Storie pazzesche, la recensione del film

Storie pazzesche, la recensione del film

Damiàn Szifròn è un regista e sceneggiatore argentino, purtroppo da noi praticamente sconosciuto, ma che grazie a Pedro e Agustin Almodovar è riuscito a realizzare un film davvero memorabile: Storie pazzesche, che dopo la sua partecipazione all’ultimo Festival di Cannes è stato da poco candidato per i prossimi Oscar, come Miglior Film Straniero.

Il titolo, che tradotto letteralmente in realtà suona più come “storie selvagge”, vuole essere una sorta di avvertimento, perché le storie di cui è composto il film lo sono veramente, senza scherzi, senza imbrogli. Del resto basta il prologo del film a farcelo capire: alcune persone si ritrovano su di un aereo semi vuoto e per caso, parlando fra loro, capiscono di essere collegate ad una sola persona, un giovane, che in un modo o nell’altro è stato loro vittima. Fra le persone c’è la sua ex ragazza che lo ha tradito, un critico che lo ha stroncato, il su ex migliore amico e perfino il suo psichiatra. Anche l’unica hostess del volo è sua conoscente ed avvisa i passeggeri che la cabina di pilotaggio è chiusa e nessuno le risponde. Il pilota deve essere il giovane che ha deciso di far precipitare tutte le sue disgrazie, una volta per tutte, sopra la casa dei suoi genitori, che, a detta del suo psichiatra, sono la causa di tutti i suoi mali. Un inizio col botto, letteralmente, ma fra la sorpresa e la schiettezza delle situazioni al limite dello straordinario, oltre ad alcune profende riflessioni che lo spettatore è chiamato a porsi, è la risata che la fa da padrona.

Il primo episodio, dopo il prologo, riguarda una giovane donna che lavora come cameriera in un ristorante. Una sera entra un cliente, l’unico di quella giornata piovosa, e la cameriera sembra alquanto scossa ed intontita dall’uomo, che nota la sua goffaggine e inizia a trattarla male. La ragazza si ritira in cucina dove confessa alla cuoca, sua unica collega di lavoro, che lei conosce quell’uomo: viveva nel suo paese ed era un usuraio, colui che ha mandato in malora la sua famiglia facendo suicidare suo padre. La ragazza ha sempre sognato di incontrarlo per potergliene dire quatto, ma per la cuoca, invece, lei dovrebbe farlo fuori, magari con il veleno per topi che ha in dispensa. La giovane non ne vuole sapere, anche se l’uomo continua a trattarla male, ma la cuoca a sua insaputa aggiunge del veleno alla pietanza appena cucinata. La giovane se ne accorge troppo tardi: infatti, il figlio dell’usuraio è appena arrivato ed inizia a condividere il cibo col padre. Per rimediare la giovane cerca in tutti i modi di portar via il piatto, ma l’uomo è insistente e la cameriera finisce col gettargli in faccia il cibo pur di non farlo più mangiare al ragazzo. Ciò fa innervosire ancora di più l’uomo che aggredisce la ragazza, ma viene subito fermato dalle coltellate inflitte dalla cuoca, donna che, tra l’altro, era già stata in prigione e rimpiangeva quegli anni sereni. Così, appena arriva la polizia, la cuoca viene riportata in cella e l’uomo all’obitorio.

Il secondo episodio si sposta su di una strada poco trafficata, una strada di collegamento fra due città. Qui vi sono solo due macchine, una praticamente da rottamare, tutta arrugginita, mentre l’altra è nuova di zecca. Alla guida delle due auto ci sono due uomini tanto differenti quanto le loro macchine: il proprietario della macchina nuova è un giovane ricco, mentre il proprietario della prima macchina è un uomo povero, trasandato. In una cosa, però, i due uomini sono uguali: la loro arroganza. Il primo, infatti, fa di tutto per non far sorpassare il secondo, notevolmente più veloce, e che alla fine riesce a passare, e nel farlo manda a quel paese il primo guidatore. Ma la sua sfortuna non finisce qui, difatti buca una gomma ed è costretto a fermarsi. Non sapendo come cavarsela, tenta di rintracciare un carroattrezzi, ma niente, così prova a cambiare la gomma da solo. Ovviamente, quando stava per finire, arriva l’altra macchina, e l’uomo si rifugia all’interno della sua, impaurito della reazione che potrebbe avere l’altro autista. Reazione che non delude le aspettative: l’uomo tenta di distruggere la macchina nuova e finisce perfino per urinare e defecare sul cofano della macchina, ma non appena si rimette in macchina il giovane lo spintona giù verso il fiume che si trova proprio nei pressi. Ovviamente non è finita lì, perché anche se il giovane riesce a scappare torna indietro per uccidere l’uomo, che lo aveva minacciato, conoscendo la sua targa, di rintracciarlo e di farlo fuori. La cosa sfugge di mano al giovane che si ritrova anche lui nel fosso lungo il fiume e l’altro uomo, dopo averlo raggiunto, tenta, prima di impiccarlo con la cintura di sicurezza, e dopo di dare fuoco alla macchina. La seconda cosa gli riesce ma il giovane lo trattiene e quando l’auto esplode, i due sono entrambi all’interno avvinghiati in una lotta che per gli agenti di polizia che li ritrovano fa pensare ad un delitto passionale.

Un esperto di demolizioni è il protagonista dell’episodio successivo. Egli è un uomo giusto che non sopporta le ingiustizie, soprattutto quelle attuate dallo stato contro i cittadini. Il giorno del compleanno di sua figlia, dopo una rimozione della sua macchina, in sosta su un’area vietata dove la striscia era praticamente invisibile, l’ingegnere perde la festa di compleanno della piccola a causa della sua insistenza a reclamare contro l’addetto al ritiro delle auto. Come se non bastasse, la moglie è a dir poco irritata dal suo ritardo, ma più che per il ritardo, per il suo motivo, e cioè il fatto che il marito debba sempre contestare ogni ingiustizia, pur sapendo di non poterci fare nulla. I due si separano e la moglie toglie addirittura la figlia all’ingegnere, il quale dopo un ulteriore litigio con un lavoratore comunale per il pagamento della multa, è arrivato perfino ad aggredirlo, perdendo così il lavoro. Egli è costretto a cercarsi un altro lavoro, ma anche così riesce a trovare solo ingiustizie, in più, quelli della rimozione gli sequestrano nuovamente la macchina. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso e l’ingegnere pensa ad un piano diabolico. Un giorno, mentre sta bevendo un caffe in un bar, la sua macchina viene sequestrata nuovamente, ma a lui non importa, anzi, sembra felice dell’accaduto. Infatti, dentro la macchina c’è dell’esplosivo, e così l’uomo fa saltare in aria il deposito di auto sequestrate, senza però fare del male a nessuno. Egli diventa in poco tempo un eroe nazionale contro le ingiustizie che i cittadini sono costretti a subire quotidianamente, e, una volta in prigione, viene ricompensato della visita della moglie e della figlia.

L’episodio successivo narra la vicenda di un giovane figlio di papà, che di ritorno da una serata, sconvolto ed in lacrime, avvisa i suoi di aver investito qualcuno. Dopo aver acceso la televisione i genitori apprendono che il figlio ha investito una donna incinta. L’avvocato della famiglia è subito lì con loro ad aiutarli ed insieme al padre decidono di coinvolgere il loro giardiniere e di chiedergli, in cambio di una somma enorme, di prendersi lui la colpa di tutto. Intanto sia la donna che il bambino muoiono durante il trasporto in ambulanza e la cosa si fa molto seria, fino a  quando la polizia non arriva alla loro villa. Fortunatamente l’avvocato è riuscito a ripulire la macchina e il giardiniere, dopo alcuni ripensamenti, ha deciso di prendersi la colpa. Tutto sembra essere sistemato, ma il commissario di polizia non si lascia convincere e capisce che c’è qualcosa che non va. Fortunatamente, però, è un corrotto anche lui e con una piccola somma tutto si può sistemare. Il padrone di casa si ritrova così a dover pagare 500.000 dollari al giardiniere, altri 500.000 al suo avvocato (senza contare la sua parcella) e addirittura un milione di dollari al commissario. Ma il giardiniere non contento chiede pure un appartamento e quando il poliziotto chiede dei liquidi per corrompere qualche funzionario il padrone di casa va in escandescenza. Decide così di abbandonare l’idea del complotto e di far confessare il figlio, che in realtà è molto pentito ed inconsolabile del suo assassinio. Ma alla fine i tre uomini, il giardiniere, il poliziotto e l’avvocato si mettono d’accordo e si accontentano di dividersi un milione di dollari, così il giardiniere viene portato via, ma una volta all’uscita dalla villa la folla lo accerchia ed il marito della donna morta lo uccide.

L’ultima storia si svolge ad un matrimonio. I due novelli sposi sembrano la felicità fatta persona, fino a quando la moglie non inizia a nutrire dei sospetti sul marito ed una sua collega di lavoro. Alla fine riesce a sapere la verità, suo marito è stato con quella donna, ma prima che i due si sposassero, cosa che non sembra cambiare molto per la moglie, che dopo aver bevuto molto, si dirige sul tetto dell’hotel. Qui sfoga tutte le sue lacrime, fino a quando non incontra un cuoco in pausa che la fa tranquillizzare. Il marito nel frattempo raggiunge il tetto e vi trova la scarpa della moglie così pensa al peggio e si affaccia dal palazzo, ma il peggio, in verità, sta proprio succedendo, perché sua moglie ed il cuoco sono avvinghiati in un amplesso. La moglie appena vede il marito inizia ad inveire e sembra veramente fuori di sé, ed arriva perfino a ricattarlo. Da lì in avanti la donna si comporterà come una pazza spaventando tutti gli invitati, fino a che non scaraventerà la collega del marito addosso ad uno specchio. Dopo l’arrivo dell’ambulanza la donna sembra rinvenire e scoppia di nuovo in lacrime, dopo aver capito tutte le pazzie che ha fatto quella sera. Il marito sembra ritrovare in lei la donna che ama, così i due fanno pace scopando sul tavolo della torta nuziale.

Non si può non intuire il fascino di questo film per Pedro Almodovar, che per questo film ha scelto il solo ruolo di produttore, ma nel quale si nota una forte influenza. Lo stile di Szifròn, oltre che molto legato ad Almodovar, è parente stretto della violenza ironica di Tarantino, tralasciandone però il lato splatter. Guardando questo film, infatti, non si può non notare una vera e propria sintonia con i film tarantiniani, dovuta oltre che all’ironica violenza anche ai grandi classici a cui si ispira: come al cinema noir ed al western. Molte inquadrature, infatti, sono veri e proprio richiami ai due generi, ma poi il resto è tutta un’altra storia, per via dell’ambientazione, ovviamente, ma anche per il contenuto delle storie, a base tragica, è vero, eppure puramente spassose ed irriverenti, molto più legate al cinema spagnolo del maestro Almodovar. La totale franchezza di narrazione unita a queste situazioni fuori dal comune sorprendono non poco lo spettatore, e ci lascia senza fiato.. dalle risate!
Una commedia grottesca davvero imperdibile, con un lato profondo che ci fa riflettere, divertendoci.



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