Intervista ai Tinturia

Intervista ai Tinturia

È uscito “Precario”, il nuovo disco dei Tinturia. Abbiamo intervistato Lello Analfino per farci raccontare di questo nuovo lavoro, della rivoluzione, della gente, del precariato, del Sud. Una lunga e intensa e intervista per conoscere a fondo il pensiero di un uomo, di un cantante, del leader di una band ormai storica.

Siccome il vostro nome è Tinturia, voglio tirare fuori la mia “tinturia” per farvi qualche domanda scomoda. Ma neanche scomoda, diciamo curiosa. La prima è: mi sono un po’ stancata di sentire parlare di rivoluzione da tanti artisti e poi vedere che alla fine non succede niente. Anche voi, finito di suonare, vi rintanate nelle vostre case, nelle vostre vite, o scendete per strada, in piazza con la gente, il popolo, a farla sta rivoluzione? “Cercasi rivoluzione” sembra il frustrato appello di un teorico, ma le mani chi se le deve sporcare? Durante gli anni di piombo, stavamo per annegare in un bagno di sangue. È questa la rivoluzione che evocate?

Mi piace molto questa domanda. Rivoluzione oggi è una parola sulla bocca di molte persone, ma devi distinguere: se è sulla bocca del politico non credergli, ha tutto l’interesse a mantenere la situazione in fase di stallo, per tenersi stretti i propri privilegi; se la senti dalla bocca della società civile non crederle, l’Italia non è popolo da rivoluzioni, troppo attaccati ai beni materiali, alle proprietà e al “futuro” dei Figli, troppo passionali, talvolta anche senza passione; se la senti dalla bocca di un artista ti puoi fidare, perché l’artista è quello che ha meno bisogno della rivoluzione, l’artista sta a casa a scrivere (i cantanti, i poeti, gli scrittori) o a raffigurare e raccontare (gli altri) il mondo che ci sta attorno. Qualcuno come me lo fa cercando le soluzioni perché conscio del fatto che il microfono di cui ho l’opportunità di servirmi, devo farlo lavorare a vantaggio di chi non ha possibilità di dire, raccontare. FAR SAPERE certe cose perché in Italia non c’è voce per “gli ultimi”. Ma attenzione: non sono un santo, io lavoro per guadagnare e stare bene, e parafrasando (guarda caso) una frase del peggiore Alfons Capone, che diceva “si ottiene molto di più che con un sorriso, con una pistola e un sorriso”, io dico: si ottiene molto di più parlandone, anche a canzoni, facendo sapere a chi non lo sa, il punto di vista anche di chi è considerato meno in Italia, cioè la classe dei lavoratori e dei volontari, l’ultimo baluardo di un Italia che produce senza ottenere nulla in cambio.

Noi scendiamo in piazza e ci schieriamo sempre. Forse non lo sai, ma per ogni manifestazione (secondo me sbagliando) gli organizzatori, la prima cosa che fanno, qual è? “Organizziamo un concerto”. Mi auguro che un giorno tutti i fruitori di musica e di concerti scendano in piazza per difendere i diritti degli artisti, perché in Italia l’arte sta affondando insieme all’istruzione e alla ricerca.

Ma tornando alla rivoluzione di cui parlo nelle mie canzoni:

È una rivoluzione Pacifica e Attuabilissima, non si tratta di lasciare strascichi di sangue nelle piazze, si tratta di affrontare con un piglio più civile e intelligente i problemi che abbiamo oggi in una società che come ho detto, visto il “berlusconismo” scellerato, ha convinto l’italiano medio che in questa nazione Chiunque poteva diventare qualcuno; e un’opposizione che io definisco “sinostra che fa rima con cosanostra”, che ha offeso e umiliato chi combatte la mafia, i lavoratori, e tutta quella società d’artisti e di riformatori che cavalcavano L’ideologia di partito mentre loro restano attaccati alle poltrone come cozze agli scogli; sembra essere anestetizzata e in fase di stallo cronico.

La soluzione potrebbe essere quella del dire NO.

No al gioco d’azzardo legalizzato che sta creando i “nuovi Tossici”, mentre la voce della pubblicità di Stato ti dice “Gioca con Moderazione” il mio pusher non mi dice drogati con moderazione.

No all’invasione di questi Templi luccicanti che hanno posto ai margini delle città e che chiamano “centri commerciali”, affollati da gente squattrinata, con l’acqua alla gola, che cerca di acquistare beni di consumo che dopo 3 minuti dall’acquisto valgono la metà, infognandosi in rate da pagare in 48 mesi, mentre i figli non hanno le scarpe per andare a scuola, forse non hanno neanche la scuola. Io credo che a questo si possa dire No; e quando a Cupertino il grande atlante luminoso della Apple segna il rosso in una regione dell’Italia, magari, che so, la Sicilia, dove l’acquisto dell’ultimo gioiello della casa è al ribasso, allora quella potrebbe dirsi l’inizio di una piccola rivoluzione senza morti, semplicemente dicendo No.

Come vedi non bisogna “sporcarsi le mani” per forza io sono contro la violenza. Ne ho vista tanta, ho visto il mio popolo oppresso dalla mafia negli anni novanta e non ho voglia di vedere ancora gente perdere la vita per le strade. Una grossa mano potreste darla voi giornalisti, ma capisco che la libertà di stampa dipende molto spesso dal tipo di contratto o dagli anni di servizio, quindi mi rendo conto che non tutti i giornalisti possano essere liberi e dire la loro, però ho la fortuna di essere amico di giornalisti come Lirio Abbate, che dicono e scrivono tutta la verità a costo della vita.

La gente è così “pecorona” come dite? Anche nel comunicato c’è scritto, riguardo al nuovo singolo: “Un invito a cercare quella rivoluzione personale che ci possa riscattare da uno stile di vita obbligato dai grandi interessi economici privati e statali, i primi ci hanno chiuso dentro cattedrali di cemento prestampato posti ai margini delle città che chiamano centri commerciali costringendoci a comprare di tutto anche cose che non ci servono, e lo stato che ci anestetizza con una nuova droga che ci porta a stare dentro locali squallidi cercando la felicità “apparente” in un cartoncino da grattare o scommettendo su un evento sportivo ricordandoci “di giocare con moderazione” mentre stiamo perdendo pezzi della nostra dignità, come se ad un drogato tu chiedessi di drogarsi con moderazione.” La vostra missione è quindi risvegliare le coscienze?

Dovrebbe essere la missione di tutti gli italiani onesti, non solo la nostra. Noi ci proviamo in questo modo, facendo musica e trattando argomenti importanti con ironia, come abbiamo sempre fatto.

Ma un artista, un gruppo musicale, come vive questa crisi economica? Notate delle differenze rispetto a qualche anno fa oppure per un musicista non cambia poi molto?

Il mondo della musica è in crisi ormai dal 1999, guarda caso con l’uscita del primo disco dei Tinturia “Abusivi (di necessità)”… Poveri noi. Quando Shawn Fanning e Sean Parker creavano Napster i nostri bravi “discograficucci” erano impegnati a fare a gara a produrre una quantità immane di cazzate (in mezzo c’erano anche dei capolavori) per ammortizzare fatturati enormi, e controllare chi aveva il desktop migliore nel loro portatile Apple piuttosto che Sony, mentre il supporto cd moriva inesorabilmente, e non sarebbe bastata la causa farsa imbastita dai Metallica contro Napster per fermare questo inesorabile declino del supporto fisico a vantaggio del file MP3. Questo però ha portato gente come i Tinturia, che non attiravano gli interessi delle Majors, ad essere conosciuti nel sottobosco degli studenti universitari, fino a diventare un gruppo di culto per i siciliani, che reputo essere il pilastro principale del nostro successo. Loro infatti ci hanno fatto da ufficio stampa, da distribuzione e da network. Tant’è che nel 2000 c’era un file virale in giro per il web, che tra le altre cose recitava: “sei siciliano se hai almeno un cd dei Tinturia Masterizzato”.

Ti voglio ricordare che l’EMPALS, l’istituto di previdenza per gli artisti, riconosce un anno di pensione ogni 120 giornate lavorative. Indovina: chi fa 120 concerti l’anno in Italia? Noi siamo i precari per eccellenza!

Volete essere milionari per lo champagne e i gioielli, per conquistare la donna che non guarda il precario con l’acqua alla gola? Mi pare un cliché che il rivoluzionario antiborghese dovrebbe contrastare. Mi aiuti a capire? Cantate di un quarantenne senza risorse né futuro che tra un po’, esasperato, scoppierà. Mi dite cosa immaginate che farà dopo la sua deflagrazione?

No, io voglio essere me stesso, sono figlio di un imprenditore siciliano. Non sono mai dovuto andare a lavorare d’estate per pagarmi le vacanze, eppure mio padre mi portava in cantiere a mangiare con gli operai, perché mi ricordassi ogni giorno che lui da quel mondo operaio proviene. Se un giorno dovessi diventare milionario non rinuncerei ai gioielli e lo champagne ma avrei senz’altro un occhio di riguardo per chi è rimasto indietro, perché la mia educazione parte dal basso. Il quarantenne che un giorno scoppia, e lo fa già, è capace di combinare un sacco di cazzate: dall’ammazzarsi, o dall’ammazzare moglie e figli, o dall’andare in parlamento a sparare al povero carabiniere che non c’entra nulla, e che sta semplicemente facendo il suo dovere. Se a un uomo togli il lavoro togli la dignità, se lo tieni con il guinzaglio al collo della precarietà, devi aspettarti una reazione appena sarà stanco, ed è questo che a me fa un po’ paura. Ricorda che il sistema economico moderno non solo ci da poco, ma ci sta anche convincendo che quel poco che ci da ci piace!

Al Sud la situazione com’è? Non c’è lavoro ecc. ecc. Il pensiero diffuso è che tanta gente la voglia di lavorare non ce l’ha per niente, meglio andare in spiaggia, o è qualunquismo pure questo? O forse più leghismo?

Non parlerei più di Sud o di Nord. La situazione nel SUD EUROPA, di cui fa parte L’Italia, è davvero tragica. Io credo che la gente debba andarsene a cercare fortuna all’estero per campare e per capire qual è la situazione attuale della nostra nazione.

Piccolo esempio: se ti trovi nella merda non te ne accorgi perché sei assuefatto dalla puzza.

Per capire che ci sei dovrebbe arrivare una persona dall’esterno (a narici vergini) e avvicinandosi dirti: “guarda che sei nella merda”. Ecco l’esempio dell’Italia e di quello che si potrebbe fare per aiutarla a tirarsene fuori.

Credo che i politici tutti siano in buona fede e pieni di buoni propositi, fino al giorno della loro elezione, poi entrano in un contenitore di merda che si chiama Palazzo e vengono assuefatti.

La soluzione? Cercare di mantenersi attivi dall’esterno, non dipendendo da questo o quel partito, non schierandosi con la politica ma con la gente.

Tu mi dirai, facile a dirsi e difficile a farsi. Io credo che ognuno di noi abbia una sua etica e una morale, fino a quando l’etica e la morale sono in positivo rispetto all’interesse personale. Allora puoi andare in giro a testa alta e considerarti un cittadino onesto e quindi degno di rappresentare una categoria.

Per quanto riguarda gli stereotipi oramai obsoleti del meridionale che non ha voglia di lavorare, bè quelli lasciali in bocca ai settentrionali che credono che da Agrigento si veda L’Africa e che non hanno mai letto un libro. Quelli che poi vedono in un ometto in camicia verde l’unica via di speranza per questa Italia, tranne che poi sbattere con la faccia sulla notizia dei diamanti in Africa, che poi li riporta alla solita morale “la politica L’è ‘na roba Sporca” come diceva il grande Jannacci.

Adesso divento un po’ più buona dai. Tra Abusivi (di necessità) del ’99 e Nessuno è perfetto (per fortuna) del 2005 cos’è successo? C’è un bel gap…

Cos’è il gap? Gruppo Armato Partigiano?

Forse vuoi dire che ci sono delle differenze?

Bè si cresce, io sono passato dallo scrivere tutto in siciliano al tradurre le cose che scrivo anche in italiano, magari per cercare di farmi comprendere da più gente. L’incontro con Ficarra e Picone mi ha messo in una posizione di rilievo rispetto al gruppetto “siculo” di “Abusivi”. Ci danno ancora la possibilità incredibile di fare da resident band per il loro fortunatissimo (oltre 9 milioni di telespettatori) programma “Chi ce lo doveva dire”.

LELLO ANALFINO & TINTURIA _2 foto di Alessandro Castagna-1

 E questo nuovo disco “Precario”, com’è nato?

Dalla voglia di comunicare il disagio carico di dignità che sono costretti a vivere oggi gli italiani, e che una via d’uscita esiste. Che non devono smorzarsi gli entusiasmi e la voglia di fare. Quarant’anni fa i nostri genitori affrontavano il mondo del lavoro con lo spirito di chi non avrebbe mai più cambiato e sarebbero, come è accaduto, andati in pensione con quel lavoro. Oggi tutto è diverso, tutto è più labile e mutevole, e noi non possiamo arrenderci, ma dobbiamo cercare di sfruttare al meglio le occasioni che ci capitano, che sono come i soldi “pochi maledetti e subito”. Di certo siamo forgiati d’una tempra differente, secondo me più forti, ecco, questo discorso mi ha portato a scrivere “Precario” e tutto il resto.

 Da dove traete ispirazione per la vostra musica? Il vostro sound ha non poche influenze…

Siamo quello che ascoltiamo. Io compongo a casa e poi arrangiamo tutti insieme, o ci avvaliamo dell’aiuto di alcuni amici. Il disco “Precario” è stato arrangiato da Roy Paci e dal suo gruppo di musicisti, che gravitano attorno alla Posada Negro Studios, che è il quartier generale del mondo musicale di Roy. Un’esperienza che ci ha dato imput e voglia di fare sempre meglio.

 Perché agli esordi non avete cominciato a cantare subito in italiano invece che in dialetto?

Ho sempre scritto in dialetto, anche adesso che canto in italiano scrivo prima in dialetto e poi traduco. È una questione di educazione. A casa mia si parla il dialetto, quindi mi esprimo e penso meglio in dialetto.

Il “bisogno” dell’italiano subentra quando hai il desiderio di farti comprendere più facilmente da più gente.

Pensate che il dialetto sia da conservare o che sia un ostacolo che ancora divide la gente del Nord da quella del Sud? Perché certi italiani sembrano più fieri di parlare dialetto invece di sapere l’inglese?

Io credo che il dialetto sia da custodire sempre, come traccia del passaggio di un popolo che si è evoluto col passare del tempo, e questa evoluzione ci porta a voler comunicare con più gente possibile. Quindi nascono canzoni come “I DON’T KNOW”, che è in dialetto con ritornello in inglese. Si trova nel disco “Di Mari E D’amuri”, ed è un perfetto modo di dire al mondo noi ci vogliamo mettere al passo coi tempi, ma non rinunciamo alle nostre radici che meritano attenzioni e rispetto da parte di tutta la comunità Mondiale, in questo caso.

Siamo o no diventati il terzo mondo dell’Europa?

No, non lo siamo. Siamo messi male ma non peggio di altri, e non dobbiamo guardare a chi sta peggio e restare fermi aspettando che ci crolli l’Europa addosso, ma cercare di recuperare in quei settori in cui l’Italia eccelle. Discorso politico del ca..o? No, semplice osservazione da cittadino che paga le tasse. Purtroppo sono i nostri politici che stanno lì a fare bei discorsi e fatti zero.

Ormai pure quell’est che fino a pochi decenni faceva la coda per il pane, ci sta superando a livello politico, di gestione economica, d’infrastrutture, di tutto! La colpa sarà sì dei politici, ma il popolo non sembra dare il suo meglio…

Attenti a non fraintendere le mosse di quegli stati dell’est guidati da uomini che sono ex rappresentanti dei servizi segreti, e parecchi dediti al malaffare. Dietro questo apparente sviluppo si celano le sofferenze di chi chiede conto e ragione, il popolo, e i misteri dell’informazione, che vale meno di niente davanti alle bande armate “nazionalizzate” di alcuni di questi paesi e dei loro dittat…. ehmmmm presidenti.

 In una “Vita normale” e in “Madre” tirate fuori un lato molto romantico ed emozionale. Come sono nate queste canzoni? Molto diverse dal resto del disco che è molto più ska, più reggae e più provocatorio.

Non so se hai avuto modo di ascoltare i nostri lavori precedenti, ma se ti è capitato, ti sarai accorta che i nostri dischi sono molto eterogenei, per il semplice fatto che tutti noi (Tinturia) apparteniamo e proveniamo da ambienti musicali diversi, e che crediamo nell’incontro di tanti stili. Del resto penso che gli stili puri siano finiti negli anni ’70, da lì in poi solo contaminazioni e fusioni tra quello che è stato già creato. Per quanto riguarda “Madre Natura”, è nata dopo un nostro intervento al Bonarma Day, evento organizzato da Roy Paci a sostegno degli alluvionati dell’interland messinese a Barcellona (Me).

Mi sono sentito in difetto verso i miei fratelli siciliani ed ho capito che in Italia ci sono tragedie di serie A e di serie B. Quella siciliana non è stata trattata come le altre, ma questo non doveva tenermi lontano da quella gente, perché io, da siciliano, avevo il dovere di fare qualcosa, e per chiedere scusa della mia disattenzione ho scritto questo pezzo. Ho scritto “Una Vita Normale” tanti anni fa, ma sembra scritta ieri. Per chi cerca una vita virtuale, finta, sul web, offuscando la bellezza e il privilegio di poter vivere una vita reale nel mondo, incontrando la gente e riportando in primo piano una caratteristica che gli esseri umani devono coltivare sempre che è la Curiosità, questa canzone è la chiave di un vivere appieno dei piacere dei dispiaceri e di tutto quello che comporta il fatto di appartenere a questo mondo “normale”.

 E oggi, al Sud, come siete accolti? Vi preferivano agli inizi o di più adesso?

Il Sud ci ama. Riempiamo piazze, stadi, club, e la gente ci segue, ci fa sentire parte culturale della nostra terra. Ho già detto che quello che siamo lo dobbiamo a quei siciliani che ci hanno scoperti ed ostentati come una bandiera che racconta la propria terra.

Come siete cambiati come band. Non intendo la formazione, ma a livello personale e di ricerca musicale e di scrittura.

Col passare degli anni e dei cambiamenti nella line up abbiamo cambiato il nostro approccio con il palco, e io con la scrittura. Sicuramente non siamo i Tinturia degli inizi e siamo felici di essere cresciuti, ma questo lo lascio valutare a chi ci segue da ormai vent’anni.

 Ué! nel 2016 saranno vent’anni di carriera! Mica male! Un bel best of?

Chi lo sa. Vediamo cosa succede. Intanto portiamo in giro questo disco, perché una cosa bella che capita ai gruppi indipendenti è poter sfruttare un disco per più anni, perché non dato in pasto al frenetico mondo dei network che giudicano un lavoro vecchio già dopo dieci settimane. Ad ogni modo, magari per il ventennale, chissà che non si confezioni un bel cofanetto con i nostri successi, e magari qualcosa di nuovo, ma senza esagerare!

 

 



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