Peter Kernel – Thrill Addict

Peter Kernel – Thrill Addict

Il nostro viaggio alla scoperta degli album più interessanti in rampa di lancio sul panorama musicale (italiani e non), ci porta ancora una volta nella vicina Svizzera. Analizzeremo infatti, l’album “Thrill Addict“, uscito sul mercato il 19 Gennaio, e frutto del meticoloso lavoro di  Aris Bassetti e della canadese Barbara Lenhoff:  provengono dal Canton Ticino e insieme formano i Peter Kernel. Compagni anche nella vita di tutti i giorni, hanno dato vita al progetto assieme ad un’altra coppia, che però ha abbandonato la band poco tempo dopo. Sempre in bilico tra il post-punk ed un originale indie rock, hanno intensificato la loro attività dopo aver aperto il tour europeo dei Wolf Parade ed aver firmato un contratto con l’etichetta Africantape, per la quale hanno pubblicato il secondo disco “White Death Black Heart“. Il marchio di fabbrica dei lavori di questa band, come dicevamo, sono l’utilizzo del post punk come punto di paretenza, arricchito da originali sfumature indie rock: l’idea di fondo è quella di coinvolgere il più possibile l’ascoltatore, provocando emozioni contrastanti come gioia e tristezza, calma e panico e così via. Ed è proprio con le atmosfere semi cupe del brano “Ecstasy“, che si apre l’album “Thrill Addict“: una canzone angosciante, priva di batteria ma sorretta sapientemente dal basso pulsante di Barbara Lehnhoff. Decisamente più festose e e stravaganti (almeno quanto il suo videoclip) sono le note che rimbalzano in testa dopo aver ascoltato “High Fever” mentre “Your Party Sucks“, sembra una di quelle canzoni fatte apposta per essere ascoltate in macchina, magari quando si percorre una strada panoramica che costeggia l’Oceano (preferibilmente quello Pacifico). E Se “Leaving For The Moon“, “Majestic Faya” e “It’s Gonna Be Great” scivolano via senza impressionare particolarmente, “You Are Fawless“, “They Stole The Sun” e “Tears Don’t Fall” rappresentano di certo il momento più intenso, riflessivo ed allo stesso tempo esplosivo dell’album, cariche di accattivanti melodie e riff graffianti, che catturano anche l’orecchio dell’ascoltatore meno attento,  In definitiva, “Thrill Addict” è un disco che ci sentiamo di consigliare a chi ama questo genere ma è aperto a nuove sperimentazioni, consapevole del fatto che i Peter Kernel sono uno di quei gruppi che non compongono le proprie canzoni seguendo il solito schema strofa-ritornello. Qualcosa di diverso insomma, diciamo particolare…D’altronde, se un “guru” dell’indie rock come Spencer Krug ( Wolf Parade, Sunset Rubdown, Swan Lake, Frog Eyes, Fifths of Seven) ha puntato su di loro, un motivo ci sarà…

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