AC/DC, Rock or bust

AC/DC, Rock or bust

Di Aldo Pacciolla

Diciassette album in studio, e arriviamo a 19 con i primi due usciti solo in Australia. Capolavori assoluti come “Back in black”, il primo dell’era post Bon Scott (con Brian Johnson alla voce) e “Highway to hell”, il più amato dai fans della prima ora. Gli ac/dc non sono solo il più grande gruppo hard rock della storia, ma probabilemnte quello che l’hard rock moderno lo ha inventato, unendo il blues al rock n’roll miscelandolo all’heavy metal. Uno stile inconfondibile, talmente inconfondibile a volte da risultare ripetitivo, ma anche in questo caso nessuno si è mai lamentato, anzi. Edward Van Halen in una famosa intervista coniò questa frase, che rimase nella storia come la migliore spiegazione possibile del sound della band: “Gli Ac/Dc fanno sempre la stessa canzone, ma è una grande canzone!”. Ineccepibile.

Aggiungiamo al tutto che Back in Black è il secondo album più venduto di tutti i tempi (50 milioni di copie in tutto il mondo) dopo Thriller di Michael Jackson. Un cv talmente pieno da fare impallidire qualsiasi recensore di un loro nuovo disco. Come parlarne? come approcciarsi a qualcosa che sai già, nel bene o nel male sarà ok più o meno come lo è sempre stato?

Bhe, questa volta purtroppo c’è l’incognita che nessuno si aspettava e che nessuno avrebbe voluto. Malcolm Young affetto da demenza ha dovuto lasciare il gruppo e Phil Rudd ha parecchi guai con la giustizia. “Rock or bust” è dunque la prima vera prova della band senza uno dei due fratelli. Come suona? Usando le parole sopra citate di Van Halen, suona “grazie al grande dio del rock” totalemente AC/DC! Ed è incredibile se pensiamo alle vicissitudini personali, alla solitudine di Angus, e all’anagrafe (i ragazzotti viaggiano intorno ai 60/65 anni!).

Al posto di Malcom c’è Stevie, il nipote dei due Young e… come dire “buon sangue non mente”. Si parte a bomba con la title track “Rock or bust” con i sui riffoni che sembrano usciti dai primi dischi dei ’90, come a dire:”state tutti sereni che vi spacchiamo il culo ugualmente”. “Rock the blues away” è il pezzo più bluesy, quasi dall’incedere southern rock. Roba da pub, birrozze e tanta gnagna in pura filosofia ac/dc. “Miss adventure” è forse il pezzo che si discosta di più dalle produzioni classiche della band con un groove quasi funk. Esperimento riuscito, in fondo il funk deriva dal blues che è il padre del rock. Non fa na piega. “Hard times” è il brano più heavy del disco, quasi metal anni ’80, tamarro come piace a noi. Dei pezzi che chiudono l’album segnaliamo “Rock the house” in cui la band si concede un bluesaccio alla Led Zeppelin, Led Zeppelin di cui forse gli ac/dc sono sempre stati la versione semplificata e meno intellettualoide; il che non è per forza un difetto, perchè il rock n’roll è anche disimpegno e cazzeggio (i’s only rock n’roll no?), ed in questo campo la band australiana è stata e si conferma essere maestra assoluta. Bentornati delinquenti!


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