cantare e cercare di realizzare il suo sogno, soprattutto da quando ha incontrato Immanuel Casto per “Sognando Cracovia tour”, uno show particolare che ha unito i due artisti musicalmente e che li vede portare in giro lo spettacolo per tutta l’Italia.



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