Storia di due quarantenni al concerto degli Iron Maiden

Storia di due quarantenni al concerto degli Iron Maiden

Di Aldo Pacciolla

Organizzare ed andare ad un concerto a 40 anni non è come farlo a 20. Sembrerebbe un dato di fatto al quale nessuno può fare obiezione, ma non lo è affatto. Il quarantenne irriducibile, preso dalla scimmia del rock si scorda improvvisamente dei capelli bianchi, dell’abuso di tachipirina, di moglie, figli e cane da “pisciare”. E così, in preda all’euforia data dalla notizia del suo gruppo preferito in arrivo in città, il cervello del quarantenne inizia a produrre senza motivo la stessa quantità di endorfine che solitamente distribuisce alle sinapsi del povero debosciato in tutto l’arco dell’anno. Da quel punto in poi non se ne capisce più un cazzo e partono una serie di errori imperdonabili che possono trasformare l’evento in una mezza tragedia. Con un lieto fine. Forse.

LA SCOPERTA ON LINE
Succede quasi sempre così. Sei in ufficio ed hai solo un ora di pausa pranzo, troppo poco per andare al bar con i colleghi. Mentre tiri fuori la solita vaschetta di plastica con insalata e tonno parte l’embolo, ed in preda ad un attacco di nostalgia per i tuoi capelli lunghi digiti pigramente “IRON MAIDEN MILANO” su google. Già ai primi tre risultati sobbalzi dalla sedia: “Cazzo, suonano il 14 Luglio a Milano”, parte di botto una ingiustificata scarica di adrenalina anche se siamo al 1 di Settembre ed in 11 mesi potresti tranquillamente tirare le cuoia. Niente da fare, il quarantenne in questi casi ha già la carta di credito in mano ed in men che non si dica due biglietti prenotati nella mail. Con il biglietto in mano 11 mesi prima l’attesa di quel giorno ti renderà nervoso, se va bene, insopportabile con tutti gli amici al quale comunicherai la cosa al telefono, di persona, sui social network.

CHI VIENE?
Sotto effetto droga hai acquistato i due preziosi biglietti, pensando che nonostante gli impegni qualcuno dei tuoi amici storici, quelli con cui andavi a perdere i denti nel pogo una ventina di anni fa, sicuramente sarà entusiasta del regalo. Parte allora il giro di telefonate e mail alla ricerca del compagno di avventura. Vai sul sicuro ed il primo che chiami è Alberto, il tuo ex compagno di liceo che ha sposato tua cugina e con il quale gli IRON MAIDEN ve li siete visti almeno 10 volte insieme girando l’Europa in treno con lo zaino sulle spalle. Ovviamente vi siete completamente dimenticati che vostra cugina è una scassacazzo e non lo manderà mai, così come il marito di Giovanna. Gli altri a Luglio sono o in vacanza a Viserbella (così i bambini respirano un po’ l’aria di mare) o in Montagna dalla nonna a prendere un po’ di fresco (che in città a Luglio fa un caldo della Madonna). Parte lo sconforto ed iniziate a spammare sui vari social in cerca anche di uno sconosciuto che venga con voi. L’errore ovviamente lo avete già fatto al punto 1. A vent’anni i tuoi amici si sarebbero presi a botte per quel biglietto, ma oggi…

IL DIVORZIATO/L’AMICO IN CRISI DI COPPIA
Sono passati quattro mesi, ne mancano “solo” sette alla fatidica data, e ancora nessuno vi ha dato la certezza di venire con voi al concerto. Sconsolati ed anche un po’ pentiti per l’acquisto impulsivo vi accingete a mangiare la solita insalata con tonno in pausa pranzo, quando all’improvviso vi arriva un messaggio su facebook. E’ Mario. Dice di essersi appena separato dalla compagna Claudia per un periodo di “distacco”, ha visto il tuo status in cui chiedevi se qualcuno era interessato al concerto degli Iron (in realtà era un urlo disperato) ed ha pensato di venirci lui, così si tira un po’ su. Peccato che tu manco ti ricordi chi cazzo sia sto Mario. Sei disperato. Accetti. Mai mettere annunci sui social, un po’ di dignità suvvia. Ora al concerto ti tocca andarci con Mario…

CHI CAZZO è MARIO?
Il tuo compagno per l’eventone di mezza estate è Mario. Ora devi scoprire chi è. Solita pausa pranzo, solita insalata col tonno, vai sul suo profilo fb e parti con lo spionaggio. Nelle foto in giacca e cravatta continua ad apparirti un perfetto sconosciuto, ma all’improvviso la svolta. In un vecchio scatto di classe del liceo è quello in prima fila, tu tre file più in alto. Mario è quello che ti aveva fregato la prima ragazzina in gita scolastica, un vero bastardo, oggi direttore di una multinazionale di lavatrici in Brianza. Ok, sei disperato, ma controllare prima con chi andrai al concerto no?

DIVENTARE AMICO DI MARIO
Ormai è fatta, mancano pochi giorni al concerto e volenti o nolenti vi tocca entrare in confidenza con Mario. Lo scenario è sempre quello della pausa pranzo, con tanto di insalata e tonno, ovvio. Parte una serie interminabili di chat in cui Mario ricorda con entusiasmo gli anni di liceo passati insieme e tu fingi la stessa cosa, anche se l’unica cosa che vorresti fare e mettere le mani nello schermo del pc e tirarne fuori un collo sgozzato. Incentri allora il tutto sulla discografia degli Iron, alla fine almeno quello è un punto in comune. Per lui l’album migliore è “Seventh son”, per te ovviamente “The number of the beast” ma c’è poco da discutere, dopodomani Mario puntualissimo vi verrà a prendere a casa con la sua Mercedes Benz laccatissima ed andrete al concerto insieme.

I PREPARATIVI
Fanculo Mario e fanculo la sua fottuta Mercedes Benz, stasera è la grande sera e non ve la rovinerà nessuno! Parte la ricerca della maglietta, quella figa di “Killers” dove Eddie mostra il suo volto scheletrico più incazzato che mai. Inizi la ricerca. Nel primo cassetto solo camicie da lavoro, nel secondo qualche canotta da sporcare di sugo davanti al tg, nel terzo le magliette della palestra. Chiami la tua compagna con la bava alla bocca: “dove cazzzz….”, lei amorevole ti ferma e te la porge guardandoti con tenerezza. Scopri, a due ore dal concerto che la maglia che un giorno fu nera oggi è di una tonalità di grigio inesistente in natura. La indossi ugualmente, ti arriva all’ombelico, non molli. Giubbotto di pelle e via, è arrivato Mario.

L’INCONTRO CON MARIO
La persona che avevi visto scrutando le foto sul suo profilo facebook non esiste più. Quello che ti si presenta davanti è uno spettacolo indecente (non che le sue foto in cravatta nera ti avessero fatto innamorare). Mario giace appoggiato con posa alla Marlon Brando sul cofano della sua Mercedes Benz, indossa un chiodo evidentemente preso in affitto in qualche boutique cinese, capelli (quei pochi rimasti) tirati su a mo di punk post-mortem. Dalle casse dell’auto a palla “Run to the hills”. Si incrociano gli sguardi, e scoppiate a ridere, sembriate due scemi. La cosa crea confidenza, finalmente si parte!

L’ARRIVO AL CONCERTO
Intorno allo Stadio c’è ancora poca gente e vi accorgete subito di essere in netto anticipo. Scrutando le poche anime intorno a voi l’età media sembra la vostra, così come il look arrangiato, le magliette all’ombelico, le birrette nello zaino, l’accendino in tasca per il lentone. Le birrette e l’accendino, appunto. Ai vostri tempi oggetti indispensabili per ogni live di rispetto, oggi sostituiti da bottiglie di plastica senza tappo riempite di vodka e led dello smartphone. Nella perquisa all’ingresso vi verrà tolto tutto, lasciandovi un senso di vuoto.

IL CONCERTO
L’aria si fa tesa, i ragazzini iniziano ad entrare (in un orario normale per un concerto, non come voi…) ed accalcarsi sotto al palco, la vostra adrenalina accumulata in 11 mesi di attesa scende improvvisamente alle ginocchia. Cercate allora un posto dove sentire bene il concerto e come i rabdomanti agognano l’acqua, voi bramate una panchina. In men che non si dica vi trovate in ultima fila, seduti. Parte il live con un pezzo del 2010, il pubblico è in delirio, voi perplessi muovete il piedino. Dopo una serie di pezzi a voi sconosciuti (la vostra conoscenza delle canzoni degli Iron arriva al 1992, poi il vuoto), partono i classici. E’ l’ora di tirare fuori tutto quello che avete, vi sbattete, urlate. Parte l’abbraccio con Mario, quel Mario sconosciuto, odiato in passato, in quel momento l’unico essere sul pianeta in grado di capirvi.

TRISTE SOLITARIO Y FINAL
La folla sfolla, tu e Mario rimanete seduti sulla panchina per bere l’ultima birra. Sentite i commenti dei ventenni che sfilano davanti alle vostre ossa sudate per via di quei giubbotti di pelle indossati fuori stagione. Per loro il concerto è solo l’inizio di una lunga notte in giro per la città. Ricordate con nostalgia i tempi del liceo, intervallando con finti giudizi entusiastici sul concerto. Mario poi parte con le confidenze su quella storia che non funziona ma che vuole salvare per i suoi figli, voi lo ascoltate in silenzio con un misto tra nostalgia e tenerezza ripensando alle aspettative riposte in quei due biglietti acquistati con quasi un anno di anticipo. Mario è un bravo cristo alla fine, la prossima volta però forse è meglio rivedervi in un agriturismo in Toscana, davanti ad un bicchiere di vino. Adesso però è ora di andare a casa, che per entrambi c’è qualcosa che vi aspetta. La tachipirina sul comodino.


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