SONGSTORY WOODSTOCK 3.0 Puntata 1 | Riders on the storm

SONGSTORY WOODSTOCK 3.0 Puntata 1 | Riders on the storm

Woodstock 3.0 è una storia che nasce dalla musica, che vi passa attraverso, che vi si ispira, prendendone in prestito l’essenza.
Il primo capitolo, ciò da cui tutto ha avuto inizio è ispirato a Riders on the storm, dei Doors.

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Alza il volume delle casse e lasciati avvolgere dalla canzone mentre leggi queste righe. Goditi l’esperienza sensoriale creata apposta per te!

Nel sogno ricorrente di Jimmy, piove da settimane. Anzi, lui nemmeno ricorda quando è cominciata, per lui quella tempesta è in corso da sempre. Nel sogno, ha di nuovo cinque anni, forse sei, questo aspetto è un po’ confuso. Sa di essere piccolo, perché gli adulti sono molto più grandi e gli oggetti appaiono immensi. I palazzi, soprattutto, sembrano protrarsi con grigia arroganza verso il cielo. Nel sogno si trova sempre Milano, certo, ma nella città c’è qualcosa di strano.
È di nuovo bambino, sì, sicuramente, la conferma è nelle sue manine, esattamente le stesse con cui teneva il gelato quando, da piccolo, lo mangiava e si sporcava la maglietta, le stesse con cui giocava con le macchinine sul divano davanti ai cartoni. Come sta facendo nel sogno …
La pioggia smette, d’improvviso, niente scrosciare, niente più tuoni e Jimmy si ritrova per strada, non capisce perché, non sa come sia accaduto, stava a casa, vicino a quella figura che gli voltava le spalle … Sua madre? No, è suo padre, di questo è sicuro. Una figura alta, autoritaria, aggressiva, spaventosa. Ed eccola invece sua madre, nell’angolo … accovacciata, il viso tra le mani, piange, ha paura. Si rannicchia fino quasi a scomparire, anzi sparisce …
Jimmy è in strada, guarda nel cielo, guarda le nuvole.
Le nuvole … cosa sta accadendo alle nuvole? Venti ad alta quota le stanno muovendo, plasmando. Una voragine nel cielo, oscura, spaventosa, mentre tutto diventa ancora più cupo, ma se è pomeriggio, perché è così buio? Cala la tenebra, arriva il gelo, Jimmy si abbraccia per scaldarsi, indietreggia di alcuni passi, sbatte. Si volta, c’è ancora quella figura autoritaria e malvagia. Suo padre che sorride, sogghigna, è un’ombra spaventosa. Jimmy scappa. Non ricorda nulla di lui, perché quell’uomo aveva lasciato la casa in cui abitavano quando era ancora un bambino e non vi aveva fatto più ritorno.
Corri Jimmy … Corri veloce, con tutto il fiato che hai in corpo … un’ombra ti insegue, la vedi che prova ad afferrarti i piedi, è gelida … Scappa!
Un sasso, Jimmy inciampa, si sbuccia un ginocchio. È a terra, disteso, guarda verso il cielo e, mentre l’ombra alle sue spalle lo sta afferrando, mentre il tempo sembra fermarsi in un istante relativamente infinito, li vede …
Sul bordo delle nuvole, dove si è formata la voragine, sono quattro cavalieri spettrali. Cavalcano magri destrieri neri, che con i loro zoccoli colpiscono la superficie delle nubi, generando rumori simili a tuoni. Hanno sembianze umane, ma sono giganti. Indossano armature scure e con decorazioni esoteriche. Hanno mantelli. Ma soprattutto, sono i loro volti ad essere terrificanti. Da quella distanza Jimmy non può vederli con chiarezza ma riesce a distinguere i bulbi oculari vuoti, la pelle avvizzita, pallida.
Ad un grido spettrale, i quattro cavalieri si lanciano al galoppo, in direzione di Jimmy, formando alle proprie spalle una scia di nubi che diventa un tornado e si trasforma in tempesta, generando saette e vortici di fuoco.
Jimmy si alza e corre ancora, con il ginocchio dolorante e la paura nel cuore … gli occhi come fessure, sotto la pioggia, attraverso il vento, senza sapere cosa accada intorno a lui, finché eccola … Gli è di nuovo davanti, quell’ombra, mostruosa.
«P-papà? … S-sei tu?».
I contorni del volto di quell’uomo si delineano; non è suo padre, anche se gli somiglia molto. È un volto confortevole e benevolo. Jimmy non sa chi sia ma sente di avere un legame profondo con lui. Poi cambia e diventa di nuovo suo padre, l’uomo che lo ha sempre spaventato.
“Ma perché ho sempre avuto paura di te, papà? Che cosa mi hai fatto che non riesco a ricordare? Cosa non riesco a ricordare?”.
Suo padre gli sorride, vuole fidarsi … prova a fidarsi … Forse ha sempre sbagliato ad avere paura … Si avvicina a piccoli passi a quella figura che era spaventosa e che ora è tornata umana.
Rumore di zoccoli alle sue spalle!
I cavalieri infernali sono giunti. Jimmy si volta e li vede. Sono giganteschi, almeno il doppio di una persona normale. Sono spaventosi! Quando stavano in cielo, lui aveva visto chiaramente delle teste con i bulbi oculari vuoti. Ora hanno gli occhi, con spiritate pupille, minuscole e severe, ma non hanno volto. Quegli occhi sono avvolti in una nebbia nera come la pece, che forma il corpo dei cavalieri e che sembra avere una densità sufficiente a tenere insieme l’armatura. Un ghigno compare sul volto di uno di quegli esseri, quello più vicino al bambino. Solleva una mano e mentre compie quel gesto, parte della nebbia che lo compone si disperde verso il cielo. Gli altri cavalieri si fermano mentre lui scende da cavallo, si avvicina con lenti ma ampi passi, si china … Allunga una mano, Jimmy si ritrae, indietreggia, si stringe con la schiena a suo padre, che gli poggia una mano sulla spalla … è una mano fredda che  procura una sensazione terribile, di morte, dolore fisico e sofferenza. Il cavaliere si abbassa, a guardare il bambino negli occhi, la sua armatura produce rumori metallici. Allunga una mano aperta … Jimmy sente la stretta del padre diventare più forte … ha paura … Jimmy sta per gridare, ma non riesce … poi, con un gesto rapidissimo, il cavaliere afferra suo padre e lo trascina a terra.
L’uomo grida: «No … No … Noooooo!».
Il cavaliere trascina dietro di sé il padre di Jimmy, che urla e chiede aiuto, disperato.
«Aiutami, Jimmy … Aiutami, ti prego!».
Ma Jimmy non può aiutarlo … anzi, lui non vuole aiutarlo, si sente meglio adesso che la morsa che gli attanagliava il cuore è scomparsa … come la paura.
Piange di gioia, mentre nel terreno si apre una voragine infuocata e i cavalieri vi entrano, portandosi con loro suo padre.
Jimmy si sveglia, ha di nuovo diciassette anni, è sudato, spaventato ma la sua mente rapidamente capisce che è solo un sogno e ricostruisce la realtà.

Ma che cos’è la realtà? È qualcosa di immutabile, o forse la vediamo con i nostri occhi, la costruiamo con le nostre percezioni e sensazioni e cambia … ed è diversa per ognuno di noi? I sogni sono semplice frutto della nostra fantasia o realtà parallele?


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