RAMBLING WHEELS – “The Thirteen Women Of Ill Repute”

RAMBLING WHEELS – “The Thirteen Women Of Ill Repute”

Quando si parla di quel genere di rock alternativo chiamato “indie”, automaticamente pensiamo al paese dove è nato, il Regno Unito, e a quello dove si è consacrato, gli Stati Uniti. Sebbene qualche accenno di sonorità indie si cominciò ad ascoltare in Gran Bretagna già nel 1986 (Primal Scream, The Pastels), l’esplosione di questo movimento si ebbe a partire dagli anni 2000 grazie all’arrivo sulla scena musicale di band del calibro di Franz Ferdinad (Scozia), The Strokes (USA), Arctic Monkeys (Inghilterra), The Wombats (Inghilterra), The Drums (USA) e molti altri…

Proprio in questo contesto ormai “standardizzato” di band americane o inglesi, si sta facendo largo un interessante gruppo che non solo non proviene da un paese anglofono, ma che non ha nemmeno sbocchi sul mare in quanto incastonato tra le alpi europee. Austria? Fuochino. Svizzera? Fuoco! E’ da qui che arrivano infatti, i Rambling Wheels!

La band di Neuchatel dopo aver riscosso consensi in giro per l’Europa, è finalmente pronta a farsi conoscere al pubblico italiano grazie all’uscita del terzo album “The Thirteen Women Of Ill Repute”. L’uscita di questo disco è stata preceduta dall’interessante singolo “Marylou”, coinvolgente ballata con sonorità folk che ci ha ricordato un pò “Lavinia” dei The Veils. Il disco si apre con la canzone “Cassius” (Versus The World) che richiama nostalgici suoni dei Police anni 80, per poi proseguire con “Giving It All The Gold”, “Shadows We’ve Become” e “Wake Up” che sono a nostro parere le canzoni più incisive dell’intero album, dove le chitarre distorte prevalgono sul tappeto di pianoforte sempre presente in sottofondo. E se nelle tracce “My Lady” e “Running After Time” c’è un inevitabile richiamo agli Arctic Monkeys, “Dead on Time” e “Night & Day” con la loro atmosfera ci proiettano direttamente all’interno dei club newyorkesi, territorio dei The Strokes. Complessivamente l’album si lascia ascoltare, scorrendo veloce fino all’ultimo brano un pò visionario “Interstellar Riot”, anche per chi non è propriamente un fan di questo genere. Per quelli che invece vivono a pane e indie, consigliamo di uscire per una volta dai confini immaginari anglo-americani e farsi un giretto in Svizzera, precisamente verso i cantoni francesi… Non si sa mai…

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