Il culo di Rossella Soffia

Il culo di Rossella Soffia

Qualche giorno fa abbiamo scritto un articolo su come romanzi, poesie e racconti ispirino canzoni e album interi.

Per caso questa mattina mentre prendevo il caffè al bar, la radio passava il pezzo di Roberto Vecchioni – Il tuo culo il tuo cuore, contemporaneamente entrava Rossella. L’ingresso della star del quartiere mixata al sottofondo musicale mi ha fatto viaggiare con la mente e tentare l’esperimento contrario, scrivere un racconto ispirato da una canzone. Questo il psichedelico risultato (Gino, che cosa hai messo nel caffè?). Avete un racconto nel cassetto ispirato a qualche canzone? Inviatecelo, lo pubblicheremo sulle nostre pagine…

[ot-video type=”youtube” url=” https://www.youtube.com/watch?v=FxDclkORgI0″]

Il culo di Rossella è tramontana. “Ches chi le mat, annusa fagioli e vede perle. Arieggia nel senso che scorreggia?” E giù a ridere. Ma io non li sentivo nemmeno e restavo immobile a fissare il fondo della mia tazzina di caffè, come se il Mondo avesse perso ogni significato. Era inutile spiegare, anche se a volte ci provavo. Il culo di Rossella soffia come una vela al vento in mezzo al mare. “Sì sì, l’aria le entra dalla bocca e le esce dal di dietro. Prot.” E giù ancora a ridere.

Al bar Rossella non godeva di buona fama, era evidente. Ma io insistevo. Soffia come le balene, come il ciuf ciuf della locomotiva, come un camino in Inverno. “Sì, sì, Moby Dick è tra noi… prrrrrrroooottt!!!!”. Risate incontenibili. Poi il bar si svuotava a suon di pacche compassionevoli sulle mie spalle “Curati amico, prrroooooot!”.

E rimanevo da solo nella semiluce del mattino più prossimo alla notte, con uno strappo della bustina di zucchero tra i denti. Un ultimo pensiero alla bora che taglia la faccia, allo scirocco che increspa i capelli, al fischio del vento che sale dal mare, musica jazz, ritmi africani, pace interiore. Il culo di Rossella.

Salivo in auto per recarmi a lavoro, con il culo di Rossella nel cervello. Non vedevo Rossella per quello che era nella realtà, capelli rossicci ed increspati, un piccolo neo sulla schiena, gli occhi verde militare, la bocca da gatto. Mi interessava solo il culo di lei. Lo osservavo ogni santa mattina. Provavo a leggere il suo pensiero, a partire da dietro. Quel culo soffiava, come una cavità del mare. Il foro era invaso da piccole alghe, organismi monocellulari in autoriproduzione. Era il Big Bang.

Poi l’evoluzione. Piccoli omini vestiti da fanti assalivano le sue natiche, colline oltre le quali brillavano stelle, sorgevano soli arancio fuoco che ne definivano le forme in un contrasto di luce ombra. Il culo di Rossella un giorno aveva un fiocchetto rosa, ed il buco del culo era la porta d’ingresso al gran galà della notte degli Oscar. Poi parcheggiavo l’auto ed entravo in fabbrica.

Catena di montaggio, inserire bulloni per 8 ore. Ogni bullone il buco del culo di Rossella. Caramelle alla fragola, ciambelle profumate di zucchero a velo. Poi tornavo al bar, prosecco e fette di salame. Il culo di Rossella danzava leggiadro su ognuna delle bollicine nel bicchiere.

Intorno a me il solito vocio “Proooottt… è arrivato mister scoreggia!”. Mosche nella narice destra del naso che non mi impedivano di pensare al culo di Rossella come una grande torta di mele da azzannare cannibale, come l’isola di Wight, come l’altro Mondo possibile.

Passavano i giorni e la gente del bar iniziava a ridere in modo sempre più freddo dell’argomento. Lontano dalle malelingue allora decisi di prendere coraggio ed avvicinare Rossella: “Sono mesi che osservo il tuo culo. Insieme siamo stati sul Monte Bianco, abbiamo raccolto margherite in paradiso e giocato a m’ama non m’ama. L’ultimo petalo era un m’ama…”.

Lei sorrise e puntando gli occhi fissi sulla cerniera dei miei jeans senza alcuna malizia mi disse: “Il tuo cazzo spara stelle filanti, è la strobo di una grande discoteca, la bacchetta del più grande mago al Mondo, è lo scettro di un re buono, pane per il popolo, carota per conigli, il dito di Dio puntato sulla mia anima”.

Il muro dietro il bancone del bar si squarciò come una tela di Fontana, l’insopportabile vocio si placò in un secondo eterno di silenzio assordante. Ci prendemmo per mano, uscimmo fuori e senza più parlare ci metemmo a soffiare bolle di sapone seduti sul marcipiede. Per sempre.


Tags assigned to this article:
barpoesieraccontiroberto vecchioni

Related Articles

Anteprima Pistoia Blues, Mika dal vivo il 5 luglio

Anteprima Pistoia Blues, Mika dal vivo il 5 luglio

SMASHING PUMPKINS, Billy Corgan si prende la sua rivincita

E’ sempre piacevole, in campo musicale (ma non solo), fare un tuffo negli splendidi anni ’90. Le console per i

ALA.NI, fuori ‘You and I”, disco di debutto

ALA.NI, fuori ‘You and I”, disco di debutto

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.