Dalla via Emilia al West, la playlist dei musicisti cowboy (nostrani)

Dalla via Emilia al West, la playlist dei musicisti cowboy (nostrani)

Ah… l’America l’America” sospirava spesso mia nonna seduta davanti alla finestra osservando con sguardo vuoto le macchine passare. Lei figlia di emigranti pugliesi a New York che quell’America l’ha vista appena di sfuggita. Ci è nata e passato parte dell’adolescenza in una famiglia non tanto dissimile da quella raccontata nella saga Bandini di John Fante, poi è rientrata in Italia, una Italia vissuta in qualche modo come il confine, il confino di quei sogni mai raggiunti laggiù, irraggiungibili quassù. Eppure quell’America così lontana ha sempre influenzato i nostri artisti di ogni disciplina. E non parliamo dell’America scintillante delle vetrine dei negozi di NY, ma di quella vera, di quella dei distributori di benzina piazzati nel nulla, di quella delle ferrovie che attraversano la prateria. Non una semplice fascinazione la nostra, ma una suggestione che ha radici storiche. Negli anni ’30 scrittori come Vittorini sfidarono il fascismo per raccogliere e documentare i capolavori della letteratura USA. Molti anni più tardi Guccini intitolava uno dei sui dischi di maggior successo “Dalla via Emilia al West“, tracciando quasi una strada fisica di questo legame. C’è poi tutta l’epopea dei film di Sergio Leone e delle musiche di Morricone, ispirate a quella polvere, la polvere che hanno ingoiato i nostri nonni per sopravvivere oltreoceano, che poi è la polvere delle nostre provincie abbandonate. L’Italia è il sud dell’Europa, il passaggio tra Oriente ed Occidente se pensiamo a certe zone desolate della bassa Puglia o della Calabria, terra di arrivi e terra di partenze. E allora non deve stupire che molti gruppi, cantanti, muscisti, nel recupero delle radici musicali americane, dunque italiane in qualche modo, abbiano spruzzato il loro suono con spezie tex-mex come metafora del confino, ogni confino. In quest’ottica abbiamo voluto pensare ad una playlist scegliendo 10 canzoni italiane, scovando anche tra cose meno note, che abbiano raccontato questo legame indissolubile con l’America. Roba da cowboy in tricolore insomma. Buon ascolto.

“La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e 7up”, di Francesco Guccini. Il pezzo parte con una frase che contiene in toto il concetto della provincia italiana (la birra chiara) miscelata con il songno americano (la 7up – bevanda al limone all’epoca popolare quasi come la Coca Cola). L’incedere del pezzo è tipico della ballata country-folk stelle-strisce. Classicone da cow boy della bassa.

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Atomsfere dilatate quasi tex-mex, chitarre liquide, ritmica blues. “Signora Luna” è uno dei pezzi in cui Vinicio Capossela mette a nudo completamente la sua fascinazione per l’Altra America. Anche il video, girato in bianco e nero con la band che suona nel mezzo della campagna è dall’aria vagamente western. Vinicio è inoltre un cultore di John Fante e ha spesso collaborato con il figlio Dan. Grande narratore delle terre di confine ha raccontato i profumi di quello italiano (il Salento) in “Il ballo di san Vito”, e collaborato con i Calexico in “Polpo (D’amor)” arrivando fino a Tucson! Cow boy totale!

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Anche Umberto Palazzo, fondatore dei Massimo Volume prima, e del Santo Niente poi, band che hanno fatto la storia del rock italiano, ad un certo punto della sua carriera ha sentito il richiamo alle origini. Quali origini? quelle  degli spaghetti western di casa nostra! Disco omaggio a Morricone le cui atmosfere tex-mex di questo straordinario pezzo potrebbero essere perfetta colonna sonora di un film girato a Tijuana? No, in un paese in provincia di Reggio Calabria!

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Guano Padano sono Alessandro “Asso” Stefana, Zeno Rossi (entrambi hanno suonato con Vinicio Capossela, guarda caso) e Danilo Gallo. Arrivano dalla Pianura Padana (come suggerisce il nome) e della pianura raccontano attraverso un mix musicale da colonna sonora i confini nascosti, quelli delle stazioni immerse nella nebbia, delle campagne desolate. Cosa c’è di più country? In questo pezzo la voce di Bobby Solo in forma smagliante da un tocco alla Johnny Cash e chiude il cerchio del connubio America-Italia.

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L’italianissimo Letlo Vin è appena uscito con il suo lavoro d’esordio “Songs for Takeda” che cosigliamo in toto. Un disco dalle tinte scure che rimandano inevitabilmente a Johnny Cash. Il pezzo in questione richiama in particolare il periodo dark-country in voga nei ’90. Splendido il video in cui i paesaggi della provincia italiana vengono “raccontati” da un sound tipicamente americano.

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Pezzo del ’93 in cui Francesco De Gregori nel testo intreccia in una storia di fantasia la vita di Sante Pollastri (il bandito anarchico) a quella di Costante Girardengo (il campione). Se il testo è un pezzo di storia italiana, la musica che lo accompagna è forse il miglior esempio di country-rock nostrano, non a caso il cantautore è da sempre definito come il nostro Bob Dylan.

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Band milanese putroppo semi-sconosciuta dedita ad un alt-country sporcato da incursioni nel punk e nel rockabilly. In questo pezzo giocano a fare i cow boy, risultando credibilissimi pur non nascondendo il loro piglio dissacratorio, non a caso il loro ultimo lavoro (2012) si intitola “Kauntri Musik” (scritto proprio così). Il lato più giocoso e divertente del mix ItaliAmerica!

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Johnny Cash che canta in dialetto comasco? l’autosole all’altezza di Casalpusterlengo raccontata come se fosse la famosa Route 66? Perché no! Si sarà detto il cantautore comasco Davide van Des Fros prima di scrivere questo pezzo surreale dall’incedere country rock, che pare di stare a cavallo con tanto di armonica a bocca ! Musica senza confini che di più non si può!

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Non è un caso che gli unici album dal sapore folk-rock di Fabrizio De Andrè: “Rimini” e “Fabrizio de Andrè”, derivino dal decisivo contributo creativo di Massimo Bubola al cantautore genovese, con cui, infatti, firma musica e testi di tutti i brani dei due album sopracitati. “Fiume Sand Creek” è un pezzo sull’epopea dei nativi americani contenuto nell’album “Fabrizio de Andrè”. Mettiamo in playlist la versione di Bubola proprio per rendere onore al chitarrista e compositore che ha saputo dare un suono “Americano” al grande Faber.

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Ogni playlist che si rispetti deve finire con un lento. L’America di confine qui c’entra poco, ma c’è quella minore cantata da Tom Waits, artista al quale il milanesissimo Folco Orselli si ispira sin dal primo album in cui è contenuto questo brano struggente, alcoolico. L’amore ci sorprende, che sia in un bar del quartiere Isola a Milano o nel Bronx, no?



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