GAYMAG – Intervista ad Ivan Cattaneo

GAYMAG – Intervista ad Ivan Cattaneo

GAYMAG, LA “QUOTA”  GAY DI JAYMAG

Questo mese inauguriamo una nuova rubrica. Il titolo è già molto esplicativo di per sé per poterne intuire il contenuto. Ma non si tratterà di una semplice “quota rainbow” all’interno di un magazine per essere politically correct o friendly a tutti i costi e perché fa figo. Anche se, diciamocelo, con i venti che tirano e i rigurgiti di violenza e di omofobia nel nostro Paese, questo non guasta mai. Quello che faremo piuttosto, sarà di indagare all’interno della musica, soprattutto quella di casa nostra, ripercorrendola senza necessariamente un ordine temporale, andando a ripescare i vari episodi gay, anche quelli sconosciuti ai più, attraverso le canzoni che abbiano, in modo più o meno interessante e talvolta anche discutibile, toccato l’argomento di omo e transessualità. E ogni volta ne parleremo direttamente, come nel nostro stile, con i suoi protagonisti di oggi e di ieri.

Intervista a Ivan Cattaneo

Qui non si tratta soltanto di una canzone “gay”. L’intera produzione di Ivan Cattaneo lo è. Ivan il terribile, così come recita il titolo di uno dei suoi primi dischi, è veramente uno dei pochi a non aver mai fatto segreto del suo orientamento sessuale. È stato se stesso sin dagli esordi, negli ormai lontani anni ’70, e tale è rimasto. Non per niente fu considerato scandaloso, un personaggio scomodo, che non ha mai finto e non è mai sceso a compromessi con il successo, come hanno fatto altri suoi colleghi dell’epoca, un tempo trasgressivi, adesso non si sa. Ripercorrere con lui le tappe più gay della sua militanza, perché di questo si tratta, nel favoloso mondo della musica leggera italiana, sin dai tempi della censura e delle commissioni di vigilanza Rai, fa sorridere e riflettere. E il bello è che lui ha voglia di continuare a essere “scandaloso”, anche a sessant’anni.

Ivan, nella tua biografia si legge che nei primi anni ’70 sei stato esonerato dal servizio militare per la tua “stravaganza”. Avevi dichiarato di essere gay?

Certo! Dissi che ero gay e, ti dirò di più, mi ero presentato con una lettera della sorella di Mario Mieli, psicologa, la quale dichiarava che la mia personalità era incompatibile con il servizio militare, che poteva essere per me addirittura pericoloso. In realtà, il colonnello a cui presentai questa sorta di certificato mi disse che ero io, conciato in quella maniera e così carino, a essere pericoloso per i commilitoni: un invito alla prova!

Nel ’75 il tuo debutto discografico con UAOEI a cui segue, nel ’77, Primo secondo frutta Ivan compreso. Innovativo musicalmente e con un’immagine un po’ forte per l’Italia dell’epoca, tanto da essere considerato scandaloso.

Non c’era niente di calcolato in me, mi vestivo così perché mi piaceva. Arrivavo da Londra, avevo conosciuto i primi movimenti gay, era tutto per me molto inconsapevole. Non volevo fare il diverso, ero me stesso. Era una scelta di vita che arrivava dalla cultura underground. Ero sorpreso quando mi davano dello strano, soprattutto quando diventai famoso, pensavano fosse per prendere in giro la gente, una maschera. Invece era la mia vita, io non potevo essere altrimenti, non potevo essere un Albano, un Fra’ Cionfoli o Gianni Morandi.

Nel ’77 arriva il debutto televisivo insieme al grande Roberto Benigni con Televacca, che la censura Rai poi trasformò in Ondalibera.

Era un programma che si inseriva nelle trasmissioni Rai come una tv pirata. Debutto di entrambi, io mi presentavo come un pittore che dipingeva le mucche e si svolgeva in una stalla. Ma a parte questo episodio, io in televisione agli inizi ci sono andato poco, ero un personaggio scomodo per quel periodo.

I testi dei tuoi primi album sono molto ermetici. Nel ’79, con Superivan, per quanto riguarda la tematica omosessuale, hai iniziato a diventare molto esplicito. Ad esempio, nelle canzoni “Superuomo”, “Sexo”, oppure “Su”, dove parli chiaramente di un rapporto anale.

“Su” infatti fu censurata. Fui chiamato in Rca insieme a Lucio Dalla, che doveva censurare la sua “Disperato erotico stomp”. Il direttore di allora, Ennio Melis, mi disse che dovevo togliere la strofa “sono sulla tua schiena nuda” perché faceva intendere, appunto, quel tipo di rapporto. Io non sapevo come sostituirla. Fu proprio Dalla che mi suggerì di mettere una cazzata come “terra” al posto di “schiena” e così fu cambiata. Melis era un grande uomo, molto intelligente, che ha inventato i cantautori, ma doveva in un certo modo sorvegliare. In realtà, anche per quanto riguarda la tematica gay nelle canzoni, ero me stesso, non è che le studiassi a tavolino, come ad esempio fecero i Pooh con “Pierre”. L’unica che ho scritto appositamente per la causa è “Linus gay”, del ’96, dedicata a un ragazzo siciliano che si era suicidato. Sono gay io, quindi tutta la mia produzione lo è. Tutto è visto attraverso la mia sensibilità. Quello che tengo a sottolineare è che non ho mai mentito rivolgendomi a una ipotetica lei in una canzone d’amore. Al limite, per eleganza, non ho messo il soggetto maschile o femminile e ho lasciato tutto al neutro.

“Polisex”, nel tuo album Urlo del 1980 è un altra in cui parli chiaramente di omo e bisessualità.

Sì, in quella canzone era importante distinguere le due parti, quella in cui faccio l’amore con un uomo e quella in cui provo con una donna. Erano espressamente sottolineate le diversità dei due tipi di rapporto. Era un po’ una risposta al “Triangolo” di Renato Zero e a “Pensiero stupendo” di Patty Pravo, e contro il fatto di volerlo fare a tre o a quattro che tanto andava di moda all’epoca.

Hai avuto il coraggio di essere te stesso e di non nascondere la tua sessualità in tempi ben diversi da quelli di oggi, sebbene certi retaggi di omofobia non ci abbiano ancora abbandonati.

Non era coraggio il mio. Non avrei potuto essere altrimenti.

Diciamo allora onestà intellettuale, sincerità. A tutt’oggi però, in Italia, quelli dichiarati siete praticamente solo tu e Tiziano Ferro.

È vero. Trovo ridicola questa cosa. Pensa tutti quelli usciti dai talent. C’è chi è gay, e si vede lontano un miglio che lo è, e non lo dice, anzi fa di tutto per nasconderlo. Chi fa così perde la mia stima completamente. La perdono anche quelli più anziani, non faccio nomi, ma gente famosissima che non lo dice. È una mancanza di chiarezza anche con loro stessi, in fondo. Chi mente con se stesso, mente anche con gli altri. È una cosa patologica, non mi fido di queste persone. E non c’entrano niente le politiche discografiche. Boy George è gay e ha venduto milioni di dischi, così come tanti altri. In realtà le ragazzine a quindici anni si identificano di più con un ragazzo gay perché è una prima fase di approccio con l’altro sesso, una specie di trait d’union.

Cosa farai a breve?

Uno spettacolo teatrale e poi un dvd artistico in cui mescolo tutte le mie cose degli ultimi dieci anni e che si intitolerà Scruto lo scroto.

Vi avevo avvisati, Ivan è ancora… terribile!

A cura di Francesco Belais

BELAIS

Giornalista, cura settimanalmente la pagina Gay Friendly di TuttoMilano, il magazine di Repubblica. È inoltre una firma storica di Pride, il mensile gay italiano e collabora con altre riviste, quotidiani e portali web. Ha pubblicato un libro, “L’occasione fa l’uomo laico” (Elmi’s World – 2011), in cui ha raccolto tutte le migliori interviste di oltre dieci anni di carriera a personaggi del mondo della musica e della cultura su matrimoni gay, coppie di fatto e altri temi di laicità dello stato. Svolge da anni anche l’attività di dj, ha suonato nei più noti locali italiani ed europei, e ha pubblicato svariati cd e compilation con brani di musica elettronica, house e underground.



Related Articles

La musica al cinema

QMI, agenzia leader nell’entertainment marketing, attraverso il marchio Woovie Nights porta ancora una volta al cinema la grande musica internazionale

Foo Fighters, annunciati a sorpresa cinque nuovi brani (guarda il video)

Foo Fighters, annunciati a sorpresa cinque nuovi brani (guarda il video)

A Head Full Of Dreams, il 14 novembre nei cinema il film evento sui Coldplay

A Head Full Of Dreams, il 14 novembre nei cinema il film evento sui Coldplay

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.